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Malattie Autoimmuni: Storia di un malinteso…

Cari amici, certamente alcuni fra voi già conoscono il mio sito http://www.smige.net ed il forum e si chiederanno perché aprire anche un blog.Dopo avere riflettuto non poco sull’opportunità di integrare il mio spazio web con questa nuova opzione, ho deciso di adottarla poiché la ritengo un’evoluzione naturale in ambito informatico, molto più flessibile ed intuitiva e soprattutto funzionale alla comunicazione di contenuti scientifici, ad integrazione di quanto già avviene sul sito.Tuttavia, poiché ciò abbia senso, è indispensabile la vostra cooperazione:  questo spazio deve essere “agito” in maniera interlocutoria, deve restare “vivo” ed aggiornato: fruibile!Questa finestra dovrà ospitare, accanto ai mie interventi, le vostre opinioni personali ed i vostri contributi in tema di approccio “non convenzionale” alle patologie autoimmuni, al fine di solidarizzare con quanti condividono la vostra esperienza clinica.Per mio conto cercherò di tenervi aggiornati sulle nuove linee-guida della ricerca medica e mi aspetto da voi un riscontro d’interesse pari al mio impegno, frequentando il blog e magari facendolo conoscere. Bypassate i preconcetti e fate un salto qualitativo: attenderò con piacere la vostra visita e farò tesoro delle vostre impressioni. Un cordiale saluto… Dr. G. Cavallino

 

33 risposte a “Malattie Autoimmuni: Storia di un malinteso…

  1. docowl

    22/02/2008 at 16:22

    Da tempo trattiamo il problema dell’intossicazione organica da metalli pesanti ambientali… ed abbiamo messo a punto test per il loro rilevamento. Se volete approfondire il tema, date un’occhiata a questo link: http://www.sciechimiche.org/scie_chimiche/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1 specie nella sezione “analisi e chimica”… ed è solo l’inizio!

     
  2. docowl

    24/02/2008 at 14:31

    CASSAZIONE PENALE, SEZIONE IV, SENTENZA N.34200 DEL 06.09.2007

    Non vale ad escludere l’Omeopatia dalle professioni mediche la circostanza per cui questa attività non sia oggetto di disciplina universitaria o di successiva professione per la quale sia necessaria l’acquisizione di un titolo di Stato, esplicandosi comunque la detta metodologia in un campo – la cura delle malattie – corrispondente, appunto, a quello della madicina convenzionale.
    Lo stesso oggetto dell’Omeopatia, di fatto, non appare diverso da quello della Medicina Convenzionale, poiché, pur se attuato con metodi e tecniche diverse, è finalizzato alla diagnosi e cura delle malattie dell’uomo.
    L’esercizio di tale attività deve essere subordinato al controllo, di natura pubblicistica, dell’esame di abilitazione e dall’iscrizione all’albo professionale e, prima ancora, al conseguimento del titolo accademico della laurea in medicina.

    Così recita la normativa vigente: ne prendano atto anzitutto i Colleghi, ricercatori e clinici, che non perdono occasione per ergersi a paladini dell’ortodossia medico-scientifica, ostinati quanto anacronistici detrattori di ogni cambiamento dell’obsoleto paradigma operante. – E ne prendano atto i Cittadini, peraltro sempre più numerosi, che desiderano scegliere liberamente a chi affidare la propria salute. A questi ultimi un particolare ed accorato suggerimento: attenzione a chi vi rivolgete. Come avete appena letto l’Omeopatia è un atto puramente medico, con tutto ciò che ne consegue in termini di competenza e responsabilità: non lagnatevi poi per esservi affidati alle mani inesperte di terapeuti improvvisati.

     
  3. docowl

    07/03/2008 at 22:53

    Ecco l’elenco aggiornato delle patologie autoimmuni, pubblicato dall’americana AARDA…
    Come potrete constatare si tratta di una lunga lista di sindromi, spesso misinterpretate ed ancor peggio trattate, alle quali è tuttavia possibile almeno in parte far fronte grazie ad un moderno approccio immuno-omeopatatico:

    List of Autoimmune Related Diseases
    A comprehensive list of autoimmune diseases

    Acute necrotizing hemorrhagic leukoencephalitis

    Addison’s disease

    Agammaglobulinemia

    Allergic asthma

    Allergic rhinitis

    Alopecia areata

    Amyloidosis

    Ankylosing spondylitis

    Anti-GBM/Anti-TBM nephritis

    Antiphospholipid syndrome (APS)

    Autoimmune aplastic anemia

    Autoimmune dysautonomia

    Autoimmune hepatitis

    Autoimmune hyperlipidemia

    Autoimmune immunodeficiency

    Autoimmune inner ear disease (AIED)

    Autoimmune myocarditis

    Autoimmune thrombocytopenic purpura (ATP)

    Axonal & neuronal neuropathies

    Bal’ disease

    Behçet’s disease

    Bullous pemphigoid

    Cardiomyopathy

    Castleman disease

    Celiac sprue (nontropical)

    Chaga’s disease

    Chronic fatigue syndrome**

    Chronic inflammatory demyelinating polyneuropathy (CIDP)

    Churg-Strauss syndrome

    Cicatricial pemphigoid/benign mucosal pemphigoid

    Crohn’s disease

    Cogan’s syndrome

    Cold agglutinin disease

    Congenital heart block

    Coxsackie myocarditis

    CREST disease

    Essential mixed cryoglobulinemia

    Demyelinating neuropathies

    Dermatomyositis

    Devic disease

    Discoid lupus

    Dressler’s syndrome

    Endometriosis

    Eosinophilic fasciitis

    Erythema nodosum

    Experimental allergic encephalomyelitis

    Evan’s syndrome

    Fibromyalgia**

    Fibrosing alveolitis

    Giant cell arteritis (temporal arteritis)

    Goodpasture’s syndrome

    Graves’ disease

    Guillain-Barré’s syndrome

    Hashimoto’s disease

    Hemolytic anemia

    Henoch-Schonlein purpura

    Herpes gestationis

    Hypogammaglobulinemia

    Idiopathic thrombocytopenic purpura (ITP)

    IgA nephropathy

    Immunoregulatory lipoproteins

    Inclusion body myositis

    Insulin-dependent diabetes (type1)

    Interstitial cystitis

    Juvenile arthritis

    Juvenile diabetes

    Kawasaki syndrome

    Lambert-Eaton syndrome

    Leukocytoclastic vasculitis

    Lichen planus

    Lichen sclerosus

    Ligneous conjunctivitis

    Linear IgA disease (LAD)

    Lupus (SLE)

    Lyme disease

    Meniere’s disease

    Microscopic polyangiitis

    Mixed connective tissue disease (MCTD)

    Mooren’s ulcer

    Mucha-Habermann disease

    Multiple sclerosis

    Myasthenia gravis

    Myositis

    Narcolepsy

    Neutropenia

    Ocular cicatricial pemphigoid

    Osteoarthritis

    Palindromic rheumatism

    Paraneoplastic cerebellar degeneration

    Paroxysmal nocturnal hemoglobinuria (PNH)

    Parsonnage-Turner syndrome

    Pars planitis (peripheral uveitis)

    Pemphigus

    Peripheral neuropathy

    Perivenous encephalomyelitis

    Pernicious anemia

    POEMS syndrome

    Polyarteritis nodosa

    Type I, II, & III autoimmune polyglandular syndromes

    Polymyalgia rheumatica

    Polymyositis

    Postmyocardial infarction syndrome

    Postpericardiotomy syndrome

    Progesterone dermatitis

    Primary biliary cirrhosis

    Psoriasis

    Psoriatic arthritis

    Idiopathic pulmonary fibrosis

    Pyoderma gangrenosum

    Pure red cell aplasia

    Raynaud’s phenomenon

    Reflex sympathetic dystrophy

    Reiter’s syndrome

    Relapsing polychondritis

    Restless legs syndrome

    Rheumatic fever

    Rheumatoid arthritis

    Sarcoidosis

    Schmidt syndrome

    Scleritis

    Scleroderma

    Sjogren’s syndrome

    Sperm & testicular autoimmunity

    Stiff person syndrome

    Subacute bacterial endocarditis (SBE)

    Sympathetic ophthalmia

    Takayasu’s arteritis

    Temporal arteritis/Giant cell arteritis

    Thrombocytopenic purpura (TTP)

    Autoimmune thyroid disease

    Tolosa-Hunt syndrome

    Transverse myelitis & necrotizing myelopathy

    Ulcerative colitis

    Undifferentiated connective tissue disease (UCTD)

    Uveitis

    Vasculitis

    Vesiculobullous dermatosis

    Vitiligo

    Wegener’s granulomatosis

    **NOTE Fibromyalgia and Chronic Fatigue are listed, not because they are autoimmune, but because many persons who suffer from them have associated autoimmune disease(s)

    American Autoimmune Related Diseases Association (AARDA)

     
  4. docowl

    09/03/2008 at 14:39

    Segnalo questa breve sintesi inerente il tema delle sindromi autoimmuni, lieto di destare interesse a quanti studiano attentamente l’argomento:

    Molecular mechanisms of autoimmunity.

    Atassi MZ,
    Casali P.
    Department of Biochemistry and Molecular Biology, Baylor College of Medicine, Houston, TX, USA.

    Autoimmunity is mediated by a variety of mechanisms, molecular and cellular events, and responses. Predisposition to a given autoimmune response requires the requisite allele(s) that controls antigen presentation by antigen-presenting cells for T cell recognition. Some autoimmune responses emerge following infection by a pathogen, whose protein(s) possess structural similarities in some of its epitopes to regions on proteins of the host. Thus, antibodies evoked against a pathogen might cross-react with a self-protein and act as autoantibodies, and the involved autoantigen then provides a source for persistent stimulation. Proteins to which the immune system is ordinarily self-tolerant might, if altered, elicit autoimmune responses. Ways in which self-proteins can be altered include mutations and altered expression, posttranslational modification, covalent modifications, denaturation, native disorder or misfolding. Sequestered proteins normally sheltered from immune recognition become immunogenic and targets of immune effector functions, once exposed to the immune system. Other alterations can occur because of disruption in the levels or activity of regulatory proteins. These include certain alleles of the cytotoxic T lymphocyte-associated antigen-4 gene (possibly a nonspecific exacerbating molecule of disease risk in several autoimmune diseases), the lymphoid protein tyrosine phosphatase nonreceptor type 22 gene (associated with type 1 diabetes and other autoimmune diseases), TNF-alpha (involved in chronic inflammation, autoimmunity and malignancies) and the FOXP3 gene (expressed by CD4(+)C25(+) regulatory T cells), whose mutations can cause immune dysregulation, polyendocrinopathy and X-linked inheritance syndromes of systemic autoimmunity. An autoimmune response can also arise from natural antibodies or autoantibodies that occur independently of known immunization and are able to bind to microbial antigens, altered proteins as well as self-antigens. Natural autoantibodies possess in general a low intrinsic affinity for antigen, but can function as templates for the generation of pathogenic autoantibodies, that emerge through a process of clonal selection entailing somatic hypermutation and class switch DNA recombination, as driven by antigen.

     
  5. docowl

    09/03/2008 at 14:47

    Ri-visitiamo – sotto un’altra luce – ciò che affligge l’uomo: il concetto di sofferenza…

    VERSO UN NUOVO RINASCIMENTO DELLA PSICOLOGIA
    Perchè, malgrado oltre un secolo di sforzi, lo psicologo americano James Hillman ebbe a dire: “Cent’anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio” ?
    Forse abbiamo sbagliato impostazione, abbiamo travisato il messaggio majeutico di Socrate, o non abbiamo inteso il concetto di Idea e Princìpio primo di Platone; Oppure, affascinati dalla Scienza, abbiamo peccato di presunzione alla maniera dei Sofisti.
    Oltre venticinque anni di attività clinica mi hanno insegnato che non vi è comprensione nè cura senza l’umiltà del porsi in ascolto, senza la perspicacia del saper intuire e decodificare il simbolismo che ogni malattia reca inscritto, senza la sensibilità che trasforma la professione in Ars curandi.
    Per questo è divenuto indispensabile reinterpretare la patologia come malessere dell’Anima, come disarmonia del connubio Eros-Psiche, come espropriazione della vis di Pan.
    Occorre dunque tornare al pensiero di Eraclito, Ficino e Vico. Recuperare l’estetica di un nuovo Rinascimento anche in ambito psicologico. Solo comprendendo il sottile filo edonista-anedonico che paradossalmente permea le nostre esistenze, potremo tornare a dar vita all’Anima hominis, quale presupposto per il progetto dell’Anima mundi.
    Affidando questo mio pensiero al web, come un naufrago affiderebbe al mare il suo messaggio in bottiglia, spero di stimolare la riflessione di quanti hanno a cuore un’esistenza scevra da an-estesia e volta al recupero dell’umana dimensione del vivere.

     
  6. docowl

    12/03/2008 at 16:38

    SILICIO ED AUTOIMMUNITA’
    Dopo aver preso visione di questo articolo, comprenderete meglio il ruolo del rimedio omeopatico Silicea negli schemi di trattamento delle molteplici patologie autoimmuni.
    Come sempre “Hahnemann docet”.

    Occupational exposure to crystalline silica and autoimmune disease.

    Parks CG, Conrad K, Cooper GS

    Epidemiology Branch, National Institute of Environmental Health Sciences, Research Triangle Park, NC 27709, USA. parks@niehs.nih.gov

    Occupational exposure to silica dust has been examined as a possible risk factor with respect to several systemic autoimmune diseases, including scleroderma, rheumatoid arthritis, systemic lupus erythematosus, and some of the small vessel vasculitidies with renal involvement (e.g., Wegener granulomatosis). Crystalline silica, or quartz, is an abundant mineral found in sand, rock, and soil. High-level exposure to respirable silica dust can cause chronic inflammation and fibrosis in the lung and other organs. Studies of specific occupational groups with high-level silica exposure (e.g., miners) have shown increased rates of autoimmune diseases compared to the expected rates in the general population. However, some clinic- and population-based studies have not demonstrated an association between silica exposure and risk of autoimmune diseases. This lack of effect may be due to the limited statistical power of these studies to examine this association or because the lower- or moderate-level exposures that may be more common in the general population were not considered. Experimental studies demonstrate that silica can act as an adjuvant to nonspecifically enhance the immune response. This is one mechanism by which silica might be involved in the development of autoimmune diseases. Given that several different autoimmune diseases may be associated with silica dust exposure, silica dust may act to promote or accelerate disease development, requiring some other factor to break immune tolerance or initiate autoimmunity. The specific manifestation of this effect may depend on underlying differences in genetic susceptibility or other environmental exposures.

     
  7. docowl

    12/03/2008 at 16:45

    AUTOIMMUNITA’ ED INQUINANTI AMBIENTALI
    Malgrado le lacune dell’epidemiologia ambientale in tema d’inquinamento ed autoimmunità, ecco che cos’è emerso… da oltre 6 anni.

    Occupational exposures and autoimmune diseases.

    Cooper GS, Miller FW, Germolec DR

    Epidemiology Branch, National Institute of Environmental Health Sciences, Research Triangle Park, NC 27709, USA.

    [Medline record in process]

    Autoimmune diseases are pathologic conditions defined by abnormal autoimmune responses and characterized by immune system reactivity in the form of autoantibodies and T cell responses to self-structures. Here we review the limited but growing epidemiologic and experimental literature pertaining to the association between autoimmune diseases and occupational exposure to silica, solvents, pesticides, and ultraviolet radiation. The strongest associations (i.e., relative risks of 3.0 and higher) have been documented in investigations of silica dust and rheumatoid arthritis, lupus, scleroderma and glomerulonephritis. Weaker associations are seen, however, for solvent exposures (in scleroderma, undifferentiated connective tissue disease, and multiple sclerosis) and for farming or pesticide exposures (in rheumatoid arthritis). Experimental studies suggest two different effects of these exposures: an enhanced proinflammatory (TH1) response (e.g., TNF-alpha and IL-1 cytokine production with T cell activation), and increased apoptosis of lymphocytes leading to exposure to or modification of endogenous proteins and subsequent autoantibody formation. The former is a general mechanism that may be relevant across a spectrum of autoimmune diseases, whereas the latter may be a mechanism more specific to particular diseases (e.g., ultraviolet radiation, Ro autoantibodies, and lupus). Occupational exposures are important risk factors for some autoimmune diseases, but improved exposure assessment methods and better coordination between experimental/animal models and epidemiologic studies are needed to define these risks more precisely.

     
  8. docowl

    16/03/2008 at 15:56

    Ruolo della individuazione anticorpale in seno alle sindromi autoimmuni:

    Review: The diagnostic role of autoantibodies in the prediction of organ-specific autoimmune diseases.

    Tozzoli R.
    1Laboratorio di Chimica Clinica e Microbiologia, Ospedale Civile, Latisana, Udine, Italy.

    Abstract Due to their pathogenetic role, many serum auto-antibodies can be detected a long time before the clinical onset and during the course of organ-specific autoimmune diseases. For these reasons, autoantibodies can be used as predictive markers of an ongoing disease (in healthy subjects) and of disease activity and severity (in ill patients). The new multiplex diagnostic technologies introduced recently in laboratory medicine allow the simultaneous detection of several different autoantibodies and can be used for screening purposes in open populations or high-risk groups. This review examines the various autoantibodies of demonstrated predictive role in organ-specific autoimmune diseases and it introduces the state-of-the-art in the detection of multiple autoantibodies with proteomic systems. Clin Chem Lab Med 2008;46.

     
  9. docowl

    25/03/2008 at 16:20

    Interessante innovazione diagnostica che, ancorché sperimentale, potrebbe rivelarsi utilissima.
    Cito dal portale di Fastweb:

    Un pesce per esplorare il corpo umano
    Un pesce trasparente creato in laboratorio permette all’occhio umano di vedere attraverso il corpo dell’animale e di comprendere i meccanismi biologici alla base della vita umana e delle differenti malattie che la colpiscono.
    di Francesco Benincasa
    Sono anni che nei laboratori di genetica di tutto il mondo si compiono studi utilizzando un animale che non è poi così difficile trovare in un comune acquario domestico. Lo zebrafish infatti, o pesce zebra, è un pesce tropicale che si è rivelato come un buon modello per comprendere i meccanismi biologici alla base della vita umana – essendo geneticamente simile agli esseri umani – e delle differenti malattie che la colpiscono.

    Alcune scoperte del passato, come quella della capacità di rigenerare i muscoli cardiaci, avevano già sollevato l’attenzione scientifica e dell’opinione pubblica, attenta alle possibili conseguenze sulla propria salute di eventuali passi in avanti nella ricerca su determinate malattie, nei confronti del pesce zebra, che in questi giorni torna a far parlare di sé per via di una sperimentazione, che si sta compiendo presso il Children’s Hospital di Boston, consistente nel monitoraggio della formazione e dello sviluppo delle metastasi tumorali in un organismo vivente e nello studio sui trapianti di cellule staminali.

    Tutto questo è reso possibile dall’avvenuta creazione in laboratorio di un particolare tipo di pesce zebra, nato dall’incrocio di due ceppi differenti, con la particolarità di mantenere, nell’età adulta, la stessa trasparenza che solitamente hanno le uova di questi animali.

    Mentre infatti gli animali adulti appaiono opachi, questa nuova specie selezionata, chiamata Casper dal professor Richard White – uno dei membri dello Stem Cell Program presso il Children’s Hospital nonché colui che ha creato il pesce trasparente – permette all’occhio umano di vedere attraverso il corpo dell’animale.

    Il metodo classico per studiare le malattie umane negli animali è sempre stato quello di inoculare il morbo all’interno dell’organismo e monitorare la situazione, dovendo uccidere o attendere la morte dell’animale stesso per poterlo dissezionare e studiarne gli effetti.

    Ma per qualche tipo di malattia, in cui i processi all’interno dell’organismo conoscono fasi diverse e spesso mutevoli in maniera veloce, come il cancro, questo era come “scattare una fotografia quando quello di cui si aveva bisogno era possedere un video”, stando alle stesse parole del dottor White.

    La prima fase dell’esperimento è stata quella di inserire nella cavità addominale del pesce un melanoma reso fluorescente, per poter studiare come avvenisse la diffusione delle cellule tumorali all’interno dell’organismo. White ha osservato che le cellule tumorali si propagavano nel giro di cinque giorni, osservando il pesce al microscopio, e ha osservato anche “in diretta” la metastasizzazione delle cellule, una cosa ancora mai sperimentata su un organismo vivente.

    Le cellule del melanoma hanno dimostrato di migrare verso la pelle, e insediarvisi, dopo aver lasciato la cavità addominale, dando prova, come riconosce White, “di non diffondersi nel corpo in maniera casuale, ma di sapere dove andare”.

