By docowl

Cari amici, certamente alcuni fra voi già conoscono il mio sito www.smige.net ed il forum e si chiederanno perché aprire anche un blog.Dopo avere riflettuto non poco sull’opportunità di integrare il mio spazio web con questa nuova opzione, ho deciso di adottarla poiché la ritengo un’evoluzione naturale in ambito informatico, molto più flessibile ed intuitiva e soprattutto funzionale alla comunicazione di contenuti scientifici, ad integrazione di quanto già avviene sul sito.Tuttavia, poiché ciò abbia senso, è indispensabile la vostra cooperazione:  questo spazio deve essere “agito” in maniera interlocutoria, deve restare “vivo” ed aggiornato: fruibile!Questa finestra dovrà ospitare, accanto ai mie interventi, le vostre opinioni personali ed i vostri contributi in tema di approccio “non convenzionale” alle patologie autoimmuni, al fine di solidarizzare con quanti condividono la vostra esperienza clinica.Per mio conto cercherò di tenervi aggiornati sulle nuove linee-guida della ricerca medica e mi aspetto da voi un riscontro d’interesse pari al mio impegno, frequentando il blog e magari facendolo conoscere. Bypassate i preconcetti e fate un salto qualitativo: attenderò con piacere la vostra visita e farò tesoro delle vostre impressioni. Un cordiale saluto… Dr. G. Cavallino 


18 Risposte a “Malattie Autoimmuni: Storia di un malinteso…”


  1. 1 docowl 22, Febbraio 2008 alle 4:22 pm

    Da tempo trattiamo il problema dell’intossicazione organica da metalli pesanti ambientali… ed abbiamo messo a punto test per il loro rilevamento. Se volete approfondire il tema, date un’occhiata a questo link: http://www.sciechimiche.org/scie_chimiche/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1 specie nella sezione “analisi e chimica”… ed è solo l’inizio!

  2. 2 docowl 24, Febbraio 2008 alle 2:31 pm

    CASSAZIONE PENALE, SEZIONE IV, SENTENZA N.34200 DEL 06.09.2007

    Non vale ad escludere l’Omeopatia dalle professioni mediche la circostanza per cui questa attività non sia oggetto di disciplina universitaria o di successiva professione per la quale sia necessaria l’acquisizione di un titolo di Stato, esplicandosi comunque la detta metodologia in un campo - la cura delle malattie - corrispondente, appunto, a quello della madicina convenzionale.
    Lo stesso oggetto dell’Omeopatia, di fatto, non appare diverso da quello della Medicina Convenzionale, poiché, pur se attuato con metodi e tecniche diverse, è finalizzato alla diagnosi e cura delle malattie dell’uomo.
    L’esercizio di tale attività deve essere subordinato al controllo, di natura pubblicistica, dell’esame di abilitazione e dall’iscrizione all’albo professionale e, prima ancora, al conseguimento del titolo accademico della laurea in medicina.

    Così recita la normativa vigente: ne prendano atto anzitutto i Colleghi, ricercatori e clinici, che non perdono occasione per ergersi a paladini dell’ortodossia medico-scientifica, ostinati quanto anacronistici detrattori di ogni cambiamento dell’obsoleto paradigma operante. - E ne prendano atto i Cittadini, peraltro sempre più numerosi, che desiderano scegliere liberamente a chi affidare la propria salute. A questi ultimi un particolare ed accorato suggerimento: attenzione a chi vi rivolgete. Come avete appena letto l’Omeopatia è un atto puramente medico, con tutto ciò che ne consegue in termini di competenza e responsabilità: non lagnatevi poi per esservi affidati alle mani inesperte di terapeuti improvvisati.

  3. 3 docowl 7, Marzo 2008 alle 10:53 pm

    Ecco l’elenco aggiornato delle patologie autoimmuni, pubblicato dall’americana AARDA…
    Come potrete constatare si tratta di una lunga lista di sindromi, spesso misinterpretate ed ancor peggio trattate, alle quali è tuttavia possibile almeno in parte far fronte grazie ad un moderno approccio immuno-omeopatatico:

    List of Autoimmune Related Diseases
    A comprehensive list of autoimmune diseases

    Acute necrotizing hemorrhagic leukoencephalitis

    Addison’s disease

    Agammaglobulinemia

    Allergic asthma

    Allergic rhinitis

    Alopecia areata

    Amyloidosis

    Ankylosing spondylitis

    Anti-GBM/Anti-TBM nephritis

    Antiphospholipid syndrome (APS)

    Autoimmune aplastic anemia

    Autoimmune dysautonomia

    Autoimmune hepatitis

    Autoimmune hyperlipidemia

    Autoimmune immunodeficiency

    Autoimmune inner ear disease (AIED)

    Autoimmune myocarditis

    Autoimmune thrombocytopenic purpura (ATP)

    Axonal & neuronal neuropathies

    Bal’ disease

    Behçet’s disease

    Bullous pemphigoid

    Cardiomyopathy

    Castleman disease

    Celiac sprue (nontropical)

    Chaga’s disease

    Chronic fatigue syndrome**

    Chronic inflammatory demyelinating polyneuropathy (CIDP)

    Churg-Strauss syndrome

    Cicatricial pemphigoid/benign mucosal pemphigoid

    Crohn’s disease

    Cogan’s syndrome

    Cold agglutinin disease

    Congenital heart block

    Coxsackie myocarditis

    CREST disease

    Essential mixed cryoglobulinemia

    Demyelinating neuropathies

    Dermatomyositis

    Devic disease

    Discoid lupus

    Dressler’s syndrome

    Endometriosis

    Eosinophilic fasciitis

    Erythema nodosum

    Experimental allergic encephalomyelitis

    Evan’s syndrome

    Fibromyalgia**

    Fibrosing alveolitis

    Giant cell arteritis (temporal arteritis)

    Goodpasture’s syndrome

    Graves’ disease

    Guillain-Barré’s syndrome

    Hashimoto’s disease

    Hemolytic anemia

    Henoch-Schonlein purpura

    Herpes gestationis

    Hypogammaglobulinemia

    