    La prosecuzione degli studi presuppone ancora il monitoraggio della disseminazione delle cellule tumorali, in modo tale da cercare una via per modificare le cellule tumorali stesse, o le cellule dell’organismo ospitante, così da rendere difficoltosa la strada per il loro insediamento.

    Il pesce inoltre potrebbe fornire risposte interessanti circa i trapianti di cellule staminali del sangue, fornendo ai ricercatori, per la prima volta, la possibilità di osservare l’attività di ogni singola cellula staminale all’interno dell’organismo.

    Gli studi sono finanziati dall’American Society of Clinical Oncology, l’organizzazione Aid for Cancer Research, l’Howard Hughes Medical Institution ed i National Institutes of Health.

     
  10. docowl

    08/04/2008 at 19:44

    OMEOPATIA E SOCIETA’

    La giornata Mondiale dell’Omeopatia

    Firenze, 10 aprile 2008

    L’APO Italia, unica Associazione Nazionale dei pazienti omeopatici con quasi venti anni di attività istituzionale, al nostro fianco da sempre in difesa sia dei pazienti che scelgono l’omeopatia che di noi medici, sceglie Firenze e la Toscana per festeggiare insieme a noi la giornata mondiale dell’Omeopatia.

    Saranno la Toscana e Firenze i testimoni ufficiali per l’Italia della Giornata Mondiale dell’Omeopatia. Promossa dall’instancabile Associazione Nazionale per l’Omeopatia, APO Italia, fondata nel lontano 1991, la giornata quest’anno rende omaggio a tutti i pazienti che si curano con la medicina omeopatica e ai medici che praticano questa straordinaria disciplina medica in regione Toscana. E come poteva essere altrimenti? Questa terra, sede del Rinascimento nel mondo, si è distinta e si distingue ancora una volta per la sua fuga in avanti, per un nuovo e grande laboratorio di idee e di innovazione. La Toscana, sede del primo progetto di ospedale che vuole l’Omeopatia finanche al letto del paziente ricoverato, gratuita in ospedale e nelle cure domiciliari post-dimissione, accoglie l’APO e la SIOMI, unite insieme per testimoniare il valore della medicina di Hahnemann e della Medicina Integrata. In occasione della giornata mondiale, a Firenze si fonderà la sezione toscana dei Pazienti Omeopatici, APO Toscana che, per gentile concessione dell’Assessore al Diritto alla Salute Enrico Rossi, avrà sede presso il Consiglio Sanitario Regionale, insieme alla Consulta Nazionale per la Medicina Integrata, CONMI. La prestigiosa sede del Monte dei Paschi di Siena nella parte quattrocentesca della città sarà il sobrio teatro della manifestazione che, presenti i pazienti dell’omeopatia, vedrà avvicendarsi al podio dei relatori, la presidente APO Italia Vega Palombi Martorano, la delegata APO Marche Daniela Salvucci, il Presidente Commissione Sanità della Regione, Fabio Roggiolani, primo promotore della Legge 9/07 che ha ufficializzato in Toscana la medicina omeopatica, la fitoterapia e l’agopuntura, la presidente SIOMI Simonetta Bernardini e il Presidente della Consulta Nazionale per la Medicina Integrata Luciano Fonzi, Pro-Rettore per la formazione post-Laurea dell’Università di Siena.

    Fonte: Simonetta Bernardini – Presidente S.I.O.M.I.

     
  11. docowl

    08/04/2008 at 19:51

    LA REALTA’ NAZIONALE DELLA MEDICINA INTEGRATA

    Consulta Nazionale per la Medicina Integrata

    Martedì, 4 dicembre 2007

    Si è svolta il 4 dicembre, presso la Sala Gigli del Consiglio della Regione Toscana a Firenze, l’assemblea per la costituzione della Consulta Nazionale per la Medicina Integrata. Hanno aderito i rappresentanti delle principali Istituzioni Nazionali coinvolte a vario titolo nel problema delle medicine complementari, in particolare: rappresentanti degli Ordini dei Medici, dei Farmacisti, dei Medici Veterinari regionali e nazionali; rappresentanti degli Assessorati alla Salute, accademici di varie Università Italiane, Presidenti di Società Scientifiche ed Associazioni di agopuntura e medicina tradizionale cinese, fitoterapia, omeopatia, omotossicologia, rappresentanti della Associazione Pazienti Omeopatici, nonché rappresentanti politici. La Consulta ha eletto, nel ruolo di Presidente, il Prof. Luciano Fonzi, Prorettore della Formazione Post-laurea dell’Università di Siena e, come Coordinatore la Dottoressa Maria Grazia Campus, Membro della Commissione di Bioetica della Regione Toscana. A conclusione dei lavori è giunto anche il contributo della Regione Toscana, nella persona del vice-presidente della Giunta regionale, Dr. Federico Gelli. La sede ufficiale della Consulta è stata fissata presso il Consiglio Sanitario Regionale della Toscana in via Taddeo Alderotti, a Firenze. Nel corso dei lavori sono stati discussi ed approvati i punti qualificanti di un documento atto a normare le medicine complementari da inviare al Ministero della Salute, che già si è reso disponibile ad aprire un tavolo di lavoro alla nascente organizzazione. Tale documento rappresenta un insieme di Linee guida condivise da tutti gli attori istituzionali là convenuti al fine di addivenire ad un progetto legislativo che riconosca e regolamenti tali discipline mediche come parte integrante della medicina contemporanea, nello spirito della alleanza terapeutica tipico dei concetti della Medicina Integrata. L’evento di oggi, primo nel suo genere, conclude un percorso iniziato il 26 ottobre a Roma a Palazzo Marini dove gli stessi protagonisti della giornata odierna avevano preso parte ad una manifestazione organizzata dalla Federazione Nazionale dei Verdi, per richiamare il Governo centrale alla necessità non più derogabile di una Legge a tutela della professionalità dei medici che esercitano anche le medicine complementari e soprattutto dei molti milioni di cittadini utenti di tali medicine. La giornata di oggi conclude positivamente un cammino lungo circa venti anni nel corso del quale le SMS e associazioni delle medicine complementari avevano lavorato per il riconoscimento di questi saperi medici in un clima prima di ostilità da parte delle Istituzioni, poi di tolleranza, poi di cauta apertura. Oggi, la costituzione della Consulta sancisce la fine di un periodo storico e l’inizio di una nuova epoca in cui le medicine complementari non saranno più sole ma saranno sostenute dalle Istituzioni. Prende il via dunque un progetto di lavoro comune che potrà ridisegnare lo scenario politico nazionale.

    Istituzioni Nazionali e Regionali

    FNOVI, Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, Sezione Toscana
    Pizzirani Carlo, Vicepresidente Nazionale
    FOFI, Federazione Ordini Farmacisti Italiani – Regione Toscana
    Schiaretti Alberto, Presidente
    Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Cagliari
    Puddu Alberto, Vicepresidente
    Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Firenze
    Panti Antonio, Presidente
    Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Roma
    Falconi Mario, Presidente
    Cosi Dino, Direttore
    Scarpino Vincenzo, Coordinatore Forum MnC
    Ordine dei Farmacisti della Provincia di Bologna
    Franco Cantagalli, Presidente
    SMI, Sindacato dei Medici Italiani
    Del Barone Giuseppe, Presidente
    Commissione Regionale di Bioetica della Regione Toscana
    Bernardini Simonetta
    Campus Maria Grazia
    Istituto Zooprofilattico Regione Lazio e Toscana
    Brajon Giovanni, Responsabile
    Assessorato per le Relazioni Internazionali e per le Autonomie Locali Regione Friuli Venezia Giulia
    Beltrame Enzo, Assessore
    Istituto Zooprofilattico Regione Lazio
    Brizioli Renzo, Direttore
    Centro di Riferimento Regione Toscana per l’Agopuntura ASL11 Empoli
    Firenzuoli Fabio
    Servizio Salute Regione Marche
    Mannucci Fausto
    Assessorato alla Salute Regione Marche
    Mezzolani Almerino
    Commissione per le MnC della Regione Campania
    Pennacchio Rosario, Coordinatore
    Forum Salute Nazionale dei Verdi
    Pizzati Gianni, Responsabile
    Commissione Sanità Regione Toscana
    Roggiolani Fabio, Presidente IV Comm., Responsabile Ufficio Programma Verdi
    Centro di Riferimento Regione Toscana per l’Omeopatia ASL2, Lucca
    Rossi Elio
    Assessorato Diritto alla Salute Regione Toscana
    Rossi Enrico, Assessore

    Università

    Centro Collaborante OMS, Università di Milano
    Sangiorgi Erus
    Dipartimento di Chimica, Università di Firenze
    Dei Andrea
    Facoltà di Farmacia, Università di Siena
    Franchi Gian Gabriele
    Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università “Tor Vergata”, Roma
    Pulcri Roberto, Coordinatore Didattico Master di Agopuntura Clinica
    Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università “G. d’Annunzio”, Chieti
    Santini Gino, Docente Corso di Perfezionamento in Medicina Biointegrata
    Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Siena
    Fonzi Luciano, Prorettore della Formazione Post-laurea
    Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Firenze
    Gensini Gian Franco
    Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Firenze
    Martini Andrea, Vicedirettore Associazione Italiana di Zootecnica Biologica e Biodinamica
    Università Telematica “G. Marconi”
    Paladino Paolo
    Dipartimento Scienze Farmaceutiche, Facoltà di Farmacia,
    Scienza della Nutrizione e della salute, Università della Calabria
    Menechini Francesco

    Enti che rappresentano Medicine Complementari/Non Convenzionali

    AIFF, Associazione Italiana Fitoterapia e Fitofarmacologia
    Iommelli Ottavio, Presidente
    Saudelli Gabriele
    AIOT, Associazione Medica italiana di Omotossicologia
    Pecchioli Eugenio
    AMNCO, Associazione per le Medicine non Convenzionali in Odontoiatria
    Bardaro Salvatore, Presidente
    ANMFIT Associazione Nazionale Medici Fitoterapeuti
    Firenzuoli Fabio, Presidente
    APO Italia, Associazione Pazienti Omeopatici
    Martorano Vega, Presidente
    Salvucci Daniela, Delegata APO Regione Marche
    ASSUM, Associazione per l’Università della Medicina
    Bernardini Mario, Ufficio stampa
    CSOA, Centro Studi Omeopatia Integrata
    Tonello Flavio, Vicepresidente
    DAN-EUROPE: DEFEAT AUTISM NOW! EUROPE
    Verzella Franco, Presidente Europeo
    FISA, Federazione Italiana delle Società di Agopuntura
    Cracolici Franco, Delegato Regionale per la Toscana
    FISM, Federazione delle Società Medico-Scientifiche Italiane
    Natale Nicola, Coordinatore della Commissione MC della FISM
    Gruppo Omeopatico Dulcamara
    Centro Accreditato dalla Faculty of Homeopathy of United Kingdom
    Tonello Flavio, Presidente
    ISDE, Associazione Medici per l’Ambiente Italia
    Bragheri Romano, Vicepresidente
    ISMO, Istituto di studi di Medicina Omeopatica
    Santini Roberto, Direttore
    Santini Gino, Direzione Scientifica
    OLOSMEDICA, Associazione Scientifica Internazionale di Medicina Tradizionale, Complementare e Scienze affini
    Giannotti Giovanni, Presidente
    OMEOMEFAR Regione Puglia
    Del Medico Pasquale, Presidente
    OMOIOS Accademia Italiana di Medicine Tradizionali
    Pulcri Roberto, Direttore
    SAMO, Società Ambulatori Medicina Omeopatica
    Negro Francesco Eugenio, Presidente
    Scuola Superiore Internazionale di Omeopatia Veterinaria “Rita Zanchi”
    Del Francia Franco, Direttore
    Cipollone Bruno, Veterinario omeopatico ASL RomaC
    Pecchia Luca, Medico vetrerinario
    Sciarri Mario, Segretario
    SIA, Società Italiana di Agopuntura
    Cracolici Franco, Vicepresidente
    SIFIT, Società Italiana di Fitoterapia
    Giachetti Daniela, Presidente
    SIOMI, Società Italiana di Omeopatia e Medicina Intergata
    Bernardini Simonetta, Presidente
    SMB, Società Medica di Bioterapie
    Masci Walter, Presidente
    Scuola di Agopuntura Tradizionale della Città di Firenze
    Cracolici Franco, Direttore
    Società italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia
    Bottaccioli Francesco
    UMAB, Unione Medici Agopuntori di Brescia
    Perini Sergio, Presidente
    ZOOBIODI, Associazione Italiana di Zootecnia Biologica e Biodinamica
    Martini Andrea, Vicedirettore

    Fonte: Ufficio Stampa S.I.O.M.I.

     
  12. docowl

    12/04/2008 at 14:39

    GRUND SYSTEM: LA GRANDE CONNESSIONE

    * Sistema Nervoso Centrale, Sistema Ormonale e Sistema Immunitario risultano fra loro strettamente interconnessi mediante fibre del Sistema Nervoso Autonomo. Trattasi di giunzioni di tipo adrenergico e peptidergico che fuoriescono dal midollo spinale tramite il Sistema Nervoso Simpatico e vanno ad innervare midollo osseo, milza, linfonodi e tessuto linfoide intestinale.
    In questi organi tali fibre si “sfioccano” formando le cosìdette giunzioni neuro-immunitarie.
    Ecco spiegato come le cellule immunocompetenti possano rilevare e comprendere messaggi provenienti dal cervello, grazie alla mediazione del Sistema Nervoso Autonomo. Un’altra via attraverso la quale si sviluppa la reciprocità è dimostrata dalla presenza, entro il Sistema immunitario, di recettori per gli ormoni ipotalamici.

    * La scoperta che l’NGF (Nervous Growth Factor) è presente sia a livello corticale che ipotalamico e che la sua produzione a livello cerebrale è regolata dallo stress, unitamente alla constatazione che linfociti e macrofagi siano in grado di sintetlizzarlo, suggeriscono per questa neurotrofina un fondamentale ruolo di “modulazione sinergica” fra Sistema Nervoso Centrale, Sistema Ormonale e Sistema Immunitario.

    * Queste rivelazioni scientifiche hanno dato origine ad una nuova branca medica: la Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (PNEI) i cui presupposti possono essere riassunti in quattro postulati fondamentali:

    1° Postulato: Gli ormoni posseggono “analogie strutturali” sia con le citolinfochine che con i neuropeptidi;
    2° Postulato: I peptidi vengono prodotti non solo dai neuroni, ma anche da cellule endocrine ed immunitarie;
    3° Postulato: Non solo i tre sistemi comunicano fra di loro, ma lo fanno addirittura in maniera bi-direzionale;
    4° Postulato: Dai primi tre postulati su esposti si evince che la patogenesi delle malattie deve essere intesa come “perturbazione dell’asse PNEI” e, nella fattispecie, delle connessioni CRH-ACTH-CORTISOLO e cioè dell’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene, mercé una causalità multifattoriale: genetica, infettiva, tossica, farmacologica, emozionale.

    Comprendere questa interpretazione causale è della massima importanza sia per i clinici che per gli stessi malati, poiché pone le basi per una traslazione essenziale al paradigma olistico della Medicina Integrata.

     
  13. docowl

    16/04/2008 at 12:10

    Giusto provvedimento, contro imperizia e/o negligenze reiterate:

    Cassazione, consenso informato non mette al riparo il medico
    Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) – Informare un paziente sui rischi dell’intervento o della terapia cui deve essere sottoposto, non mette al riparo il medico da ogni responsabilità. Se il malato muore, il camice bianco finisce comunque sotto processo per omicidio colposo, e non preterintenzionale. A prescindere dal consenso informato. A stabilirlo è una sentenza della Cassazione, secondo cui, al di là del consenso informato, è dovere del medico “tutelare la salute e la vita del paziente e di impedire gli eventi letali”.Secondo i giudici della IV sezione penale della Corte suprema di Cassazione, in questi casi i camici bianchi rispondono delle leggerezze compiute, anche se viene esclusa la premeditazione a uccidere il paziente.

     
  14. docowl

    18/04/2008 at 19:42

    Come sapete da anni sono membro dell’americana AARDA che accorpa notizie aggiornate in tema di malattie autoimmuni. Per chi fosse interessato ecco il link: http://www.aarda.org/

     
  15. docowl

    25/04/2008 at 14:08

    Aggiornamento sullo stato attuale dell’Omeopatia a livello mondiale…

    SALUTE. Oggi la prima Giornata europea dell’Omeopatia
    10/04/2008 – 17:14

    BRUXELLES. Si celebra oggi la prima giornata europea dell’Omeopatia. Per questa occasione sono state organizzate diverse iniziative nelle principali capitali europee. A Bruxelles, la ECHAMP (European cohalition on homeopatic and antroposophic medicial products) ha raggruppato le associazioni europee dei medici e dei pazienti omeopati. In Italia è la FIAMO (Federazione Italiana Associazioni Medici Omeopatici) a rilanciare l’iniziativa, insieme all’APO (Associazione pazienti omeopatici), e alla SIOMI, Società Omeopatia e Medicina.

    Ricorre infatti oggi l’anniversario della nascita (nel 1755) del “padre” riconosciuto dell’omeopatia Christian Friedrich Samuel Hahnemann. L’idea è nata durante il congresso del 2003 della Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis il cui vicepresidente italiano è Pietro Federico dell’Istituto di Ricerca Medico Scientifica Omeopatica http://www.irmso.it

    Nell’Unione Europea sono presenti circa 23.000 medici omeopatici, un numero paragonabile a quello dei medici specializzati, ad esempio in neurologia. Circa il 25-40% dei 250.000 medici generici in Europa prescrive farmaci omeopatici saltuariamente, il 6-8% li prescrive regolarmente.

    Circa il 70% delle vendite di medicinali omeopatici sono effettuate in Europa Occidentale. La Francia – con oltre 300 milioni di euro – è il primo mercato mondiale dell’omeopatia, con punte a Parigi, ma anche a Lione e a Bordeaux. Il 40% dei francesi è già stato curato con l’omeopatia, in modo regolare o saltuario e il 74% dei pazienti si sono dichiarati “inclini a curarsi con l’omeopatia se il loro medico lo prescrivesse”.Segue poi la Germania (200 milioni di euro).

    Complessivamente in Italia sono 10 milioni i pazienti omeopatici (50% al Nord, 35% al Centro e 15% al Sud) e 7.000 i medici omeopati. 5.000 sono invece i medici di base che prescrivono cure omeopatiche. Tra le 16.000 farmacie presenti sul territorio nazionale, in 10 anni, sono passate da 2.000 a 7.000 quelle che vendono preparati e medicinali omeopatici.

    La medicina complementare ha guadagnato terreno grazie alla crescente domanda da parte dei medici e del pubblico nella maggioranza dei Paesi Europei negli ultimi anni. Un rapporto della Commissione Europea ha dimostrato che il 29% della popolazione appartenente alla UE, pari a 110 milioni di cittadini europei, conosce l’omeopatia o i farmaci omeopatici. Sempre più persone si rivolgono alla medicina alternativa come risposta ad una minore fiducia nei confronti della medicina convenzionale ed anche grazie ad un più facile uso dei rimedi alternativi. La maggior parte di queste persone tuttavia non abbandona totalmente le medicine convenzionali ma utilizza l’omeopatia e la medicina convenzionale in combinazione.

    Negli Stati Uniti e in alcuni paesi d’Europa, quali la Francia e la Gran Bretagna, esistono strutture ospedaliere che, in modo complementare ai tradizionali metodi terapeutici, hanno integrato la medicina omeopatica al sistema di cure complessivo. Gli ospedali omeopatici più famosi d’Europa sono il Glasgow Homeopathic Hospital e il Royal London Homeopathic Hospital in Inghilterra, insieme a molte altre strutture sanitarie, anch’esse tutte inserite nel Sistema sanitario pubblico britannico (NHS).

    In numerosi paesi l’omeopatia è inserita nell’ambito del sistema sanitario (India, Messico, Brasile) mentre, in altri paesi, la sua pratica è autorizzata ma non legalizzata (Argentina). Nell’Unione Europea, le decisioni degli stati membri relative ai prezzi e al rimborso prevalgono su quelle dell’Unione, conformemente al principio di sussidiarietà.

    In numerosi casi (Francia, Italia, Spagna), la prescrizionedei medicinali omeopatici, come quella di tutti i medicinali, spetta esclusivamente ai medici – sia generici sia specialisti (numerosi pediatri in Italia e in Brasile) – e ad alcuni professionisti del settore sanitario (chirurghi-dentisti, ostetriche, ecc.).

    Nel 2004 la legislazione farmaceutica europea è stata modificata: oggi, la procedura di mutuo riconoscimento, che consente ad uno Stato membro di riconoscere un farmaco che abbia ottenuto la registrazione in un altro Stato membro, viene applicata anche ai farmaci omeopatici di nome.
    In Italia con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del D:L: 219/06 si è data competa attuazione alla direttiva 2001/83/CE le successive direttive di modifica relativa a un codice comunitario concernente i medicinali per uso umano. Si è cosi creata una nuova situazione normativa anche per i medicinali omeopatici e antroposofici, finora assoggettate alle disposizioni del D.L. 185/95.

    Eppure, “Bruxelles non prende sul serio l’omeopatia”, lamenta l’Echamp, la quale rimprovera anche il sistema di registrazione che riguarda solo i farmaci omeopatici da assumere per via orale o da assorbire tramite la pelle, eliminando i preparati iniettabili.

     
  16. docowl

    29/04/2008 at 21:58

    L’ipertermia come presidio oncologico coadiuvante.

    Fonte: http://www.imbio.it

    IPERTERMIA ONCOLOGICA A RADIOFREQUENZA 13.56 MHz PER IL TRATTAMENTO DI TUMORI

    IPERTERMIA

    Per terapia ipertermica o ipertermia si intende il riscaldamento di tessuti biologici a temperature superiori a quella fisiologica. Il riscaldamento dei tessuti, realizzato attraverso campi elettromagnetici, ha oggi una larga applicazione clinica. Le onde elettromagnetiche utilizzate sono quelle comprese nell’intervallo di frequenze che va dalle microonde alle onde corte, sino alle onde lunghe. Attualmente si usa la frequenza di 13,56 MHz, che permette di ottenere un riscaldamento in profondità dei tessuti trattati in modo non invasivo. La potenza dissipata localmente per ottenere innalzamenti della temperatura (da 41° a 45°C) delle cellule tumorali, corrisponde a valori di SAR di alcune centinaia di W/kg. Arsèned’Arsonval (1851-1940), nel corso dei suoi studi sulle correnti ad alta frequenza, scoprì che una corrente elettrica, alla frequenza di 10kHz o più, produceva una sensazione di calore nell’attraversare i tessuti (diatermia), senza essere accompagnata dalla contrazione muscolare dolorosa, che si verifica a basse frequenze. Era il 1982, anno che segna l’ingresso ufficiale dell’elettromagnetismo nella medicina. Il riscaldamento dei tessuti tramite campi elettromagnetici presenta alcuni vantaggi rispetto alle altre forme di riscaldamento (conduzione, radiazione infrarossa): è possibile agire infatti, anche su tessuti localizzati in profondità. Le principali applicazioni cliniche dell’Ipertermia si hanno nella terapia dei tumori ed in fisioterapia.

    IPERTERMIA IN ONCOLOGIA

    L’Ipertermia, con l’avvento di nuove apparecchiature più performanti, si propone oggi,in patologie selezionate, come possibile scelta terapeutica in campo oncologico, non alternativa,ma in associazione con le terapie tradizionali (chemioterapia e radioterapia). Attraverso l’uso di campi elettromagnetici a radiofrequenza, focalizzati da apposite antenne (Ipertermia transcutanea locoregionale), l’organo bersaglio è riscaldato fino ad una temperatura vicina o superiore ai 43°C, per circa 60 minuti. Il trattamento, cioè il riscaldamento alle temperature suddette, può essere eseguito più volte, secondo i protocolli, non più di tre volte alla settimana, per evitare il fenomeno della termotolleranza, cioè la maggiore resistenza cellulare al calore nelle 48 ore successive alla terapia(46). È possibile anche, con apparecchiature differenti, riscaldare tutto l’organismo (Ipertermia corporea totale) (54) o direttamente le lesioni tumorali, introducendo appositi aghi, sotto guida ecografica, per via transcutanea (Ipertermia interstiziale) (8,9i. L’interesse dell’Ipertermia in oncologia è andato crescendo, in questi ultimi anni. È stato infatti dimostrato che la radioterapia e la chemioterapia, se utilizzate in associazione con trattamenti di Ipertermia, possono avere, a parità di dose, una maggiore efficacia o conservare la stessa efficacia, a dosi inferiori. Il calore potenzia gli effetti della radioterapia e della chemioterapia sul tumore senza aumentare gli effetti collaterali (cioè gli effetti debilitanti su tessuti ed organi sani derivanti dalla citotossicità della chemioterapia e radioterapia), permettendo un significativo miglioramento nel controllo della crescita tumorale. Ciò si è reso possibile dalle caratteristiche della neovascolarizzazione tumorale. Infatti i vasi tumorali, privi dell’impalcatura muscolare, non consentono per mancanza di elasticità, quella vasodilatazione fisiologica che permette un’adeguata dissipazione del calore introdotto. In altri termini, il calore rimane intrappolato nelle lesioni tumorali generando morte cellulare. L’effetto di necrosi avviene per inibizione dell’attività di riproduzione delle cellule neoplastiche, con meccanismo di apoptosi (rottura del DNA) sulle cellule neoplastiche quiescenti, che appaionoi particolarmente sensibili alle alte temperature (7). Recenti studi di biologia molecolare hanno isolato la proteina responsabile dell’inibizione della neo angiogenesi. Identificata come PAI-1, (PAI-ONE) è capace di inibire la formazione di nuovi vasi tumorali tipici dei tumori che danno delle metastasi ed è prodotta dall’endotelio dei vasi sotto l’azione del calore (28,29). Il fenomeno bene si integra con l’azione delle terapie convenzionali (chemio e radioterapia) che espletano la loro azione citotossica sulle cellule in attiva proliferazione. Un altro considerevole vantaggio dell’Ipertermia è costituito dal fatto che la reattività immunitaria del malato tumorale, solitamente depressa dalla malattia stessa e/o dalle cure messe in atto per controllarla, viene potenziata dall’Ipertermia che, mimando il meccanismo di difesa fisiologica rappresentato dalla febbre, provoca la liberazione di sostanze immunoregolatrici (citochine), le quali hanno effetto protettivo per l’organismo del malato. Le cellule tumorali, sotto l’azione del calore producono la proteina dello dhock termico, HSP (HEAT SHOCK PROTEINS). Le HSP a loro volta inducono l’attivazione dei linfociti TH1 che iniziano a produrre IL-2. Le cellule dendritiche producono a loro volta IL-12 e attivano i macrofagi con produzione di IL-1, TNF-alfa, IL-6. Le citochine coinvolte hanno funzione di attivazione delle difese immunitarie di tipo tumorale. TNF-alfa, IL-6 e IL-1 invece tendono a creare uno stato infiammatorio e riduzione delle difese antitumorali. Presso l’Istituto di Medicina Biologica si associa l’immunoterapia con derivati indolici della ghiandola pineale, che modula e amplifica l’attivazione delle citochine antitumorali. La sinergia dei trattamenti combinati di Ipertermia + Chemio, Radioterapia (17) o Immunoterapia (31) può consentire il raggiungimento dello stesso risultato, utilizzando le terapie convenzionali a dosaggi ridotti, con conseguente riduzione dei loro spesso pesanti, effetti collaterali (11). Non va infine dimenticato che, in fase preoperatoria, l’applicazione dell’Ipertermia può ridurre la massa tumorale, facilitando l’opera del chirurgo e consentendo a volte interventi anche in casi che ad una prima valutazione vengono giudicati inoperabili. Le proprietà terapeutiche del calore erano già conosciute nel passato: l’uso dei ferri caldi nella cura del cancro è riportato da Galeno ed Ippocrate e ne esistono tracce anche nel 2000 avanti Cristo. La ricerca di nuove modalità di trattamento che avessero come caratteristica l’assenza pressoché totale di effetti collaterali, ha fatto rinascere l’interesse per l’Ipertermia come modalità terapeutica antitumorale (19), partendo da ricerche di base sui meccanismi con cui il calore è in grado di uccidere le cellule tumorali o renderle più sensibili ad alcuni farmaci ed alle radiazioni (35,36). Negli anni ‘70 sono stati pubblicati numerosi studi biologici, che hanno meglio precisato gli effetti cellulari provocati dal calore (7,11). Questi studi hanno confermato l’efficacia dell’Ipertermia e dimostrato il vantaggio terapeutico derivante dall’associazione con radioterapia e la chemioterapia (14).

    La sperimentazione clinica e l’avvio dei primi studi clinici randomizzati hanno portato alla formazione, in Europa negli Stati Uniti ed in Giappone di società di ipertermia affiliate alle organizzazioni per la ricerca ed il trattamento del cancro. A livello internazionale sono stati completati molti studi biologici sugli effetti del calore, nell’intervallo di temperature compreso tra 42 e 45°C, in associazione con le radiazioni ionizzanti (35). L’integrazione tra ipertermia e radiazioni trae origine dall’attivazione di due diversi

    fenomeni: il calore. Un effetto citotossico diretto, dovuto alle particolari condizioni delle cellule tumorali, caratterizzate da scarsa nutrizione per via vascolare, carenza di ossigeno ed aumentata acidità; e un effetto radiosensibilizzante che consente di utilizzare l’ipertermia come terapia adiuvante per distruggere cellule tumorali radioresistenti. I dati di laboratorio derivanti dalle evidenze sperimentali, hanno mostrato un incremento di efficacia, pari a circa da una e mezzo a tre volte, rispetto all’uso delle sole radiazioni ionizzanti. Dati interessanti provengono dai primi studi clinici sperimentali negli anni ottanta con più di 25.000 tumori trattati. Le evidenze raccolte dai protocolli iniziali Americani ed Europei, testimoniano che la combinazione di calore e radiazioni nel trattamento di carcinomi squamosi del collo (25), di melanomi, e di carcinomi della mammella (18), determina un miglioramento nel controllo locale della malattia. (vedi tav. 1.1). L’interazione tra ipertermia e chemioterapia è più complessa ed è fondata su diversi meccanismi. Uno dei principali effetti del riscaldamento sembra essere l’aumento della permeabilità cellulare, che consente una maggiore possibilità di passaggio di farmaci all’interno della cellula (14). Diversi studi hanno confermato l’efficacia dell‘Ipertermia su grossi tumori della zona addominale e pelvica (14,44,48,53).
    Visti i risultati la terapia è stata inserita nella routine di grossi centri clinici specializzati, particolarmente concentrati in Olanda e Germania, ma presenti anche in tutti i più importanti paesi tra cui l’Italia (Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Napoli, Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano, Unità Operativa Ospedale di Empoli, Unità Ospedaliera di Avellino Epatologia). Allo stato attuale gli organismi che promuovono l’attività sperimentale di Ipertermia, sia tramite protocolli cooperativi (disegnati ed approvati nel quadro delle indicazioni della Dichiarazione di Helsinki), sia con le iniziative per il controllo di qualità (5,24), sono di carattere multinazionale: European Society of Hyperthermic Oncology (ESHO), che raccoglie alcune centinaia di ricercatori (clinici, biologi, fisici ed ingegneri) delle più note e prestigiose istituzioni Europee impegnate nella ricerca sui tumori (6); North American Group, attivo negli Stati Uniti e nel Canada; Japanese Society for Hyperthermic Oncology, che riunisce quasi un migliaio di ricercatori giapponesi; ASSIE – European School of Hyperthermya Vigevano ASSIE – Sede Europea Via Molino delle Armi, 3. Esistono ancora limiti al riscaldamento di tumori di grande volume localizzati in profondità, per la difficoltà di selezionare, indirizzare e controllare adeguatamente il calore (10). Sono in corso di studio e sviluppo macchine complesse, dotate di sistemi di focalizzazione (array
    di dipoli con controllo di fase) della potenza elettromagnetica e di sistemi di controllo della temperatura (4), che promettono un decisivo miglioramento nelle pianificazione e nel controllo dei trattamenti.
    Ciò potrà consentire un ulteriore passo in avanti nella articolata lotta contro il Cancro.

     
  17. docowl

    04/05/2008 at 17:13

    Cari Amici,
    forse troverete inconsueto questo mio post su un blog apparentemente dedicato a tutt’altra cosa…
    In realtà trovo che questo percorso di consapevolezza rappresenti una via verso la guarigione non solo del corpo, ma anche della mente e dello spirito.
    Come sapete il Buddhismo – qui si tratta in particolare del Rinzai Zen – non è una religione nel senso comune del termine, bensì la via ad un percorso di consapevolezza interiore, quindi conoscerlo non offende nè contrasta alcun altro credo in cui ciascuno è libero di ritrovarsi.
    Vi prego comunque di approfondire questa strada: a me è servito moltissimo, sia sotto il profilo personale che professionale. Con i migliori auguri di una buona lettura… ed eventuale pratica!

    About our Teacher
    Zen Master Thich Nhat Hanh (Thầy)


    Biography

    One of the best known and most respected Zen masters in the world today, poet, and peace and human rights activist, Thich Nhat Hanh (called Thây by his students) has led an extraordinary life. Born in central Vietnam in 1926 he joined the monkshood at the age of sixteen. The Vietnam War confronted the monasteries with the question of whether to adhere to the contemplative life and remain meditating in the monasteries, or to help the villagers suffering under bombings and other devastation of the war. Nhat Hanh was one of those who chose to do both, helping to found the “engaged Buddhism” movement. His life has since been dedicated to the work of inner transformation for the benefit of individuals and society. In Saigon in the early 60s, Thich Nhat Hanh founded the School of Youth Social Service, a grass-roots relief organization that rebuilt bombed villages, set up schools and medical centers, resettled homeless families, and organized agricultural cooperatives. Rallying some 10,000 student volunteers, the SYSS based its work on the Buddhist principles of non-violence and compassionate action. Despite government denunciation of his activity, Nhat Hanh also founded a Buddhist University, a publishing house, and an influential peace activist magazine in Vietnam.
    Zen Master Thich Nhat Hanh
    After visiting the U.S. and Europe in 1966 on a peace mission, he was banned from returning to Vietnam in 1966. On subsequent travels to the U.S., he made the case for peace to federal and Pentagon officials including Robert McNamara. He may have changed the course of U.S. history when he persuaded Martin Luther King, Jr. to oppose the Vietnam War publicly, and so helped to galvanize the peace movement. The following year, King nominated him for the Nobel Peace Prize. Subsequently, Nhat Hanh led the Buddhist delegation to the Paris Peace Talks.
    In 1982 he founded Plum Village, a Buddhist community in exile in France, where he continues his work to alleviate suffering of refugees, boat people, political prisoners, and hungry families in Vietnam and throughout the Third World. He has also received recognition for his work with Vietnam veterans, meditation retreats, and his prolific writings on meditation, mindfulness, and peace. He has published some 85 titles of accessible poems, prose, and prayers, with more than 40 in English, including the best selling Call Me by My True Names, Peace Is Every Step, Being Peace, Touching Peace, Living Buddha Living Christ, Teachings on Love, The Path of Emancipation, and Anger. In September 2001, just a few days after the suicide terrorist attacks on the World Trade Center, he addressed the issues of non-violence and forgiveness in a memorable speech at Riverside Church in New York City. In September of 2003 he addressed members of the US Congress, leading them through a two-day retreat.
    Thich Nhat Hanh continues to live in Plum Village in the meditation community he founded, where he teaches, writes, and gardens; and he leads retreats worldwide on “the art of mindful living.”
    Teachings
    Thich Nhat Hanh’s key teaching is that, through mindfulness, we can learn to live in the present moment instead of in the past and in the future. Dwelling in the present moment is, according to Nhat Hanh, the only way to truly develop peace, both in one’s self and in the world.
    Writing to Thich Nhat Hanh
    If you’d like to write a letter to Thich Nhat Hanh, you can mail it to one of his addresses in Plum Village or send your letter to pvlistening@plumvill.net and we will forward your letter to Thich Nhat Hanh.
    How do you pronounce Thich Nhat Hanh?
    The English pronunciation is: Tik · N’yat · Hawn
    However since Vietnamese is a tonal language, this is only a close approximation for how one would pronounce it in Vietnamese. (His name is sometimes misspelled as Thich Nhat Hahn, Thich Nhat Han, and Thich Nat Han.)
    By his students he is affectionately known as Thay (pronounced “Tay” or “Tie”), which is Vietnamese for “teacher.”
    Courtesy: Parallax Press

    Village des Pruniers – Làng Mai – Deer Park Monastery – Lộc Uyển – Blue Cliff Monastery – Thai Plum Village – Parallax Press – Car Free Day

    Email: PVlistening@plumvill.net – Meyrac Loubès Bernac 47120 France

     
  18. docowl

    08/05/2008 at 11:52

    LE GRANDI FIGURE DELL’OMEOPATIA

    Antoine Nebel, il socratico

    di Luisella Zanino

    Antoine Nebel detto “di Losanna” (1870-1954), figura fondamentale per l’omeopatia del XX secolo, era famoso fra gli amici per la sua pipa, il suo sorriso dolce ed il suo “certo senso” della vita. Un uomo d’altri tempi, semplice ed intuitivo, alla sua originale lettura dell’arte omeopatica si devono tre costituzioni minerali, due nuove diatesi (Tubercolinismo e Cancerinismo) e il concetto di drenaggio. A lui dobbiamo Influenzinum. Pluralista, soleva dire: “Hahnemann ci ha dato l’ossatura: non ne facciamo un’ossificazione”. Grazie alla sua perfetta conoscenza della materia medica, fu in grado di stabilire sequenze di rimedi logiche nella loro evoluzione. Originario di Basilea, dove studia medicina, scopre l’omeopatia grazie al dottor Grubenmann, e si appassiona a questo “nuovo” tipo di terapia. Negli anni 1905-1908 dirige il sanatorio di Davos, dove prescrive trattamenti omeopatici. Nel 1910 si stabilisce a Losanna, che non lascerà più. Lavora molto, la sua clientela è internazionale, semina idee, dà impulsi. È un clinico, un uomo assolutamente pragmatico, quello che oggi si definirebbe “un medico di famiglia” e che nei due secoli precedenti sarebbe stato definito un neo-ippocratico. Confronta continuamente la propria conoscenza dell’omeopatia con quella della medicina del suo tempo. Aperto e curioso, profondamente coinvolto dai malati, fra una visita e l’altra esce in giardino per respirare aria fresca e rendersi pronto al paziente successivo. Ogni sabato apre le sue visite a giovani omeopati, fra i quali Francois André Rouy, Jean Jarricot, Henry Duprat, Léon Vannier. Purtroppo nessuna collaborazione nasce con un altro grande omeopata svizzero, Pierre Schmidt, per il differente orientamento: l’uno pluralista, l’altro uniscista stretto. Nebel concentra i suoi studi su cancro e tubercolosi. Durante la pandemia di influenza Spagnola del 1917/18 cerca un rimedio utilizzando il sangue dei malati, che diverrà l’origine dell’isoterapico “influenzinum”. Fra i suoi discepoli nasce nel 1905 una rivista, “Il propagatore dell’omeopatia”, che diventerà più tardi: “L’omeopatia moderna”. Al contrario dei suoi discepoli, Nebel scrive poco; la sua preoccupazione è piuttosto quella di trasmettere l’insegnamento attraverso l’esperienza diretta o con gli incontri coi colleghi. Le sue comunicazioni ai congressi della Liga Homeopatica sono sempre seguiti da ovazioni. La trasmissione della conoscenza avviene per Nebel attraverso il contatto, la parola, il dibattito, l’esperienza diretta e il confronto. Un atteggiamento socratico, ricco di forza tranquilla, di fiducia nel divenire della scienza.

     
  19. docowl

    05/06/2008 at 12:05

    Integrative Cancer Therapies

    An International Pilot Study of Oncology Physicians? Opinions and Practices on Complementary and Alternative Medicine (CAM)

    Integrative Cancer Ther, 2008 online first
    Background. In China and Taiwan, Complementary and Alternative Medicine (CAM) therapies such as traditional Chinese medicine have been an option to cancer patients for centuries, whereas in the United States, CAM has been growing in popularity only in the past few decades. Prior research has indicated that the prevalence of CAM use among cancer patients may exceed 80%. Because of a long cultural history of CAM, we hypothesized that oncologists in China and Taiwan (C/T) would communicate and combine CAM with conventional treatments more often than US oncologists. Methods. In 2004-2005, a convenience sample of oncologists from the United States, mainland China, and Taiwan were surveyed regarding their opinions and selfreported practice patterns regarding CAM. Results. A total 95 oncologists returned surveys, providing a 38% response rate. Four out of 5 respondents (78%) felt their medical training was inadequate to use CAM. However, 70% reported they would allow CAM use during active cancer treatment, even in the setting of curable disease. Responding C/T oncologists tended to ask patients more frequently (they ask > 25% of patients) about CAM use and recommended CAM more commonly (recommend to > 10%) to patients than surveyed US oncologists, 55% versus 37% (P = .09) and 81% versus 53% (P < .05). Respondents from the United States felt no more prepared for CAM use than C/T respondents, but 70% reported willingness to combine CAM with conventional treatments for curable disease as compared with only 48% (P < .05) of C/T oncologists. Conclusions. As expected, responding C/T oncologists communicate more often about CAM with patients by asking and recommending CAM. However, contrary to our original hypothesis, C/T oncologists reported a much lower rate of combining CAM with conventional treatment among curable patients than responding US oncologists. Further research is needed to explore, in depth, the reasons for differences in CAM practice patterns among oncologists.
    Autore: Richard T. Lee, Fay Hlubocky, Je-Jen Hu, Randall Stafford, and C

     
  20. docowl

    03/07/2008 at 20:21

    Continua la ricerca nell’ambito dell’omeopatia immunologica…

    Fonte: Omeopatia33

    RICERCA CLINICA

    Modulazione antinfiammatoria e rimedi complessi

    di Massimo Saruggia

    Con Emilio Gentile condividiamo la riflessione che, con i tempi che corrono, forse la più insidiosa forma di pessimismo potrebbe essere l’ottimismo. Tuttavia, leggendo l’articolo di Cheppail Ramachandran continuiamo a pensare che la scatola degli attrezzi per comprendere il funzionamento delle diluizioni omeopatiche diviene sempre più ricca e sofisticata. L’autore, che lavora al Miami Children’s Hospital, Miami (USA) si propone, nell’articolo pubblicato recentemente su The Journal of Alternative and Complementary Medicine, di confermare che diluizioni omeopatiche sono in grado di modulare in vitro le concentrazione di mediatori dell’immunità. Per questo Ramachandran esplora gli effetti di due preparazioni omeopatiche complesse, molto diffuse sul mercato statunitense (Flu-Terminator e Phase 6), sulle citochine antinfiammatorie in colture di leucociti umani. Le due preparazioni utilizzate dall’autore contengono diluizioni basse di rimedi vegetali e minerali coinvolti patogeneticamente nel quadro della flogosi; in Flu-Terminator sono anche presenti Anas barbariae 200K ed Influenzinum 12X. Nello studio i leucociti umani sono stati isolati ed in seguito incubati con dosi progressive (da 0 a 200 microlitri/ml) dei singoli preparati e di etanolo, che è servito da controllo. Dopo incubazione di 24 ore è stata determinata la quantità di citochine sintetizzate e rilasciate nella coltura; la procedura è stata ripetuta tre volte per poter effettuare una significativa elaborazione statistica dei dati. Phase 6 ha mostrato di indurre una produzione di TNF-alfa a dosi variabili da 10 a 100 microlitri/ml) con un significativo decremento di concentrazione di TNF-alfa per dosi di 200 microlitri/ml; il preparato complesso non era in grado di produrre variazioni significative nella concentrazione di IL-1, IL-4, IL-10. Al contrario, Flu-Terminator induceva produzione di IL-10 e di TNF-alfa, in modo dose dipendente, ma non era in grado di influenzare le concentrazioni di IL-4 e di IFN-gamma. Questi risultati secondo gli autori sembrano riflettere un effetto selettivo su di una specifica via biologica di attivazione delle citochine. La sperimentazione biologica in omeopatia appare così sempre più come una cava sterminata di minerali e pietre preziose, popolata da ricercatori capaci di decifrare il segreto ultimo del suo mistero.

    JCAM, 2007, 13, (4), 403

     
  21. docowl

    16/07/2008 at 12:08

    Dalla immuno-genetica un nuovo test per la valutazione dell’Artrite reumatoide:

    Un chip per sapere come progredirà l’artrite reumatoide
    L’analisi dei geni con il DNA microarray svela se la malattia è destinata a migliorare o meno.

    Si chiama DNA microarray o DNA chip, perché a vederlo dall’esterno sembra un chip da computer, e può fare lo screening di migliaia di geni: grazie a lui bastano un centimetro quadrato e poco tempo per analizzare il DNA di un individuo con un’accuratezza senza precedenti. Un test che fino a non molto tempo addietro era familiare solo ai biologi molecolari, ma che stando agli studi di Alejandro Balsa, dell’Università di La Paz a Madrid, potrebbe ben presto aiutare i pazienti con artrite reumatoide a capire come progredirà la loro malattia. Attraverso l’analisi dei geni, ha riferito il ricercatore spagnolo presentando il suo lavoro a Parigi, all’ultimo congresso dell’European League Against Rheumatism (Eular), si potrà sapere in anticipo se l’artrite è destinata a provocare grosse disabilità o se avrà un decorso relativamente positivo.

    Un Dna-chip (da http://www.memstar.org)GENI – Tutto comincia con i polimorfismi genetici: piccole variazioni nel DNA con un ruolo nell’artrite reumatoide. Se ne conoscono 71, posti in 45 geni, che possono provocare la malattia o influenzare il suo decorso: Balsa li ha messi assieme in un DNA microarray, chiamato ARTchip, per verificare se con questo fosse possibile costruire due modelli clinico-genetici degli esiti dell’artrite reumatoide. Sul chip, grande come un vetrino da microscopio, viene messo un po’ del DNA del soggetto da esaminare e dopo una specifica reazione si può analizzare l’espressione di tutti i polimorfismi coinvolti nell’artrite reumatoide. Tutti assieme, tutti allo stesso momento. Emerge un quadro chiaro, secondo Balsa: da un lato un modello in cui si ha l’espressione dei polimorfismi «benigni», associati a un decorso favorevole; sul versante opposto, invece, il pattern tipico dei polimorfismi associati a una malattia aggressiva. Dando un’occhiata al chip, quindi, si potrebbe essere in grado di dire se i geni di quel paziente «spingono» verso una complicazione o un miglioramento della malattia. Il ricercatore spagnolo ha voluto mettere alla prova il test e la sua capacità predittiva su 632 pazienti con artrite reumatoide presente da almeno 5 anni (il 77 per cento dei partecipanti erano donne, malate in media da 10 anni): i modelli predittivi sono stati inizialmente messi a punto su 375 pazienti, poi convalidati sugli altri 257. Balsa ha infatti confrontato l’aspetto dei DNA microarray con i dati clinici dei malati: la remissione era definita come assenza di sintomi articolari pur in mancanza di una terapia farmacologica con principi attivi in grado di modificare il decorso dell’artrite, mentre la disabilità grave era definita come la presenza di un punteggio all’Health Assessment Questionaire inferiore a 2.
    ACCURATEZZA – L’8 per cento dei pazienti rientrava nella categoria «disabilità grave» e l’analisi con il DNA chip, riferisce lo spagnolo, migliora molto la capacità dei semplici test clinici di prevedere la comparsa di difficoltà funzionali: il microarray individua i pazienti che andranno incontro a un peggioramento con elevata accuratezza e sensibilità. Allo stesso modo, il test riconosce bene anche il 7 per cento dei pazienti destinati a un miglioramento. In pratica, l’analisi dei polimorfismi consente di predire l’aggressività della malattia: «Se associati alla valutazione clinica, i parametri genetici possono essere di grande aiuto al reumatologo», dice Balsa. «Questi marcatori prognostici identificati attraverso i chip misroarray possono essere impiegati per prevedere la progressione della’artrite reumatoide, ma possono soprattutto aiutare il medico a scegliere la miglior cura per ciascun paziente, decidendola in base all’attività della malattia e al decorso che essa avrà». Adesso i DNA chip sono attesi alla prova su numeri più ampi di pazienti: non resta che aspettare e vedere se manterranno le loro promesse.

     
  22. docowl

    17/07/2008 at 11:55

    Sempre più vicina l’integrazione fra l’approccio convenzionale e quello cosiddetto “alternativo”.

    La qualità della ricerca clinica delle CAM

    di Massimo Saruggia

    Agli occhi di molti sono stati inseparabili per decenni, come una coppia di gemelli siamesi: in medicina integrata, ricerca ed inadeguatezza metodologica apparivano vicinissime l’una all’altra con una profonda e reciproca fascinazione. Eugenia Chan, nell’editoriale di un recente numero di JAMA, mostra di sconfinare da questa visione rocciosa e di trasformare e decantare questo conformismo. L’analisi della Chan parte dalla constatazione che la prevalenza dell’uso di discipline complementari negli USA è del 68% e che il loro utilizzo è motivato più da un approccio olistico dei pazienti alla questione della salute, che da una insoddisfazione diretta nei confronti della medicina. Nel comune parlare, ciò che un tempo veniva definita come “medicina alternativa” è quindi diventata “medicina complementare”, “olistica”, “integrata” ed i confini sono sempre meno marcati. A questo si aggiunge che, sempre più intensamente, i medici pensano che l’uso di CAM possa avere effetti positivi sui propri pazienti. Le CAM non potevano dunque continuare ad esistere come un enigma, una sorta di puzzle ermeneutico, e di conseguenza la ricerca clinica sulle CAM ha preso uno slancio ed una autorevolezza caratterizzata da vivacità e produttività degli approcci. La Chan, come esempio di un segnale incoraggiante di intensi lavori in corso, cita il lavoro di Weber, pubblicato sullo stesso numero della rivista, sull’uso di Hypericum perforatum in 54 bambini affetti da ADHD (disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività). Questo lavoro, randomizzato ed in doppio cieco, durato otto settimane ha tutte le caratteristiche di robustezza e di solidità che vengono oggi richieste ad uno studio clinico. Le variazioni del quadro clinico sono state misurate dall’ADHD Rating Scale IV, le modificazioni generali del comportamento dal Clinical Global Impression Improvement Scale, gli effetti collaterali dal Side Effects Scale. I risultati dello studio non mostrano differenze significative tra i due gruppi ma quello che importa sottolineare è che sempre più frequentemente nell’ambito delle CAM vengono portati a termine studi di alta qualità. Il numero di studi clinici controllati nelle CAM, recensiti da MEDLINE, è passato da 200 (1982) a 7500 (dati parziali 2008) e la loro qualità, che in passato era di scarso livello, oggi appare sempre più soddisfacente, spesso eccellente. Il nostro commento è che, incensato ed evocato perché sempre sentito come assente, il metodo scientifico è diventato l’approccio usuale della ricerca clinica nelle CAM ed è come una bella automobile che va da sola.

    JAMA, 2008, 299, (22), 2685

     
  23. docowl

    25/11/2008 at 22:03

    Come gli USA sensibilizzano i pazienti autoimmuni.

    Tips for getting a proper diagnosis of an autoimmune disease
    InFocus, Vol.10, No. 2, June 2002

    For people with autoimmune diseases, getting a proper diagnosis can be one of the most difficult challenges they face. The American Autoimmune Related Diseases Association (AARDA) conducted a survey of autoimmune disease patients and found that the majority of those eventually diagnosed with serious autoimmune diseases had significant problems in getting a correct diagnosis. Many were incorrectly diagnosed with a variety of conditions that have no specific blood test to confirm the diagnosis. Many were told that their symptoms were in their heads or that they were under too much stress. Further, the survey revealed that 45 percent of autoimmune disease patients had been labeled hypochondriacs in the earliest stages of their illnesses.

    To help people having confusing, undiagnosed symptoms to obtain a correct diagnosis, AARDA urges them to take these steps:

    1. Do your own family medical history. Take an inventory of your family health problems, expanding your research beyond your immediate family to cousins, aunts, uncles, and other relatives. Since current research points to a genetic component in most autoimmune diseases, you should know the health histories of your first degree relatives, including grandparents and cousins, if possible. Once you know your family history, you can communicate it effectively to your doctor who can then assess the possibilities with a degree of accuracy and order appropriate tests.

    2. Keep a “Symptoms” list. People with autoimmune diseases often suffer from a number of symptoms that, on the surface, seem unrelated. In addition, they may have suffered from other seemingly unrelated symptoms throughout their lives. It important, therefore, to make a list of every major symptom youve experienced so that you can present it clearly to your doctor. List the symptoms in the order of concern to you. When the nurse calls you into the exam room, review your list–or, better yet (in most cases), give the list to the nurse to record in your chart. When you see your doctor, be sure to mention at the very start of your visit the symptom that bothers you the most. This is often the problem to which your doctor will pay the most attention. Unless your problem list is lengthy, or the doctor notes a serious problem which takes higher priority, she/he usually will be able to answer all your questions. Know in advance what questions are truly important to you. In this way, you will not spend a lot of time discussing things that confuse the issue of your current needs.

    3. Seek referrals to good physicians. Talk to your family and friends. If you are having trouble getting a proper diagnosis, see whether someone you know and trust can recommend an internist in your community who is also a good diagnostician. It always good to ask around. Check your community resources–attend health agency meetings and community health meetings sponsored by local hospitals, and talk with the health care professionals at those meetings and elsewhere. Because there is no medical specialty of “autoimmunologist,” it can be difficult to determine the type of doctor you may need to see. One thought is to identify the medical specialist that deals with your major symptom and then check with a major medical center for a referral to that specialty department. A number of agencies dealing specifically with autoimmune diseases maintain referral lists.

    4. Inquire about the physician and hospital experience with autoimmune disease. All patients want to receive the highest quality treatment, but it is difficult to evaluate physicians and hospitals to whom they entrust their care. It a good idea to ask the physician whether he or she takes care of patients with the specific disease that has been diagnosed. Generally speaking, the larger number of patients with a particular autoimmune disease treated by the physician, the better. Also, a specialist should be adept at managing the therapies used to treat a particular autoimmune disease.

    5. Obtain a thorough clinical examination. Tests vary for different autoimmune diseases, and no single test can ascertain whether a patient has an autoimmune disease. When facing test situations, a patient might ask: What is the purpose of this test? Are there any alternatives? Is this an outpatient or inpatient procedure. Can I anticipate any pain, discomfort, or claustrophobia; and if so, can I take medication to make me more comfortable? How much does the procedure cost, and is it covered by my health insurance? Who will get the test results, and what will they tell me about my condition? The patient needs to understand that, although diagnostic criteria define a disease, they are sometimes uncertain. Making an autoimmune diagnosis is an exercise in the art of medicine as well as the science.

    6. Get a second, third, fourth opinion if necessary. Sort out your options for treatment at the beginning before symptoms worsen, but check first to see whether your insurance will pay for a consultation. Since autoimmunity has just begun to be recognized as the underlying cause of some 100 known autoimmune diseases and because symptoms can be vague and not visibly apparent, many doctors dont think to test for autoimmune diseases initially. If a doctor doesnt take your symptoms seriously, dismisses them as stress related (when you do not feel as though you are under any excess stress), or refers you to a psychologist, find another doctor. You know youre not feeling well, so dont be intimidated. When trying to get a correct diagnosis, it important to be assertive.

    7. Partner with your physicians to manage your disease. Once your have settled on your treatment plan, keep in mind that your health is best managed through a partnership–you and your medical team. Dont be afraid to ask questions: What are the treatment options? What are the advantages and disadvantages of each? How long will the treatment last? Establish a dialogue, a give-and-take on a mutual respect basis.

    5. Learn to deal early on with the long-term effect of autoimmune disease. The complicated process of obtaining a diagnosis and developing an appropriate plan of treatment may mean that you will be subjected to a great deal of uncertainty. Accept that patients with autoimmune disease and their families very likely will need to adapt to a somewhat different life style. Some people are using the Internet as a way to communicate their symptoms with others. Doing so can help advance your own personal research, may provide clues to what disease you are experiencing, and can be a means of uncovering good resources for finding a good diagnostician. Sharing your situation with others can have enormous benefit, including eliciting the kind of emotional support that is so necessary for people with undiagnosed autoimmune diseases. If you dont have your own computer, many libraries provide access to the Internet through their computers. Ask your librarian whether this is available to you, and dont hesitate to ask for help if getting “on-line” isnt clear to you. Also, contact your hospital community education department, a nurse at the health department, or a nonprofit disease-specific organization to find out about support groups.

     
  24. Giancarlo Cavallino

    30/12/2008 at 13:21

    Reumatismo, 2007; 59(4):316-321
    LAVORO ORIGINALE
    Efficacia del trattamento con Cellfood (deutrosulfazyme)
    nella fibromialgia
    Efficacy of Cellfood®’s therapy (deutrosulfazyme) in fibromyalgia
    M.E. Nieddu1, L. Menza2, F. Baldi1, B. Frediani2, R. Marcolongo1
    1
    Servizio di Reumatologia Clinica Rugani, Monteriggioni, Siena
    2
    Dipartimento di Medicina Clinica e Scienze Immunologiche, Sezione di Reumatologia, Università di Siena
    SUMMARY
    Objective: To assess the efficacy of Cellfood®’s therapy in the treatment of fibromyalgia.
    Methods: This study was a single-blind, cross-over, randomized placebo-controlled trial. Fourty female were select-
    ed from 320 cases investigated in the period 2003-2005 of june. To be included in this study, it was required that the
    diagnosis of fibromyalgia was made by a specialist in according to the ACR classification criteria of 1990. The pa-
    tient’s age was between 35-47 years, the choice of criteria were the absence of improvements with the conventional
    therapy and the normality of medical check-up. The patients were divided into two different-groups of thirty-one and
    nine subjects, each-one (group A) treated with Cellfood® for six months in according to the Eurodream’s scheme, and
    each-other (group B) treated with placebo for three months and successively with Cellfood® for three months.Besides
    we have estimated the tender points with algometer and the health status of women with the Fibromyalgia Impact Ques-
    tionnaire (FIQ) at the baseline (T0) and at three (T1) and six month (T2).
    Result: The group A had an appreciable improvement of the parameters at T1 statistically significant compared to the
    group B, while we observed a stability of they at T2 on the group A and an improvementof the parameters of the group
    B statistically non significant compared to each-one.
    Conclusion: Our result suggest that the Cellfood®’s therapy improve fibromyalgia symptoms and health-related qual-
    ity of life.
    Reumatismo, 2007; 59(4):316-321
    INTRODUZIONE razioni bioumorali e radiografiche. Oltre ai sinto-
    mi di tipo muscolo-scheletrico, ne possono essere
    L a fibromialgia è una sindrome algica muscolo- presenti molti altri come astenia, disturbi del son-
    scheletrica diffusa, ad andamento cronico, ca- no, parestesie agli arti superiori ed inferiori, senza
    ratterizzata da dolore e rigidità assiale (con rettili- una precisa distribuzione dermatomerica, senso di
    neizzazione delle lordosi cervicale e lombare) e tumefazione articolare, cefalea muscolo-tensiva,
    periferica, influenzata da diversi fattori come le labilità del tono dell’umore (ansia/depressione),
    condizioni climatiche, l’attività fisica, gli stress psi- vasospasmo acrale, dismenorrea e sindrome del co-
    cofisici e associata alla presenza di punti di dolo- lon irritabile (1, 2).
    rabilità elettiva (tender points), in assenza di alte- La diagnosi è rigorosamente clinica, infatti non esi-
    stono indagini strumentali o esami ematochimici
    che siano di reale utilità, e si basa sui criteri clas-
    sificativi dell’American College of Rheumatology
    (ACR) del 1990:
    Indirizzo per la corrispondenza:
    – dolore diffuso da almeno tre mesi. Il dolore è
    Dott.ssa Maria Elena Nieddu
    Clinica Rugani, G. Sante considerato diffuso quando è riferito al lato de-
    SS 222 Chiantigiana
    stro e sinistro del corpo, al di sopra e al di sotto
    53035 Monteriggioni (SI)
    della vita. Inoltre, deve essere presente dolore
    E-mail: mariaelenanieddu@tiscali.it
    317
    Efficacia del trattamento con Cellfood (deutrosulfazyme) nella fibromialgia
    MATERIALI E METODI
    scheletrico assiale in almeno una delle seguenti
    sedi: rachide cervicale, dorsale o lombo-sacra-
    le, torace anteriore; In questo studio a singolo cieco-cross-over con
    - presenza di almeno 11 su 18 tender points evo- somministrazione di placebo randomizzata sono
    cabili alla digitopressione da parte dell’esamina- state selezionate 40 pazienti di sesso femminile da
    tore (circa 4 kg/cm2) o mediante algometro (3). un campione di 320 pazienti affette da fibromial-
    La fibromialgia è caratteristica dell’età media con gia, giunte all’osservazione nel periodo compreso
    una prevalenza maggiore tra i 20 e i 55 anni, è più tra il Giugno 2003-2005.
    comune nel sesso femminile e l’incidenza della Per venire incluse nello studio era necessario che:
    malattia è del 1-4% (4, 5). la diagnosi di fibromialgia fosse fatta da un reuma-
    L’eziopatogenesi è ancora sconosciuta, ma si ri- tologo in base ai criteri diagnostici dell’American
    tiene abbia un’origine multifattoriale in cui fatto- College of Rheumatology (ACR) del 1990, un’età
    ri biologici, psicologici (6), genetici (7), neuro- compresa tra 35 e 47 anni, l’assenza di sensibili mi-
    endocrini (8) e sociali interagiscono tra loro nel glioramenti con le terapie convenzionali e la nor-
    determinare la genesi e la prognosi della fibro- malità degli esami ematochimici (emocromo, indi-
    mialgia. ci di flogosi, esami di funzionalità epatica e renale).
    Studi in microscopia elettronica sul tessuto mu- Le pazienti sono state suddivise in due gruppi di-
    scolare hanno dimostrato l’esistenza d’alterazioni somogenei, rispettivamente di 31 e 9, come de-
    morfologiche della fibrocellula muscolare e scritto nella tabella I.
    Il gruppo A è stato trattato con Cellfood® per 6 me-
    l’ipossia di tale tessuto è considerata come un pos-
    si iniziando con 1 gtt x 3/die fino ad un massimo
    sibile fattore di sviluppo dei tender points.
    di 12 gtt x 3/die (secondo lo schema terapeutico
    L’insieme di questi eventi si traduce, spesso, in
    fornito dall’Eurodream) (Tab. II).
    una riduzione della “biodisponibilità”, ovvero del-
    Il gruppo B è stato trattato con placebo per 3 mesi
    la quantità di ossigeno, di macronutrienti (soprat-
    e con Cellfood® per altri 3 mesi seguendo lo stes-
    tutto di aminoacidi e proteine) e di micronutrien-
    so schema terapeutico.
    ti (sali minerali e vitamine) effettivamente utiliz-
    I tender points sono stati valutati con la dolorime-
    zabili per far fronte alle esigenze vitali. In tale
    tria meccanica, e lo stato di malattia è stato valu-
    contesto la somministrazione per os del CEL-
    LFOOD®, un’integratore alimentare in gocce, ha tato con il Fibromialgia Impact Questionnaire
    dimostrato, così come si può rilevare dalla lette- (FIQ) al basale (T0), a 3 mesi (T1) e a 6 mesi (T2).
    ratura scientifica, di poter modulare la biodispo- Il FIQ è una scala di valutazione validata che vie-
    nibilità dell’ossigeno a livello cellulare aumen- ne raccomandata come “endpoint” primario nei
    tandone i livelli in caso di ipossia o riducendone trials clinici sulla fibromialgia e fornisce una valu-
    la concentrazione in caso di iperossia. Infatti, es- tazione funzionale e soggettiva del dolore.
    so si presenta come un sistema colloidale acquo- Al 1° mese e al 5° dall’inizio dello studio è stata
    so la cui fase polidispersa è costituita da solfato di eseguita una breve intervista telefonica per una va-
    deuterio e da una miscela complessa di 78 mine- lutazione della VAS sul dolore e sull’eventuale pre-
    rali, 17 amminoacidi e 34 enzimi in tracce, che agi- senza di effetti collaterali. I dati relativi ai due grup-
    scono come antiossidanti prevenendo i danni da ra- pi sono stati combinati ed espressi come media e
    dicali liberi responsabili delle lesioni da “stress deviazione standard (SD). I due gruppi di pazienti
    ossidativo” (9, 10). sono stati confrontati statisticamente utilizzando il
    Lo scopo del nostro studio è stato quello di valu- test del “t” di Student a due code per campioni in-
    tare l’efficacia della somministrazione orale del dipendenti; un valore di p<0,01 è stato considera-
    Cellfood® sulla stimolazione generalizzata di tutte to statisticamente significativo.
    le funzioni vitali, sul miglioramento delle perfor-
    mance sia neuropsichiche, come l’incremento del Tabella I – Gruppi di pazienti.
    tono dell’umore e del livello d’attenzione e con-
    Parametri Gruppo A Gruppo B
    centrazione, che motorie quali: riduzione del sen-
    Cellfood® Placebo
    so di stanchezza ed aumento della resistenza agli
    sforzi muscolari, per la capacità di ridurre la pro- Sesso
    duzione di acido lattico, nel trattamento dei pa-
    Numero 31 9
    zienti fibromialgici che non rispondevano alle te-
    Età 35-47 35-46
    rapie convenzionali.
    318 L. Menza, et al.
    Tabella II – Schema terapeutiico della somministrazione del Cellfood®.
    Timing Mattino Pomeriggio Sera
    1°, 2°, 3° giorno 1 goccia 1 goccia 1 goccia
    4°, 5°, 6° giorno 2 gocce 2 gocce 2 gocce
    7°, 8°, 9° giorno 3 gocce 3 gocce 3 gocce
    10°, 11°, 12° giorno 4 gocce 4 gocce 4 gocce
    13° giorno 5 gocce 5 gocce 5 gocce
    14° giorno 6 gocce 6 gocce 6 gocce
    15° giorno 7 gocce 7 gocce 7 gocce
    16° giorno 8 gocce 8 gocce 8 gocce
    dal 17° giorno 8 gocce 8 gocce 8 gocce
    dal 18° giorno 12 gocce 12 gocce 12 gocce
    Tabella III – Risultati.
    VAS dolore VAL. semiq. Astenia Difficoltà a Ansia Stanchezza al Tender
    attuale dolore causa della SF risveglio points
    CELL PLB CELL PLB CELL PLB CELL PLB CELL PLB CELL PLB CELL PLB
    T0 6.71 6.71 2.57 2.22 7.6 7.3 5.43 6.41 7.41 6.14 6.64 7.43 11.45 11.23
    T1 4.7* 5.77 1.71* 1.9 4.9* 5.53 3.77* 4.87 5.59 5.29 5.03* 6.00 10.2 10.5
    T2 4.7 4.8 1.70 1.8 4.9 4.85 3.75* 4.20 5.50 5.00 5.00 5.65 9.5 9.6
    PLB: Placebo (Gruppo B); CELL: Cellfood (Gruppo A); *p <0,01
    RISULTATI tati con Cellfood®) si è osservato un notevole mi-
    glioramento dei parametri relativi alla VAS sul do-
    Il nostro studio aveva come obiettivo di valutare gli lore attuale, della valutazione semiquantitativa del
    effetti a livello sistemico e muscolo-scheletrico sul- dolore, della difficoltà delle pazienti a causa della
    la somministrazione orale del Cellfood® nelle pa- malattia, della stanchezza al risveglio, dell’astenia
    zienti fibromialgiche che non rispondevano alle te- e dei tender points al T1, rispetto al basale con una
    rapie convenzionali. correlazione statisticamente significativa rispetto
    La valutazione dei tender points e la compilazione al gruppo B, trattato con placebo (Figg. 1-7).
    del FIQ effettuati al basale (T0), a 3 mesi (T1) e a Invece i parametri relativi all’ansia nel gruppo A al
    6 mesi (T2) hanno consentito di confrontare T1, rispetto al T0, erano significativamente ridot-
    l’efficacia del Cellfood® nei due gruppi di pazienti. ti, ma non erano significativamente più elevati ri-
    I risultati vengono riportati nella tabella III. spetto ai corrispettivi del gruppo placebo (Fig. 5).
    Da questi dati è emerso che nel gruppo A (pz trat- Inoltre a 6 mesi (T2) nel gruppo A si osserva una
    10
    8
    P<0.01
    6
    Gruppo A
    Gruppo B
    4
    2
    0
    T0 T1 T2
    Figura 1 – VAS dolore attuale.
    319
    Efficacia del trattamento con Cellfood (deutrosulfazyme) nella fibromialgia
    costanza di tutti i parametri esaminati che risultano to tranquillante e nel dolore con effetto analgesico,
    sia con l’efficacia del Cellfood® nelle stesse pa-
    pressochè sovrapponibili a quelli che avevano rag-
    zienti. Infatti nel gruppo B è stato seguito lo sche-
    giunto una significatività statistica al T1 (Figg. 1-
    ma terapeutico: placebo per 3 mesi e Cellfood® per
    7). Il gruppo B al T2 evidenzia una riduzione si-
    altri 3 mesi, secondo lo studio a gruppi “cross-over”.
    gnificativa di tutti i parametri esaminati, eccetto i
    valori relativi all’astenia giornaliera rendendo, pe-
    rò, la correlazione statisticamente non significativa
    DISCUSSIONE
    rispetto al gruppo A (Figg. 1-7). Tale miglioramento
    potrebbe spiegarsi sia con l’effetto “terapeutico”
    L’approccio terapeutico della fibromialgia è, attual-
    del placebo sulle pazienti esaminate, la cui attività
    mente, estremamente controverso ed in molti casi
    sintomatica, in questo caso, si esplica nei disturbi
    caratterizzato da scarsi, se non addirittura nulli, ri-
    del sonno con effetto sedativo, nell’ansia con effet-
    4
    3 P<0.01
    Gruppo A
    2
    Gruppo B
    1
    0
    Figura 2 – Valutazione semiquantitativa del Do-
    T0 T1 T2
    lore (scala 0-4).
    10
    8
    P<0.01
    6
    Gruppo A
    Gruppo B
    4
    2
    0
    Figura 3 – Difficoltà delle pazienti a causa della
    T0 T1 T2
    fibromialgia.
    10
    8
    P<0.01
    6
    Gruppo A
    Gruppo B
    4
    2
    0
    T0 T1 T2
    Figura 4 – Stanchezza durante la giornata.
    320 L. Menza, et al.
    10
    8
    P<0.01
    6
    Gruppo A
    Gruppo B
    4
    2
    0
    T0 T1 T2
    Figura 5 – Ansia.
    10
    8
    P<0.01
    6
    Gruppo A
    Gruppo B
    4
    2
    0
    T0 T1 T2
    Figura 6 – Stanchezza al risveglio.
    10
    8
    P<0.01
    6
    Gruppo A
    Gruppo B
    4
    2
    0
    T0 T1 T2
    Figura 7 – Tender points.
    le terapie non convenzionali nel trattamento della fi-
    sultati. Ciò probabilmente è dovuto alla scarsa co-
    bromialgia: a questo proposito è opportuno citare lo
    noscenza delle cause e dei meccanismi patogeneti-
    studio in doppio cieco con somministrazione di pla-
    ci responsabili della malattia. Le proposte di far-
    cebo randomizzata della durata di 4 mesi, effettuato
    macoterapia sono molteplici: FANS, analgesici,
    da Bell et al. (11) sull’uso individuale di una so-
    miorilassanti, antiepilettici, antidepressivi, utile an-
    stanza omeopatica, con diluizione 1/50.000 in 20%
    che la fisioterapia; sembrano essere più efficaci i
    di alcool e acqua distillata. Su 62 pazienti 53 hanno
    trattamenti multidisciplinari comprendenti la chi-
    completato lo studio riportando un notevole miglio-
    nesiterapia, il training aerobio, gli esercizi di stret-
    ramento dei tender points, della qualità di vita, del-
    ching e le tecniche cognitivo-comportamentali effi-
    lo stato generale e del tono dell’umore. Ciò dimostra,
    caci nel migliorare la funzione cardiovascolare e nel
    come il nostro studio, l’efficacia dei trattamenti al-
    ridurre il numero e la dolorabilità dei tender points.
    ternativi sulla fibromialgia, rispetto al placebo.
    Notevole interesse è stato riposto sull’efficacia del-
    321
    Efficacia del trattamento con Cellfood (deutrosulfazyme) nella fibromialgia
    si è ritirato dallo studio. Finchè non verrà trovata
    I risultati dello studio confermano la nostra ipote-
    una terapia adeguata per tale patologia, le terapie
    si che l’uso di un integratore nutrizionale, antios-
    alternative offrono un’altra possibilità efficace ed
    sidante, a base di ossigeno, oligoelementi ed ami-
    economica per alleviare la sintomatologia doloro-
    noacidi può migliorare in maniera significativa i
    sa e l’astenia, come il Cellfood®.
    sintomi e la qualità di vita nelle pazienti fibro-
    In conclusione si ritiene che il Cellfood® possa ef-
    mialgiche. Dopo 3-6 mesi la maggior parte dei pa-
    fettivamente fornire un contributo nella gestione
    rametri esaminati hanno mostrato un notevole mi-
    sintomatologica del paziente fibromialgico, sia per
    glioramento e sono state osservate differenze sta-
    quanto riguarda il dolore muscolo-scheletrico e le
    tisticamente significative tra il gruppo trattato con
    Cellfood® ed il gruppo di controllo per quanto ri- performance neuropsichiche e motorie quali: ridu-
    guarda il dolore, l’astenia e le funzioni fisiche che zione del senso di stanchezza ed aumento della re-
    hanno una notevole rilevanza nella fibromialgia. sistenza degli sforzi muscolari, riducendo la ne-
    Dall’analisi dei dati si è notato già dopo 12 setti- cessità di ricorrere ad associazioni farmacologiche
    mane di trattamento con Cellfood®, un migliora- complesse.
    mento della sintomatologia sia sul piano soggetti- Il limite del nostro studio è legato al breve periodo
    vo (VAS) che sul piano oggettivo (conta dei tender di osservazione (24 settimane): nella fibromialgia
    points), anche nelle pazienti che erano già in trat- non è infrequente, infatti, una riacutizzazione del-
    tamento farmacologico, che è rimasto costante si- la sintomatologia algica dopo un primo periodo di
    no al 6° mese nel gruppo A. La tollerabilità da par- buona risposta terapeutica; il fenomeno è proba-
    te dei pazienti si è dimostrata ottimale e di conse- bilmente dovuto ad interferenze psicologiche ulte-
    guenza anche la compliance, infatti nessun paziente riori e all’effetto placebo della sostanza utilizzata.
    RIASSUNTO
    Il trattamento delle pazienti fibromialgiche con Cellfood® offre una possibilità efficace ed economica per alleviare la
    sintomatologia dolorosa e l’astenia di tali pazienti. Infatti si ritiene che tale integratore possa fornire un contributo nel-
    la gestione sintomatologica di tali pazienti.
    Parole chiave – Fibromialgia, Cellfood®, miglioramento della qualità di vita.
    Key words – Fibromyalgia, Cellfood®, health-related quality of life.
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  25. Giancarlo Cavallino

    05/03/2009 at 21:26

    Inquinanti ambientali: e se provassimo l’omeopatia?

    L’azione delle sostanze inquinanti ambientali di origine industriale è molto profonda e influenza l’organismo umano fin dai primi giorni di vita; un problema al quale l’omeopatia potrebbe concedere più di qualche aiuto.
    di Ennio Masciello

    Pubblicati su Lancet, realizzato da ricercatori della Harvard School of Public Health e della Mount Sinai School of Medicine. Finalità della ricerca: studiare le interazioni tra sostanze chimiche inquinanti ambientali di origine industriale e lo sviluppo del cervello dei bambini già dalla vita fetale. Gli autori hanno stilato un elenco di oltre 200 sostanze di certa e comprovata neurotossicità sull’uomo adulto e bambino, aggiungendo che “tale elenco si potrebbe espandere oltre le 1000, prendendo in considerazione prove di laboratorio.” Particolarmene indagate le cinque sostanze aventi la maggior mole di evidenze: piombo, metilmercurio, arsenico, bifenilpoliclorurati (PBC) e il toluene. Una delle prime considerazioni espresse: “Vi è assenza di controlli sul livello di presenza ambientale dei tossici avente lo scopo di proteggere i bambini ed il loro cervello in via di sviluppo”. Quand’anche riconosciute come tossiche, sono state ignorate. Solo per il piombo ed il mercurio, ed in tempi recenti, sono state applicate normative più attente ai bambini. La particolare sensibilità e la vulnerabilità del Sistema Nervoso in via di sviluppo si protrae dalla vita fetale all’adolescenza ed è legata al fatto che lo stesso attraversa una serie di stadi differenti e subisce dei processi altamente complessi: “La presenza di neurotossici interferirebbe con il neurosviluppo, ed anche solo attraverso danni limitati, minerebbe l’integrità dell’organo, esponendolo a deficit funzionali come diminuzione dell’intelligenza, ritardi mentali, alterazioni del comportamento e secondo alcuni studiosi anche autismo ed ADHD”. Scrive l’autore: “L’esposizione a sostanze neurotossiche nell’infanzia può portare a malattie neurodegenerative più avanti nella vita, come il morbo di Parkinson”. “Le patologie del neurosviluppo sono difficili da trattare, socialmente molto costose e di non facile diagnosi… Le conseguenze d’esposizioni a bassi livelli di neurotossici, tendono ad essere clinicamente poco visibili, non appaiono nelle statistiche sulla salute, ma hanno pesanti conseguenze…”. D’altra parte già da quasi mezzo secolo in tossicologia industriale è nota l’azione del manganese nel produrre il Parkinsonismo manganico. Tutti i bambini nati tra il 1960 ed il 1980 nei paesi industrializzati, sono stati esposti al piombo usato come additivo nella benzina. Prendendo in considerazione il QI (Quoziente d’Intelligenza), si calcola che milioni di bambini possano essere stati modificati dal predetto inquinante, determinando “riduzione della metà delle intelligenze superiori, con QI oltre 130, con un pari aumento dei portatori di QI sotto il 70, intelligenze inferiori…”. Al piombo inorganico è da decenni riconosciuta un’influenza sulla capacità di concentrazione, di produrre rallentamento nella coordinazione motoria e induzione d’impulsività ed aggressività umorale. Questo esempio degli autori, riduttivo rispetto alla totalità del fenomeno, serve a sottolineare quanto il piombo sia stato ignorato anche in virtù dell’andamento subclinico della sua azione e quanto la sua distribuzione sia stata planetaria. E’ da qui che nasce una Pandemia Silenziosa. E’ quindi ovvio che qualsivoglia politica legislativa o sanitaria si intenda seguire nei prossimi anni, non lo si potrà fare senza tenere ben presente l’esistenza dell’inquinamento, continuando ad ignorarlo o negandone l’evidenza. Grandjean conclude: “I cervelli dei nostri bambini sono la nostra più preziosa risorsa economica e non ne abbiamo riconosciuto la grande vulnerabilità… la loro protezione deve diventare obiettivo primario della Salute Pubblica… Disponiamo di una sola occasione di sviluppare un cervello”. Ricerche sulla detossificazione indotta dalla somministrazione di metalli pesanti in diluizioni omeopatiche sono presenti in letteratura: forse dovremmo cominciare a rifletterci di più.

    Lancet, 2006, 368, (9553), 2167

     
  26. Giancarlo Cavallino

    05/03/2009 at 21:36

    Pazienti omeopatici per una legge

    di Vega Palombi Martorano
    Presidente APO Italia

    In occasione della Giornata Mondiale della Medicina Omeopatica in cui si festeggia il fondatore di questa Medicina, Samuel Hahnemann, l’APO Italia (Associazione Pazienti Omeopatici) ha promosso un incontro con medici e pazienti per ricordare l’illustre scienziato. La manifestazione si terrà a Roma, il 26 marzo 2009 alle ore 15.00, presso il CERMA (Centro Europeo di Ricerche Mediche Applicate) della Fondazione Europea Dragan, in Largo Traiano 1/A.
    “L’APO Italia per una Legge” è il tema della Tavola rotonda organizzata in collaborazione con la CoNMI (Consulta Nazionale per la Medicina Integrata) e coordinata dalla Presidente della SIOMI, Simonetta Bernardini. Sono diciotto anni che APO Italia lotta per una corretta diffusione di questa Medicina e per la sua regolamentazione. E’ ormai giunta l’ora di legiferare. In Italia non esiste libertà di scelta terapeutica come in quasi tutti i paesi europei dove l’omeopatia è da anni riconosciuta ed anche parzialmente rimborsata; i pazienti omeopatici italiani – a differenza degli animali, per i quali il Governo addirittura consiglia le cure complementari – sono costretti a curarsi nell’unico modo consentito dalle Istituzioni, ovvero con la Medicina convenzionale o Medicina di Stato; e ciò non è giusto! Il paziente omeopatico paga le tasse al pari di tutti i cittadini ed ha diritto di curarsi con il metodo di cura in cui ha fiducia. Per questa ragione sono stati invitati a partecipare all’incontro Presidenti di Ordini di Medici, di Veterinari e di Farmacisti, nonché Parlamentari di ogni orientamento, perché “la Medicina è Una, quella che guarisce”.
    Interverranno a portare la loro testimonianza, il dr. Marco Palmisano, autore del libro “Un angelo mi ha salvato” ed il medico omeopata, Giovanna Bardellini, autrice della guarigione del Palmisano, oggi suo marito. L’ingresso alla manifestazione è libero.

     
  27. Giancarlo Cavallino

    12/03/2009 at 12:58

    Il senso ed il significato della Medicina Integrata

    Andrew Weil è Direttore del programma di Medicina Integrata del Dipartimento di Medicina alla Università dell’Arizona e nel suo articolo non perde tempo a chiedersi quanto profonda sia la crisi della medicina nel nostro tempo poiché è troppo occupato a dare al lettore una soluzione.
    di Massimo Saruggia

    Leggere l’articolo di Andrew Weil pubblicato su APM (Association of Professors of Medicine) è come sostituire continui flashback con folgoranti flashforward: le anticipazioni. Il suo non è l’ottimismo incosciente del Candide di Voltaire, ma quello più cauto e consapevole che si può fondare su ragioni nascoste nelle pieghe del presente. Ed il presente sottolinea che il ricorso alle medicina integrata ha assunto negli USA un carattere fluviale: il 40% degli americani ricorre in un modo o nell’altro a pratiche di medicina “non convenzionale”, spesso senza parlarne al proprio medico di fiducia. L’”incalzando” che caratterizza la sviluppo di queste pratiche trova una motivazione interna, strutturale: i pazienti desiderano un miglioramento del rapporto medico-paziente e ricercano un medico che condivida le loro prospettive sulla salute e sulla guarigione, che sia sensibile all’idea dell’interazione corpo-mente e che non irrida alle loro richieste di saperne di più sulle pratiche di cura “non convenzionali”. Il problema centrale è che nella loro formazione i medici non vengono preparati a questo compito. La medicina integrata infatti non è semplicemente una pratica ma è, prima ancora, un esercizio etico che sposta l’obiettivo dal trattamento sintomatico alla cura della persona, alla stretta relazione medico-paziente e all’attenzione verso il ruolo della mente nelle questioni che rendono il corpo sofferente.
    La sfida – sottolinea Weil – è di estrarre, depurate da un amalgama sovente bizzarro di pratiche di cura, ciò che è utile, sicuro ed efficace. A Tucson, nell’Università dell’Arizona, è attivo da quattro anni un programma di formazione in Medicina Integrata che ha come scopo quello di formare i medici del futuro e di sviluppare nuovi modelli educativi che possano essere utilizzati in altre scuole di medicina. Il programma della scuola sviluppa conoscenze in medicina nutrizionale, psicosomatica, filosofia della scienza oltre ai fondamentali nella teoria e nella pratica delle principali pratiche di Medicina Complementare. Una Consensus Conference che ha visto la partecipazione di sette importanti Università degli Stati Uniti ha concluso che la Medicina Integrata è la direzione nella quale va la medicina del futuro e che essa non è semplicemente un insieme di nozioni che si aggiungono al sapere del medico. In modo più profondo la nuova medicina è basata sulla centralità del rapporto medico-paziente, sull’articolazione del paradigma scientifico attuale e su un ripensamento del significato della guarigione e della cura, nel rispetto del metodo scientifico e della evidenza clinica. Ci pare che questo approccio di formazione equivalga ad un rito di passaggio che permette l’accesso della Medicina Integrata alla piena ed aperta fioritura.

     
  28. Giancarlo Cavallino

    12/03/2009 at 13:02

    Medici e pazienti insieme per l’omeopatia!

    Giovedì 26 Marzo 2009, Fondazione Europea Dragan
    Via del Foro Traiano, 1 (Piazza Venezia), ore 15

    Ne’ non convenzionali, ne’ alternativi, ne’ di serie B! Su questo i pazienti dell’omeopatia e i medici hanno le idee molto chiare e hanno le stesse idee. I pazienti dell’omeopatia sono pazienti come tutti gli altri e lottano per una medicina unita, la Medicina Integrata, dove le preziose risorse dell’omeopatia affianchino la medicina convenzionale per aumentare le opportunità di cura e di guarigione dei cittadini.
    Straordinario questo mondo, che in Italia conta ben 14 milioni di pazienti e più di 20.000 medici esperti in omeopatia. Un mondo che si muove insieme, pazienti e medici, alleati, nell’affetto e nel rispetto reciproco, tutti quanti stanchi di chiedere, da più di venti anni, la stessa cosa: il riconoscimento della medicina omeopatica anche in Italia e pari dignità rispetto ai cittadini d’oltralpe, per i quali è possibile curarsi con l’omeopatia in ospedale, in numerosi servizi pubblici e acquistare i medicinali in farmacia a prezzi minori rispetto a quelli italiani. Non solo, hanno più diritti gli animali, per certi versi: se si allevano per produrre carni biologiche, infatti, possono essere curati solo con l’omeopatia. Agli umani i detrattori dell’omeopatia vorrebbero consentire solo l’uso dei farmaci “chimici”.
    Ne’ non convenzionali, ne’ alternativi, perché la medicina è una e una soltanto. Per questo motivo la manifestazione si terrà nella prestigiosa sede romana del Centro di Ricerca Medica Applicata della Fondazione Europea Dragan e all’evento sono stati invitati tutti gli attori protagonisti della salute: Ordini dei Medici e Odontoiatri, dei Veterinari e dei Farmacisti, Federazione Italiana delle Società Scientifiche, Università. Inoltre partecipano tutte le sigle aderenti alla Consulta Nazionale per la Medicina Integrata alla presenza del suo Presidente, il prorettore per la Formazione post Laurea dell’Università di Siena, Prof. Luciano Fonzi, titolare del primo Master italiano di Omeopatia. E si farà insieme ad un testimonial d’eccezione, Marco Palmisano, un paziente che il potere dell’omeopatia l’ha provato sulla sua pelle, anzi, sui suoi occhi. Egli è stato infatti guarito con l’omeopatia da una forma di cecità incurabile per la medicina convenzionale.
    Ne è rimasto così profondamente colpito da aver voluto offrire la sua testimonianza in un libro: “Un angelo mi ha salvato”. Sarà con lui anche la dottoressa omeopata Giovanna Bardellini, che l’ha avuto in cura e che oggi è sua moglie.
    “Abbiamo invitato i Senatori della Commissione Igiene e Sanità del Senato, poiché essi in questo momento sono impegnati a preparare una proposta di Legge sulle medicine complementari”, afferma la Presidente dei Pazienti Omeopatici Vega Palombi Martorano, che aggiunge: “vorremmo oggi essere tutti come i cittadini toscani, in quella regione l’omeopatia è riconosciuta, normata dalla Legge, inserita nei livelli essenziali d’assistenza. I cittadini toscani possono andare alla loro ASL e prenotare una visita omeopatica al costo di 18,60 euro; l’omeopatia sarà finanche in un ospedale pubblico. Per questo alla manifestazione abbiamo invitato anche i protagonisti del Servizio Sanitario toscano. Serve una legge nazionale che renda tutti quanti i cittadini uguali. Serve il riconoscimento dei medici preparati e esperti anche in omeopatia a tutela della salute dei pazienti e contro i fenomeni di abusivismo terapeutico, purtroppo sempre possibili in una nazione in cui l’omeopatia è ancora in un regime di semiclandestinità”.
    “Ma attenzione”, afferma Simonetta Bernardini, “lo diremo anche ai Senatori: in occasione della giornata mondiale dell’Omeopatia del 2010 noi vorremmo festeggiare proprio la legge nazionale; se così non sarà, i pazienti e i medici l’anno prossimo si daranno appuntamento in piazza, quella davanti al Parlamento”.

     
  29. Giancarlo Cavallino

    25/06/2009 at 10:04

    I medici uniti per una legge che riconosca le Medicine Complementari

    Omeopatia, omotossicologia, medicina antroposofica: i medici uniti per chiedere una legge che riconosca le tre più diffuse medicine tradizionali europee. Il 18 giugno scorso le associazioni mediche più rappresentative dell’omeopatia, omotossicologia e medicina antroposofica si sono riunite a Milano e hanno deciso di comune accordo di lanciare una campagna di largo respiro affinché la legge sulle medicine complementari e alternative che le racchiude venga finalmente licenziata in Commissione Sanità e proposta al voto in Parlamento.
    L’Italia sta vivendo un paradosso che lede il diritto alla libertà di scelta terapeutica sancito dalla nostra Costituzione:

    a) la federazione degli ordini dei medici già nel 2002 ha riconosciuto Omeopatia, Omotossicologia, Medicina Antroposofica insieme ad altre sei medicine complementari e alternative come atto medico;

    b) numerose regioni tra le prime Toscana, Emilia Romagna e Lombardia hanno riconosciuto in varie forme queste tre medicine;

    c) alcune facoltà di Medicina e Chirurgia dedicano corsi e master all’omeopatia, all’omotossicologia e alla medicina antroposofica;

    d) nove milioni di italiani hanno scelto di affidarsi a un medico che pratica questo tipo di medicine, che affondano le radici nella tradizione europee.

    Nonostante ciò il parlamento non è ancora riuscito a legiferare, nonostante siano passati molti anni dalla prima proposta di legge e che attualmente in Commissione si stia discutendo fin dall’inizio della legislatura su quattro proposte di legge. La mancanza di una legge specifica non tutela la salute dei cittadini perché lascia ampio spazio all’operato di guaritori e ciarlatani e non garantisce l’uguaglianza dei cittadini che scelgono di curarsi con l’omeopatia, l’omotossicologia e la medicina antroposofica. In Svizzera, sulla base di una forte pressione popolare nel maggio scorso è stata modificata la costituzione federale per inserire il principio di libertà di cura con le medicine complementari e alternative. E’ forse giunta l’ora di attivare in modo massiccio anche gli italiani perché al Parlamento e al governo arrivi la sollecitazione a concludere l’iter di una legge che attuerebbe il dettato costituzionale? Attraverso le loro organizzazioni i medici prescrittori di medicinali omeopatici e antroposofici saranno invitati a sensibilizzare i loro pazienti su questa grave mancanza della politica italiana e sul reale pericolo che, nonostante la legge sui farmaci regolamenti anche i medicinali omeopatici e antroposofici, molti dei preparati oggi in commercio non possano più essere disponibili in farmacia.

    Firmatari del comunicato:

    AIOT, Associazione Italiana Omotossicologia
    FIAMO, Federazione Italiana delle Associazioni e di Medici Omeopatici
    SIMA, Società Italiana di Medicina Antroposofica
    SIOMI, Società Italiana Omeopatia e Medicina Integrata

     
  30. Giancarlo Cavallino

    16/07/2009 at 22:14

    ONCOLOGIA
    L’importanza delle Medicine Complementari in oncologia pediatrica
    di Italo Grassi

    Sebbene il tasso di sopravvivenza nel cancro infantile sia del 78%, stress ed emotività possono influenzare la qualità della vita di questi bambini per mesi, anni, e anche decenni, al di là del trattamento. L’obiettivo delle cure sanitarie è quello di trovare il modo più efficace ed economicamente valido di approccio alla prevenzione, alla promozione della salute e al trattamento della malattia, considerando l’uso associato di medicina convenzionale e MC (Hyman, 2005). L’oncologia integrativa, cioè l’uso di MC, in combinazione con cure mediche standard, si prefigge di migliorare il supporto di cure disponibili per i pazienti, ma anche la determinazione scientifica attraverso studi clinici che dimostrino che le MC terapie, dal punto di vista medico, sono valide, efficaci e compatibili con la chemioterapia standard e la radioterapia. Le MC comprendono una grande varietà di approcci, tra cui agopuntura, massaggi, terapie a base di erbe e integratori alimentari. Il Centro Nazionale per le complementari e alternative medicine (NCCAM, 2005) classifica le MC in cinque settori principali. Integrazione ai sistemi medici: omeopatia, medicina tradizionale cinese, Ayurveda; interventi su mente-corpo: meditazione, musica terapia; terapie biologiche: fitoterapia e integratori alimentari; manipolazioni del corpo: massaggio, chiropratica, osteopatia; terapie di energia: Reiki. Nella popolazione l’uso delle MC è aumentato dal 42% dei 2.055 adulti intervistati nel 1997 (Eisenberg et al, 1998) al 62% di 31 044 adulti che utilizzano una qualche forma di MC nel 2002 (Barnes, Powell-Griner, McFann, & Nahin, 2004). I tassi di utilizzo delle MC sono più alti tra gli individui che soffrono di malattie croniche o con pericolo di vita come il cancro. Per le attuali cure in oncologia pediatrica, le MC terapie possono essere utilizzate al meglio, se aggiunte per ridurre i sintomi di stress e di angoscia correlati al trattamento della malattia. Per i malati sopravvissuti al cancro infantile, le MC possono contribuire a ridurre o evitare gli effetti collaterali tardivi della terapia e promuovere la salute a lungo termine. A questo proposito, manca una ricerca scientifica basata su MC e sopravvissuti al cancro infantile. Tuttavia, nonostante la mancanza di prove e di un noto meccanismo d’azione, le persone utilizzano le MC per sentirsi meglio e per assicurarsi che stanno facendo tutto ciò che è possibile per migliorare la propria salute e quella dei loro bambini. Inerente alle MC, secondo un modello psiconeuroimmunologico, è l’obiettivo di mettere i pazienti in condizione di assumere una maggiore indipendenza nel processo decisionale di assistenza sanitaria e le scelte, partecipare alla gestione dei sintomi, nonché di aumentare l’autonomia e il senso di responsabilità per il proprio bambino e la sua salute. Le prossime tappe saranno quelle di fornire prove di efficacia, di esplorare i meccanismi di azione, di operare la valutazione della sicurezza e le interazioni e stabilire costi-efficacia per giustificare l’uso delle MC. La sfida agli operatori sanitari in età pediatrica oncologica è quello di migliorare la sopravvivenza, ridurre i tassi di malattia e gli effetti collaterali tardivi, migliorare la salute e il benessere dei pazienti e delle loro famiglie. Un modello di assistenza è necessario che risponda sempre alle esigenze delle famiglie e dei bambini malati di cancro, promuovendo al tempo stesso la speranza, la guarigione e la gestione dei sintomi del cancro in tutto il percorso terapeutico.

    J Ped Oncol Nursing, 2006, 23, (5), 244

     
  31. Giancarlo Cavallino

    21/07/2009 at 23:33

    MUTAZIONI GENETICHE INDOTTE DAI VACCINI
    mag 22nd, 2009 | By admin | Category: News, Politica e attualità

    La divisione vaccini della farmaceutica Merck, ammette l’inoculazione del virus del cancro per mezzo dei vaccini.
    La sconvolgente intervista censurata, condotta dallo studioso di storia medica Edward Shorter per la televisione pubblica di Boston WGBH e la Blackwell Science, è stata tagliata dal libro “The Health Century” a causa dei sui contenuti – l’ammissione che la Merck ha tradizionalmente iniettato il virus (SV40 ed altri) nella popolazione di tutto il mondo.
    Questo filmato contenuto nel documentario “In Lies We Trust: The CIA, Hollywood & Bioterrorism”, prodotto e creato liberamente dalle associazioni di tutela dei consumatori e dall’esperto di salute pubblica, Dr. Leonard Horowitz, caratterizza l’intervista al maggior esperto di vaccini del mondo, il Dott. Maurice Hilleman, che spiega perché la Merck ha diffuso l’AIDS, la leucemia e altre orribili piaghe nel mondo :

    Il Consulente medico scientifico della Associazione UNIVERSO BAMBINO dott. Massimo Montinari (medico chirurgo della Polizia di Stato), con la Sua equipe, ha effettuato diversi anni or sono al Policlinico di Bari, delle precise ed accurate ricerche Clinico/Sanitarie (auto sovvenzionate) che DIMOSTRANO con certezza l’estrema pericolosità dei vaccini obbligatori e non.

    Egli ha accertato che tutti i vaccini creano MUTAZIONI GENETICHE, invalidando ed alterando i geni del braccio corto del Cromosoma 6, (quello che controlla ed organizza il Sistema Immunitario) creando quindi gravi patologie handicappanti.

    Sono state informate, appena avuti gli esiti delle ricerche, TUTTE le autorità competenti Italiane:Ministro e Ministero della Sanità, Istituto Sup. Sanità, Università, Ricercatori molto noti, Trib. dei Minori, Ospedali, Associazioni dei malati, Giornali, Radio, TV, malgrado ciò, pur essendo la “scoperta del Secolo” NESSUNO ha mosso un dito per informare i cittadini di questi gravissimi danni.

    Anche l’Ordine dei Medici è stato a suo tempo informato di tutte le ricerche, ma a tutt’oggi non si è ancora fatto sentire, quasi a voler nascondere questi fatti. Quale fiducia possiamo porre in questi personaggi INDOTTRINATI ideologicamente a questo sistema Sanitario, che purtroppo in Italia ha instaurato da decenni la dittatura Sanitaria vaccinale. Altre ricerche della stessa équipe, non solo hanno confermato le precedenti scoperte, ma anche permesso di trovare persino i marcatori delle patologie più invalidanti !! L’ultima ricerca di questa equipe di medici dello scorso mese, dimostra come le sostanze contenute nei vaccini quali essi siano, DISTRUGGONO delle particolari molecole, nelle cellule del corpo, preposte ad attivare il Sistema Immunitario e quindi gli anticorpi solo verso gli aggressori. Quando gli anticorpi non riescono a riconoscere gli aggressori, essi diventano aggressivi verso il sistema immunitario stesso distruggendolo e generando le cosiddette “malattie auto immuni”, aids compreso. Occorre aiutare questo medico, visto che cercano di immetterlo nella “congiura del silenzio”, ad informare la popolazione mondiale su queste VERITA’: i vaccini distruggono il sistema immunitario ed immettono nel DNA umano ed animale, le malattie genetiche, per creare il mercato dei malati utile solo alle imprese farmaceutiche !!!

    Aiutiamo questi VERI MEDICI, che effettuano la loro “Arte” con “passione civile”, denunciando le malefatte di coloro che conniventi, tacciono e fanno passare sotto silenzio, queste eccezionali scoperte.
    Vi chiediamo di intervenire levando anche la Vs. VOCE per contrastare e denunciare queste prassi abominevoli contro i Vostri e nostri figli ! Cosa intendete fare per far conoscere a tutti la gravità delle profilassi vaccinali ?

    Vaccini e alterazioni cromosomiche:

    Knuutila S, “Maggiore incidenza di alterazioni cromosomiche e di Sister Cromatid Exchange (SCE) in linfociti in vivo di 12 pazienti vaccinati contro la varicella”, Hum Genet, 23 feb. 1978; 41(1):89-96

    Cherkeziia SE, “Disfunzioni dell’apparato dei cromosomi della murena indotti per vaccinazione con un complesso di vaccini antivirali”, Vopr Virusol, sett. 1979, (5):547-550
    Vaccini ed autoimmunità

    “Autoimmunità indotta da vaccino”, Journal of Autoimmunity 1996 Vol 9

    Romanov VA, “Ruolo dei processi autoimmuni nella patogenesi delle lesioni post-vaccinali del sistema nervoso”, Zh Mikrobiol Epidemiol Immunobiol, ott. 1977, 10:80-83

    Grachev VP, “Formazione di auto-anticorpi in animali da laboratorio dopo iniezione con virus di diversa virulenza”, Acta Virol (Praha), luglio 1973, 17:319-326

    Vautier G, Carty JE, “Artrite reumatoide acuta poitiva all’analisi del siero a seguito di antiepatite B”, Br. J. Rheumatol., 1994; 33:991

    Movsesiants AA, “Studi sperimentali sull’abilità di diversi ceppi di virus vaccinali nell’indurre la formazione di autoanticorpi”, Vopr Virusol, maggio-giugno 1975; (3):297-302

    Hassan W, Oldman R, “Sindrome di Reiter e artrite reattiva nella salute di assistenti sociali dopo le vaccinazioni”, Br. Medical J., 1994, 309: 94

    Negina IP, “Formazione di auto-anticorpi a seguito della vaccinazione con diversi tipi di vaccini tifoidi”, Zh Mikrobiol Epidemiol Immunobiol, maggio 1980; (5):69-72

     
  32. Giancarlo Cavallino

    01/08/2009 at 16:45

    Bruna Spagnuolo: Uranio impoverito (III – Si può uccidere due volte…)
    23 Marzo 2009

    I vaccini trasformati in orrore del secolo

    e la conclusione dell’ultima Commissione d’Inchiesta sull’Uranio impoverito

    Mi sa che i film dell’orrore siano soltanto animazioni per educande e che il vero horror, ormai, sia appannaggio delle più insospettabili componenti sociali. Questo è quanto mi viene in mente, leggendo una notizia come la seguente: «La Merck ammette l’inoculazione del virus del cancro» (ovvero: “la Divisione Vaccini della farmaceutica Merck ammette di inoculare nella gente il virus del cancro per mezzo dei vaccini”!!!). Tale scoperta è stata fatta dallo studioso di storia medica Edward Shorter, quando ha condotto un’intervista per la televisione pubblica di Boston (WGBH) e la Blackwell Science. Detta intervista era talmente sconvolgente che è stata ‘censurata’ senza se e senza ma ed è stata tagliata dal libro The Health Century. La Merck ha tradizionalmente iniettato il virus SV40 (e anche altri- Signore aiutaci!) nella popolazione di tutto il mondo, Edward Shorter lo ha scoperto, ma il mondo non ne è venuto a conoscenza. È il filmato In Lies we trust: The CIA, Hollywood & Bioterrorism (che non ha una diffusione urbi et orbi, purtroppo, perché è stato prodotto dalle associazioni di tutela dei consumatori e dal Dr Leonard Horowitz -esperto di salute pubblica) a contenere l’intervista in cui il Dottor Maurice Hilleman (il maggior esperto di vaccini del mondo) spiega come e per quali motivi la Merck “ha diffuso” AIDS/ leucemia e vari mali mondiali terrificanti e come “si è scoperto” che i vaccini venduti al terzo mondo “contengono” un ormone (l’ormone B-hCG). Detto ormone, inserito in un vaccino, rende sterili.

    Vorrei tanto che questi orrori fossero invenzioni senza fondamento, ma… ci sono conferme dolorose e… scoraggianti che ‘fanno davvero cadere le braccia’: la punta di uno di questi iceberg-horror mondiali è stata dipanata dalla Corte Suprema delle Filippine, giungendo alla conclusione che “sono” tre milioni le ragazze e le donne (filippine, nigeriane, tailandesi, ecc.) che sono state ‘vaccinate’ e rese sterili (…come non inorridire di fronte all’abuso-sopruso contro il diritto più sacrosanto del genere umano e a una simile ingiustificata criminale violenza contro tante vite innocenti individuali/ come accettare che individui con intenti così criminali possano definirsi ‘umani’…?). Si parla tanto della condizione della donna nel mondo ‘povero’ e non si conoscono cose come questa violenza gratuita e orrenda inflitta alle donne (del mondo povero) dal un mondo ricco che lo stesso mondo ricco ignora…

    Porre delle domande mi pare d’obbligo: chi c’è dietro i criminali ‘singoli’? Le case farmaceutiche possono decidere di tramare e di portare a compimento dei crimini contro le popolazioni mondiali in tutta libertà…? Dove sono coloro che devono controllarle? Dov’erano mentre menti e braccia criminali inoculavano la gente con semi di morte/ mutazioni genetiche/ sterilità? Le case farmaceutiche disoneste hanno licenza di uccidere? Possono perpetrare, attraverso i vaccini, tutti i delitti che vogliono?

    Per documentarsi:

    http://uk.youtube.com/watch?v=edikv0zbAIU

    http://it.youtube.com/watch?v=wg-52mHljhs&feature=related

    http://www.youtube.com/watch?v=edikv0zbAIU

    C’è chi sostiene che i casi di leucemie e di tumori che hanno mietuto vittime (170 morti e 2600 malati, entro il 2007) tra i militari italiani non dipendano in realtà dal DU, ma dai vaccini/ che 1.427 di dette vittime militari non siano mai state in zone di guerra/ che il personale non militare che si è recato nei Balcani (senza aver subito vaccini) non abbia contratto leucemie o tumori (ciò non è vero).

    Tutto ciò è da prendere con la dovuta considerazione, senza dimenticare, però, che in medio stat virtus: la responsabilità dei vaccini non va sottovalutata/ è gravissima/ richiede provvedimenti urgenti (sociali-civili-penali), ma non toglie ai bombardamenti con DU nessuna delle nuance cupe e spaventose che li caratterizzano. Non condivido coloro che pongono la questione nei seguenti termini: “uranio o vaccini?”, perché le due cose sono concause parimenti dolose e ingiustificabili inflitte da uomini ad altri uomini (per causarne malattie terrificanti e morte), ma prego Dio di illuminare chi di dovere perché vigili su chi potrebbe (può, attraverso gli ‘aiuti’ alla ‘salute’) nuocere alla vita dei popoli (perché a noi cittadini senza potere decisionale non resta altro che fidarci di chi è deputato a difenderci). Non ci sono parametri adatti a catalogare coloro che usano i vaccini come mezzo di diffusione di malattia e morte. Quegli individui formano una categoria a sé stante: quella delle forme di vita che albergano in se stessi una scintilla avariata della vita stessa. Girare attorno al problema non serve: i vaccini sono nati dagli sforzi di coloro che volevano sconfiggere le malattie-piaghe mietitrici di numeri inaccettabili di vite umane. Sono il simbolo dell’amore per ‘la’ vita umana. Soltanto i Genobaca, dueños di una spora marcia e distruttiva della vita universale possono concepire la diavoleria malata di inserire in un principio salvante un contorto target distruttivo.

    I vaccini killer hanno agito nell’ombra per un tempo infinitamente (troppo) lungo e sono stati portati allo scoperto da vari guardian angels della categoria medica (ai quali va tutta la gratitudine di cui sono capace e dovrebbe andare quella del mondo). È grazie agli studiosi benefattori che i vaccini sono stati oggetto di ‘lavori’ in alto loco/ hanno ‘fatto notizia’, come nel comunicato stampa del Dicembre ’95 (“Universo Bambino per Mutazioni Genetiche da Vaccino + Militari ammalati dai Vaccini + Interrogazione Parlamentare + Contenuto dei Vaccini + Come si producono i Vaccini”)/ hanno formato ‘materia’ di studio per la Commissione senatoriale d’inchiesta.

    Il 26 Luglio 2007 si è tenuta l’audizione della Commissione Senatoriale di Inchiesta sull’Uranio Impoverito e su ‘Altre’ cause di nocività per i Militari italiani. Il professor Nobile (oncologo/ specialista del S.S.N. in pensione/ libero docente dell’Università di Siena, dove ha solo depositato la docenza in Semeiotica chirurgica conseguita a Roma, come prescrive la legge, senza mai ricoprire incarichi universitari/ presidente della sezione di Siena della Lega italiana per la lotta contro i tumori), nell’ambito di detta audizione, ha preso in considerazione il vaccino come farmaco, ha fatto cenno ai dibattiti pro e contro la profilassi vaccinale ed, evitando di addentrarvisi, ha dato per scontata l’innocuità dei costituenti dei vaccini, ma ha precisato che innocui non sono con assoluta certezza e ha fatto riferimento ai foglietti delle istruzioni (definiti “bugiardini”), che vengono compilati in modo diverso da ognuna delle aziende produttrici. L’elasticità (dolosa) delle informazioni contenute nei “bugiardini”, cui il professor Nobile fa riferimento, si riferiscono agli antigeni (vivi/ attenuati/ uccisi)/ agli agenti coniugati (da conservanti e stabilizzanti)/ agli adiuvanti (per far “adiuvare”–e prolungare l’effetto- si ricorre a metalli pesanti come il mercurio -che solo in Italia non è stato vietato- e all’alluminio, pericolosi per la salute dei vaccinati). Il professor Nobile ha ribadito che i metalli pesanti sono tossici (perché penetrano nell’organismo; si accumulano nelle ossa, nel fegato, nei reni, nel sistema nervoso e nel grasso; bloccano importanti reazioni enzimatiche; alterano il metabolismo e gli scambi energetici, «fino a provocare malattie autoimmuni, tumori e malattie cronico-degenerative come l’autismo, la sclerosi multipla, il Parkinson, l’Alzheimer»)/ che «le intossicazioni più frequenti sono da piombo, arsenico, cadmio, alluminio e mercurio -gli ultimi due metalli sono presenti come adiuvanti in diversi vaccini»/ che (come dice di aver rimarcato nell’Allegato 6) «eventuali danni da vaccini rappresentano un problema comune a tutta la popolazione vaccinata, sia civile che militare»/ «che nel nostro Paese le competenti Autorità sanitarie militari non sono orientate a ricercare, raccogliere e quantificare tali danni in base all’obbligo della loro denuncia (V. legge 210 del 1992 all’allegato 12) come avviene per i civili né a catalogarli in appropriati database, soprattutto per prevenirli».

    Le informazioni contenute nella relazione del professor Nobile sono fatte per togliere il sonno a chi non sia affetto da ottusità e indifferenza. Contengono implicazioni uncinate di diversa natura, ma voglio soffermarmi su alcune di esse, in particolare: come si può ‘ricevere’ (accettare-metabolizzare-‘digerire’) il pensiero che portare i bambini a ‘fare le vaccinazioni’ possa, in qualche modo, voler dire somministrar loro sostanze-pilota dei semi di malattie autoimmuni, tumori e malattie degenerative?/ Come si può accettare che sostanze così tossiche si possano inoculare ripetutamente ai ragazzi e ai giovani, causando un accumulo inevitabile delle quantità definite ‘minime’ (che, con il tempo, minime non saranno più…)?/ Come si può sottoporre i soldati a vaccinazioni continue (necessarie soltanto al ‘mercato’ redditizio di chi lucra sui vaccini, senza alcun riguardo per la vita umana…)? Tutto avrei pensato, ma non questo. Sapevo e so che in nome del ‘guadagno’ si sono perpetrati da sempre delitti senza giustificazione, ma non avrei mai pensato possibile che tale principio crudele e senza patria-valori potesse essere applicabile ai vaccini… Ciò è davvero too much…

    io benedica il professor Nobile e dia al mondo parecchie sue ‘duplicazioni’, perché c’è tanto bisogno di menti esperte, qualificate, straordinarie e oneste che gridino il vero e lo martellino nelle menti di chi governa fino a quando almeno qualche buona spora vi entri, attecchisca e porti qualche buon frutto. Mi auguro che le sue parole siano arrivate forti e chiare to whom it may concern, perché occorre un controllo (vero) che vada oltre le omertà assassine responsabili degli abusi di potere che possano trasformare le case farmaceutiche in vere e proprie fabbricanti di genocidi. È davvero terribile pensare che, là dove gl’interessi aziendali sono vere fucine di fortune economiche immense, è difficile immaginare ‘controllori’ irreprensibili e severi (e non è difficile supporre che la facilità di circolazione della ricchezza possa comprare parecchie coscienze…).

    È proprio vero che i problemi non vengono mai da soli: se anche presumiamo che i vaccini siano un ‘male’ necessario, abbiamo comunque molto da pensare…

    Il professor Nobile, in relazione alla somministrazione dei vaccini ai militari, ha rilevato che le modalità pratiche con cui si effettuano le vaccinazioni possono differire 1) per sede/ 2) per comportamento del personale addetto/ 3) per osservanza delle norme prescritte per la conservazione dei vaccini alle temperature raccomandate (da sottozero a temperatura ambiente)/ 4) per inoculazione (singola e/o contemporanea), 5) per rispetto (o mancato rispetto) sia degli intervalli obbligatori di tempo intercorrenti tra le dosi di richiamo, sia delle date di scadenza. Egli spiega che è di vitale importanza verificare sempre l’interscambiabilità fra i prodotti di aziende diverse nello stesso soggetto e le eventuali reazioni negative insorte in occasione di precedenti vaccinazioni/ lascia intuire che, in molti casi non si tiene conto di tali fattori e delle conseguenze che hanno sulla salute di coloro che si sottopongono con fiducia alle vaccinazioni e che sono ignari dei rischi che corrono. Mette in evidenza come le schede vaccinali personali vengano compilate in modo approssimato e senza la precisione necessaria a cautelare la vita degli interessati: «…in nessuna delle tante Schede personali vaccinali volontariamente esibite a Lega Tumori dai militati controllati è stata compilata la doverosa anamnesi vaccinale, cioè quali vaccinazioni obbligatorie e facoltative fossero già state effettuate dalla nascita fino alla data dell’arruolamento e che al giorno d’oggi non sono poche». Mette in guardia anche sui rischi che si nascondono nelle somministrazioni affrettate che, per urgenti esigenze di servizio, accorciano gl’intervalli di tempo tra le varie dosi di vaccino («come ha ammesso anche un alto ufficiale dell’Esercito durante la sua audizione nella citata riunione informale dell’Ufficio di Presidenza della passata Commissione di inchiesta il 19.01.06»), con conseguenze non auspicabili e non prevedibili sulla salute. Il professor Nobile fa riferimento all’Allegato 5 e ricorda quanto segue: «le prescrizioni circa le dosi di vaccino, le loro vie, le loro tecniche ed il loro calendario di somministrazione devono essere osservate rigorosamente perché si raggiunga un effetto prevedibile e valido». Tali prescrizioni risultano determinanti per il successo della vaccinazione o per il suo insuccesso, con relativi danni alla salute come risulta dalla vastissima casistica mondiale in proposito ed alla quale si rimanda anche via Internet. Perché in USA quasi tutte le compagnie non assicurano più i danni da vaccini? Riportiamo all’Allegato 6 i documentati legami tra certe vaccinazioni e l’insorgenza di cancri, dalle leucemie ai linfomi, di Hodgkin e di non Hodgkin. Probabilmente per mettere le mani avanti in vista di eventuali conseguenze le stesse aziende produttrici di vaccini dichiarano nei loro foglietti illustrativi di non aver provveduto a testare e a valutare la potenziale cancerogenicità dei vaccini commercializzati. Nessuna azienda produttrice effettua indagini a medio e a lungo termine per sapere se i vaccini, che oggi sempre più spesso vengono prodotti geneticamente modificati, possano rappresentare una concausa per l’insorgenza di talune patologie o provocare mutazioni genetiche. La formula pilatesca riportata nei “bugiardini” è la seguente: «Non è stato valutato per questo vaccino il potenziale carcinogenetico, mutagenico e i potenziali danni sulla fertilità». Altre aziende usano più o meno la stessa dizione, magari aggiungendo «di non aver fatto studi a lungo termine neanche sugli animali». Anche il nostro Istituto “Mario Negri” di Milano ha appurato che le vaccinazioni antipolio e antibc facevano aumentare il rischio di linfoma (LH e Non LH) (European Journal of Cancer prevention del febbraio 2000). Ma anche se segnalazioni del genere si susseguono da parecchi decenni, mai sono state correlate fra loro, e non solo non vengono svolti, ma neppure richiesti studi approfonditi e metodologicamente significativi. Anzi, a partire dagli anni ’90 questo genere di pubblicazioni scientifiche sembrerebbe in diminuzione come se nessuno volesse assumersi la responsabilità di porre un così tremendo interrogativo sulla consolidata (e remunerativa) pratica delle vaccinazioni di massa, civili e militari, dell’ordine di diversi miliardi di dosi. Le parole del professor Nobile dovrebbero farci tremare e far tremare, soprattutto, le autorità in charge.

    Il problema ‘vaccini’ è stato dibattuto a vari livelli.

    Il tenente colonnello Ezio Chinelli (dirigente del Laboratorio analisi dell’Ospedale militare di Padova), in una delle audizioni della Commissione Uranio Impoverito, tra le altre cose, dice: «Sui militari le vaccinazioni, forse, erano fatte in pochi giorni, senza valutare lo stato di salute e l’eventuale immunodepressione del soggetto, compresi i casi in cui il paziente, probabilmente, era già infettato da una forma virale da citomegalovirus, o virus di Epstein Barn che sono diffusi tra i militari e tra i civili della stessa età. Gli stessi soggetti, sottoposti a vaccinazioni molto ravvicinate, erano poi spediti in fretta in missione all’estero, e questo fatto è comune perché grosso modo tutte le popolazioni e tutti i militari erano spediti all’estero nel giro di pochi giorni, nel giro di quattro o cinque giorni. Preciso che quest’analisi si basa sui vaccini somministrati per via intramuscolare. Dei 38 pazienti, citati, 20 si sono presentati a noi nel 2005 (nel 2007 sono diventati 60); i rimanenti, o si sono recati agli Ospedali civili (Aviano, Padova), o sono usciti fuori dal nostro bacino di utenza, o sono, forse, già seguiti da Commissioni Ospedaliere. A questi 20 pazienti sono aggiunti la ricerca della proteinuria di Bence Jones, la ricerca di anticorpi anti-citomegalovirus e/o anti Epstein Barr, la B2 microglobulina, la ricerca dell’helicobacterpilori; le sottopopolazioni linfocitarie ed altro».

    Il tenente colonnello Chinelli conclude: «Questi esami di laboratorio devono essere ripetuti ogni 4-6 mesi fino alla normalizzazione dei valori, o fino al manifestarsi di patologie, che possono comparire anche a distanza di anni».

    Mi permetto di obiettare che tra gli esami elencati non vedo quelli specifici (della ricerca dei metalli pesanti) e che non vedo l’utilità della ricerca dell’elicobacter (esame che può essere effettuato in qualsiasi piccolo laboratorio comunale) da parte di una Commisione governativa straordinaria (costata centinaia di migliaia di euro) deputata a ricercare il nesso tra i tumori e l’uranio impoverito.

    Conferme al contenuto del presente saggio

    Ecco stralci della Relazione finale della Commissioni Uranio Impoverito: 1) «la necessità di una verifica in ordine al tipo di vaccini somministrati, alla quantità, ai relativi protocolli ed al rispetto di questi, onde evitare che, in soggetti particolarmente predisposti o immunodepressi per qualsivoglia causa, possano determinarsi squilibri del sistema immunitario tali da indurre l’effetto paradosso di aumentare la vulnerabilità da parte di agenti patogeni». 2) «…dubbi, che avrebbero meritato seri approfondimenti, anche alla luce dei differenti lavori scientifici presenti in letteratura sugli effetti avversi delle vaccinazioni e dell’applicazione della legge 25 febbraio 1992, n. 210, ma che il breve lasso di tempo a disposizione non ha consentito di effettuare»… 3) …«l’auspicata» attenzione che «dovrebbe essere riservata al monitoraggio delle condizioni immunitarie dei soggetti osservati, in particolar modo prima di procedere alla somministrazione dei vaccini previsti, la cui azione, per l’appunto, potrebbe incidere ulteriormente sulla situazione immunitaria del soggetto, atteso che eventuali stati di immunodepressione, pur non immediatamente evidenti, sono spesso il campanello d’allarme di patologie più gravi in corso di sviluppo. Gli attuali protocolli potrebbero quindi essere integrati con analisi – anche in numero più contenuto – specificamente mirate a controllare i livelli delle difese immunitarie (ad esempio mediante esami del sangue), in quanto più efficaci e tempestive…» 4) …l’opportunità di «avviare, appena possibile, una generale revisione dei protocolli di controllo sanitario preventivo, in particolare per i soggetti destinati all’estero, mediante esami clinici di tipo più mirato e maggiormente orientati alla verifica delle condizioni immunitarie dei soggetti esaminati, al fine di individuare tempestivamente eventuali stati di rischio per la salute o la necessita’ di precauzioni aggiuntive». 5) «È altresì auspicabile che tale verifica sia attuata attraverso una analisi dei dati diversificata in base al sesso, in modo tale da tenere conto delle differenze di radiosensibilità e di risposta alle vaccinazioni. Sarebbe utile dare inizio, quanto prima, ad un programma di verifica degli attuali schemi di vaccinazione praticati ai medesimi soggetti, accertando, in caso di successive missioni ravvicinate, la situazione immunologica del soggetto e, quindi, l’eventuale necessità e l’utilità di ripetizione della somministrazione, con riguardo alle modalità di preparazione dei vaccini stessi e, soprattutto, dei relativi schemi di somministrazione, anche alla luce della presenza di metalli pesanti riscontrata sia nelle urine che nello sperma di taluni dei militari vaccinati. È necessario disporre in maniera certa e personalizzata della storia sanitaria di tutto il personale militare, memorizzando su un supporto magnetico, dato in dotazione ad ogni militare, tutte le diagnosi, le terapie e le misure di profilassi di cui è fatto oggetto durante il servizio. La Commissione raccomanda, inoltre, di avviare una indagine epidemiologica volta a verificare l’eventuale incremento del tasso di morbilità e malformazioni congenite nei bambini nati dal 1990 ad oggi, dai militari che si sono recati in missione nelle aree di interesse, nonché il tasso di infertilità dei militari stessi». (Tratto da qui)

    Ecco un commento: «…questi studi dimostrano e confermano ciò che insegniamo da decenni e cioè che i Vaccini producono nei soggetti sottoposti a quelle infauste pratiche in-sanitarie, spacciate per tecniche preventive, Malnutrizione con perdita di fattori vitali essenziali alla vita sana, alterazione e perdita di: flora batterica autoctona, vitamine, minerali, proteine vitali, oltre alle mutazioni genetiche occulte, immunodepressioni, intossicazioni, infiammazioni e contaminazioni da virus e/o batteri pericolosi che nel tempo possono produrre malattie le più disparate! – vedi: Contenuto dei vaccini/ vedi Statistiche Istat sui vaccini Consulenze e perizie per danni da vaccino dott. M. Montinari + Interrogazione Parlamentare Autismo, Vaccini, la prova – Il nuovo libro del dott. Massimo Montinari. Gli anticorpi che dovrebbero essere indotti da un vaccino NON indicano immunità. Ciò che mette molti medici in confusione è che parte della reazione nei confronti del vaccino porta alla produzione di anticorpi. Ciò è falsamente considerato immunità».

    Conclusione (richiesta di aiuto)

    Il lavoro della Commissione di inchiesta sull’uranio impoverito si è concluso, per scadenza del mandato, Domenica 17 Febbraio 2008. Riferendosi ai militari che si sono ammalati al ritorno da zone bombardate, la Presidente, Lidia Menapace, ha espresso un certo rammarico per l’impossibilità di poter «approfondire alcuni aspetti importanti dell’indagine che non ha evidenziato in modo certo la connessione tra la esposizione ai fattori di rischio e l’insorgenza di patologie». La sintesi conclusiva dei lavori è, in sostanza la seguente: «non c’è certezza assoluta di un rapporto causa-effetto tra esposizione all’uranio impoverito e l’insorgenza di tumori, ma sarà possibile comunque accedere a specifici risarcimenti da parte di militari venuti a contatto con esso».

    Credo di aver preparato, in ogni parte del saggio, il lettore a questa conclusione dei lavori della Commissione sull’uranio impoverito. Non mi sarei aspettato un ‘verdetto’ diverso… Lo Stato ha trovato il modo per uscirne ‘dal rotto della cuffia’ e ‘ammettere’ senza fare ammissioni sostanziali (ha detto, in pratica: I nostri uomini sono morti o si sono ammalati, dopo aver operato in ‘certe’ zone); l’uranio impoverito c’era (e l’uranio impoverito causa i danni subiti dai nostri militari); noi diciamo che essi potrebbero essersi ammalati per altre cause, ma non impediamo loro di sostenere il contrario… Il senso di tutto ciò è: chi vorrà giustizia dovrà chiederla e chiederla a voce molto alta! Gli adulti non possono, nella vita, battere i piedi e strillare, come fanno i bambini, quando si trovano a fronteggiare difficoltà schiaccianti (anche perché nessuna mamma accorrerebbe a ‘rimuovere’ il distress che causa gli strilli). Gli adulti devono, il più delle volte, ‘fare buon viso a cattivo gioco’. Questa è una di quelle volte. Fare ‘buon viso’ sarà, comunque, meno difficile, ove e se lo Stato si farà carico di risarcire e supportare i militari danneggiati dall’uranio impoverito (e le famiglie di coloro che, per le stesse cause, hanno perso la vita), ma ci sono cose che la Commissione in questione avrebbe dovuto appurare (cose urgenti non posponibili/ cose che fanno la differenza tra la vita e la morte per generazioni).

    Vorrei che la Commissione avesse speso parte delle svariate centinaia di migliaia di euro per fugare i dubbi tremendi da essa stessa rilevati («…dubbi, che avrebbero meritato seri approfondimenti, anche alla luce dei differenti lavori scientifici presenti in letteratura sugli effetti avversi delle vaccinazioni e dell’applicazione della legge 25 febbraio 1992, n. 210, ma che il breve lasso di tempo a disposizione non ha consentito di effettuare…») che, invece, ci restituisce con tutto il loro potenziale preoccupante di implicazioni… Quella Commissione non ha dipanato questa matassa, ma qualcuno lo dovrà fare (o no?!?). Non si può mica dire alla gente che i vaccini possono innescare processi terribili nel tempo e poi chiederle di portare i bambini a ricevere quella specie di condanna sospesa! Il governo faccia qualcosa! Istituisca le commissioni del caso e tiri le somme chiare del problema (possibilmente tenendo conto del valore della vita e non delle finanze dei produttori di vaccini). I medici si interessino alla cosa e si facciano garanti di un controllo che la gente comune non può espletare. Gli uomini (e i politici) di buona volontà si diano da fare. È molto più importante risolvere questi problemi che dedicare attenzione soltanto alle diatribe politiche. Si spende per tutto e per tutti e s’ignora la sola cosa che davvero conta per ogni singolo piccolo cittadino e per ogni famiglia (come per tutta la nazione): la salute e la vita dei bambini e dei giovani. Questa è una richiesta di aiuto.

    Il passato ha visto morire tanta gente per mancanza di vaccini; se il terzo millennio ci sta dicendo che i vaccini uccidono anziché salvare e che è meglio non farseli, lo dobbiamo capire con chiarezza.

    Le cose spiacevoli trattate in questo saggio sono tante, sono gravissime e sconcertano, ma fanno anche di peggio. Questa affermazione può sembrare strana, perché non dovrebbe esistere nulla di peggio che causare la morte di un numero troppo inaccettabile di innocenti. Di peggio c’è, invece, ed è l’uccisione della fiducia nella natura umana e della speranza degli esseri umani… È davvero troppo grosso da ingoiare il boccone amaro dell’uranio impoverito e di tutto ciò che il suo uso (in questa sede descritto in lungo e in largo) ha comportato. La scoperta dolente delle sperequazioni paurose legate ai vaccini non è da meno… Si potrebbe dire che le brutte sorprese non finiscano mai. Non avrei mai pensato che l’umanità dovesse imparare a temere i vaccini (tanto osannati come salvezza a livello mondiale)… Non avrei, in sostanza, immaginato, in passato, che le Istituzioni (‘la’ sicurezza in cui credere e a cui fare ricorso) potessero tramare (o permettere ad altri di farlo) a cuor leggero il tradimento del singolo, delle collettività (e della vita in toto)… I tempi ‘nuovi’ insegnano… che si può uccidere due volte: 1) martoriando la salute della gente e dando la morte (direttamente o incaricando altri di darla/ permettendo comunque e ovunque che qualcuno la dia a chiunque)… 2) uccidendo la speranza…

    Lo Stato italiano, in ogni caso, ha mostrato uno spiraglio di duttilità umana, promettendo possibili ‘risarcimenti’ ai militari colpiti dai tumori. Mi domando: tutti gli Stati responsabili di tanti drammi fanno almeno una piccola ammenda simile a quella dello Stato italiano? E gli ‘inventori’ della ‘trovata’ malefica delle armi al DU, risponderanno dei loro infiniti delitti a qualcuno (a parte Dio)?

    Chi risarcirà gli abitanti delle zone contaminate, per le infinite tragedie patite e ancora in atto…?

    So, però, che, per quanto i Genobaca si potranno adoperare con delitti contro l’umanità, non prevarranno contro gli uomini. Ciò che di umano abita il cuore dell’uomo è programmato per la sopravvivenza: la spinta verso la vita sarà sempre più forte della spinta verso l’autodistruzione. La speranza è un bene ‘imperdibile’/ non negoziabile e non estinguibile: a dispetto di qualunque crimine/ criminale/ sfacelo, non abbandonerà l’uomo; finché essa sarà con noi “we (Americani/ Italiani/ Tedeschi/ …Papuasiani/ …Cittadini del Mondo che vogliono rispettare la vita reciproca) shall overcome”…

    Bruna Spagnuolo

    TELLUSfolio – Supplemento telematico quotidiano di Tellus

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    Bruna Spagnuolo: Uranio impoverito (II – La morte esportata con la guerra)
    Informazione, uranio impoverito, missione afgana
    Lidia Menapace. Voti dannosi

    http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=/…&lev=93&id=8172

    http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=/…&lev=93&id=8195

    http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=/…lev=108&id=4645

    daitan
    23 Mar 2009, 16:58
    pensa che anche i rom sono stati sottoposti a pratiche di sterilizzazione imposta, si sa con certezza che è successo in romania ma nn mi stupirei di sentire che anche altri paesi hanno messo in pratica questa ignobile persecuzione
    Kassandra11
    23 Mar 2009, 18:34
    questo era il 3d perfetto
    per questa orrenda notizia

    http://www.forum.rai.it/http://www.forum.rai.it/index.php?showtopic=242497&f=141&hl=

    mi permetto di riportarlo. grazie
    luna bianca
    23 Mar 2009, 19:33

    VACCINI MORTALI AI MILITARI — SINDROME SENZA BALCANI
    luna bianca
    24 Mar 2009, 21:50
    quote (luna bianca @ 23 Mar 2009, 19:33 )

    VACCINI MORTALI AI MILITARI — SINDROME SENZA BALCANI

    *

    E continuano a dire falsità….

    VACCINI AL MERCURIO
    Di Stefania Rimini

    Nei vaccini c’è il mercurio:è contenuto in un conservante che si chiama Tiomersale, ovvero timerosal, mercuriotiolato, etilmercuriotiosalicilato, sodio timerfonato. Lo si può trovare nei vaccini contro il tetano, difterite e pertosse, antiepatite A, antiepatite B e antiinfluenzale. Negli Stati Uniti l’ente di controllo sui farmaci, la FDA, ha intimato che il timerosal venga eliminato dai vaccini, già dal 99. In Italia invece ce lo teniamo. Perché?
    Lo sanno negli ambulatori vaccinali delle USL, che c’è il mercurio nei vaccini?
    “Sè, era noto da tempo che esistevano questi composti mercuriali – dice la dottoressa Luisella Grandori, responsabile del centro vaccinale di una USL di Modena. “Non ce ne eravamo mai preoccupati perché la convinzione era che le quantità di mercurio contenute nei vaccini non fossero neanche in maniera dubitativa pericolose. Anche il nostro Ministero della Sanità ci aveva tranquillizzato al riguardo”.

    Ma qual è la quantità pericolosa?

    In America le autorità sanitarie si sono attivate perché si è visto che somministrando molti vaccini tutti insieme si superavano le soglie di sicurezza. In Italia invece il nostro Ministero della Sanità ci informa che si tratta di quantità di mercurio estremamente piccole, non in grado di determinare effetti dannosi. Ma da noi è stata fissata una soglia di sicurezza come in America?
    No. Almeno, non ancora.

    Come si fa a dire che la quantità non è pericolosa se non è stato determinato un livello di pericolosità?

    Forse, le nostre autorità si basano sui parametri internazionali. E allora vediamo se in Italia siamo in regola almeno con le soglie di sicurezza internazionali, quando vengono somministrati ai bambini 25 microgrammi di mercurio con l’antidiftotetanica e 12,5 con l’antiepatite B.
    “Facendo la somma si vede che vengono assunti 37,5 microgrammi di mercurio” dice Andrea Valeri, medico omeopata, “una quantità che corrisponde a 70 volte la soglia di sicurezza fissata dall’Epa, l’ente di protezione ambientale americano”.

    Se prendiamo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che con 3,3 microgrammi per chilo sono meno restrittive, si vede che in Italia per un bambino di 5 chili le superiamo almeno di due volte. Bisogna dire che l’OMS fissa un margine di sicurezza fino a 10 volte la soglia indicata, ma allo stesso tempo ammette che un neonato con i vaccini riceve dosi di mercurio che potrebbero destare preoccupazione e quindi approva la mossa delle autorità americane di far rimuovere il thimerosal dai vaccini.

    Ufficialmente non ci sono prove di danni neurologici o renali causati dal thimerosal contenuto nei vaccini.

    Il dubbio è: i danni da mercurio non risultano perché non si verificano o perché non vengono riconosciuti? Prendiamo il caso della bimba Veronica Gozzi, di Parma: 48 ore dopo la vaccinazione antipertosse, comincia a sentirsi male. “Piangeva in continuazione, poi ha avuto un blocco psicomotorio” dice la madre, Ivana Gozzi. “Abbiamo fatto la risonanza magnetica ed è risultato che ha avuto un danno al cervello. La cosa assurdaè che proprio uno dei medici che 5 anni fa ci hanno rassicurato dicendo che non era un danno da vaccino, recentemente ci ha consigliato di far domanda di risarcimento per sospetto danno da vaccino”.
    I danni da mercurio si possono riconoscere se il personale medico è preparato a riconoscerli. Secondo il dottor Andrea Valeri, questo non è il caso più frequente. “La problematica del mercurio è di difficile riconoscibilità, inoltre teniamo conto che l’esame di tossicologia non è neanche presente nella facoltà di medicina. Addirittura nel libro che consultano i medici per sapere i dosaggi dei farmaci, l’”Informatore farmaceutico”, alla voce Anatoxal Dite Berna, vaccino antidiftotetanico, è riportato che c’è del mercurio, ma nonè riportato quanto ce n’è”.

    Abbiamo cercato di avere un’intervista su questo argomento del mercurio nei vaccini con il nostro Ministero della sanità, ma ci è stata negata.

    La motivazioneè che i funzionari non hanno tempo o sono troppo timidi per rispondere di persona. Ma al funzionario non era stato chiesto di venire in trasmissione, sarei andata io da lui e avrebbe dedicato massimo mezz’ora ad una pubblica informazione.

    Nel fax inviatoci, leggiamo che il Consiglio superiore di sanità non autorizza motivi di allarme per eventuali rischi alla salute. Ma allora perché molte USL, pediatri e ospedali hanno scelto comunque di prendere delle precauzioni?
    “So che molte USL hanno fatto la scelta di vaccinare senza Tiomersal ” ci informa la dottoressa Luisella Grandori. “Cosè come molti pediatri di base, soprattutto al Sud. Perché no? Infatti una precauzione, soprattutto nei piccolissimi,è doverosa”.

    Quindi sarebbe possibile oggi in Italia vaccinare senza tiomersal? Sè.

    E allora visto che si può, perché non somministrare solo vaccini senza Tiomersal?
    “La veritàè che probabilmente esistono scorte consistenti di vaccini con Tiomersal che devono essere utilizzate” dice Claudia Benatti dell’associazione Vaccinetwork. Ma allora togliere il mercurio dai vaccini sarebbe un problema economico?

    “No, nonè un problema di scorte da smaltire” contesta la dottoressa Grandori. ” Si potrebbe vaccinare senza Tiomersal ma bisogna fare tre iniezioni invece di due, e questo per alcune USL può costituire un problema organizzativo. Se noi avessimo oggi disponibile come hanno in America un vaccino antiepatite B senza tiomersal, noi potremmo fare tutte le vaccinazioni senza somministrare alcun mercurio. Se ci fosse un motivo di allarme, noi come azienda USL non avremmo nessun problema a cambiare il vaccino cosè come abbiamo fatto per il polio”.
    Il polio? Perché, cos’è successo con l’antipolio? Andiamo a vedere: nella primavera del 99 le nostre autorità hanno cambiato strategia vaccinale. Ora si fanno le prime due dosi di antipolio con un tipo di vaccino, il Salk, che non provoca la malattia. Con il vaccino tipo Sabin infatti si erano verificati 13 casi in 10 anni di polio contratta dal vaccino stesso.

    Anche della vaccinazione con l’antipolio Sabin si diceva che non era pericolosa

    “E pensare che lo avevo anche chiesto, al momento della vaccinazione, se questi vaccini sono veramente sicuri: mi avevano detto che tutt’al più poteva venirgli la diarrea” ricorda Cinzia Miniucchi, di Rieti. Suo figlio Mattia due giorni dopo la vaccinazione siè paralizzato. “Questo vaccino Sabin poi non era più necessario da tanto tempo, perché da molti anni non si verificano casi di polio da virus selvaggio. E allora mi chiedo:
    perché lo Stato ha voluto ammalare i nostri figli?”.
    Giriamo la domanda al Ministero della Sanità. Poiché ci hanno detto che i funzionari sono troppo impegnati o troppo timidi per rispondere di persona, dobbiamo leggervi il solito fax, che dice che la vaccinazione contro la polio non è mai stata sospesa in Italia, anche se dal 1988 non si registrano casi, perché il rischio di importazione del virus rimane alto anche a causa degli immigrati irregolari. Si riconosce che dopo il cambiamento del vaccino non siè più ammalato nessuno a causa del vaccino stesso.

    E a chi ci è già andato di mezzo, almeno viene dato un risarcimento?

    Il risarcimento consiste in un vitalizio di circa un milione e duecentomila lire al mese, incassabile alla maggiore età. Alle famiglie viene rimborsato soltanto dal 6 al 10% delle spese attuali per le cure ai figli ammalati di polio. Alcuni hanno preferito le vie legali, come Aldo Formis, di Casalmaggiore (Cremona), che siè visto riconoscere dal giudice un risarcimento di quasi 3 miliardi per la polio contratta dal figlio. “Il giudice nella sentenza dice che noi non siamo stati un caso isolato, solo sfortunato” fa notare il signor Formis.

    Quanti sono i casi accertati di danno da vaccino e quanti sono quelli che hanno fatto richiesta di indennizzo?

    A questa domanda , da noi formulata il 9 agosto al Ministero della Sanità, nel fax di risposta arrivato il 6 settembre ci rimandavano a un altro ufficio, e quando l’abbiamo fatto presente ci hanno risposto che dovevamo rimandare il fax e attendere l’indomani.
    Abbiamo atteso ancora, ma questa risposta non siamo in grado di darvela perché non ci è mai arrivata. Cosè come nonè mai arrivata la legge sull’obiezione di coscienza alle vaccinazioni obbligatorie, che era stata annunciata ben due anni fa. E’ bloccata al Senato per “questioni tecniche”. E intanto ecco cosa succede ai genitori che si rifiutano di far vaccinare i figli: rischiano di vedersi sottratta la patria potestà.

    Trasmessa su Rai 3 il 08/10/2000 alle 23:00 su “Report”

    luna bianca
    25 Mar 2009, 7:45

    Kassandra11

     
  33. Giancarlo Cavallino

    17/09/2009 at 21:53

    Omeopatia e pandemia influenzale
    A volte sono rozzi, sguaiati, atrocemente privi di equilibrio. Altre volte sono, al contrario, imprevedibilmente vaghi, fragili, trepidi, evidente frutto di mode e di miti collettivi.

    di Massimo Saruggia

    Sono gli allarmi sulla nuova pandemia influenzale che (pare) sia in avvicinamento. Uno stato di pandemia che, come nota Tom Jefferson della Cochrane Vaccines Field, è stato dichiarato modificando addirittura i criteri stessi che la definiscono (non si fa più menzione ad esempio della elevata mortalità). Ma un discorso circolare e non provato finisce per diventare convincente. Un “entinema” direbbe Aristotele, un ragionamento che, malgrado le premesse incerte, si radica nella mente. E le credenze false che ne derivano sono assai difficili da estirpare. Molto di quel che si dice di sapere intorno a questa pandemia è infatti incerto, virato in toni sfumati, poco è, al contrario, quello che sappiamo per certo.
    Sulla pandemia continuiamo invece a ricevere notizie che, animate da una eccitazione iperbolica, tendono a costruire un territorio minato ove è facile si ricorra più all’esorcismo che alla ragione ponderata. Oppure, quasi per contrasto, circolano sulla questione A/H1N1 prese di posizione che respirano superficialità e prediligono una caduta di qualità scientifica. Stretti in una impasse inarticolabile tra l’enunciato isterico “ci manca il tempo per affrontare la situazione” e quello ossessivo “abbiamo tutto il tempo” è difficile trovare un terzo tempo. Ci pare necessario dunque in primo luogo smorzare il furore del “presto occupiamocene”, da ultima spiaggia disperata, utilizzando una comunicazione che dia spazio all’evidenza e alla precisione: a) il virus A/H1N1 per ora si è dimostrato meno aggressivo della comune influenza stagionale; b) la mortalità è bassa (dello 0,3% in Europa e 0,4% negli USA): c) i sintomi della nuova influenza sono assai generici e comuni al quadro clinico causato da molti altri virus o batteri, con il pericolo di sovrastimare i dati; d) i vaccini contro il nuovo virus A/H1N1 sono allestiti con tecnologie nuove e sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità che l’Agenzia Europea del farmaco sottolineano l’importanza di una sorveglianza sui loro effetti, soprattutto considerando l’utilizzo su grandi numeri (dal 40% al 100% della popolazione a seconda degli stati), per rilevare eventuali effetti collaterali che potrebbero manifestarsi ancora in fase di sperimentazione; e) non è possibile prevedere oggi se questi vaccini siano del tutto efficaci (per diventare più aggressivo il virus dovrebbe andare incontro a mutazione, rendendo il vaccino non specifico).
    Si ricorda che dal 2005 (do you remember “aviaria”?) è attivo un team internazionale per la cura omeopatica dell’influenza in caso di pandemia influenzale grave. Questo gruppo di omeopati è così pronto ad intervenire in tempo reale con protocolli di assistenza concordati in base alla situazione clinica della popolazione ammalata. Pensiamo che le nuove molecole antivirali (oseltamivir, zanamivir), attive in vitro ma con una efficacia in vivo ancora da dimostrare, possano essere un abbaglio. In molti paesi infatti (Danimarca, Giappone, Cina, USA) si è documentata l’insorgenza di resistenze del nuovo virus alla loro azione; inoltre sono frequenti gli effetti indesiderati, specie nella popolazione pediatrica (18% di sintomi neuropsichiatrici e 40% di sintomi gastroenterici in una serie di interventi in UK).
    Il trattamento omeopatico sintomatico dell’influenza, la cui validità è documentata da una vasta mole di studi controllati ed osservazionali, si fonda al contrario su un pragmatismo fondato sul concetto di “more with less”: un intervento terapeutico forte, efficace, consapevole, controllato e rispettoso del soggetto. Mentre i vari approcci farmacologici sembrano mostrarci dunque l’uno i limiti dell’altro, senza fornire una visione soddisfacente e definitiva, noi continuiamo a pensare che il trattamento omeopatico della nuova “pandemia” possa essere efficace, discreto, comodo. Anzi indispensabile.

     

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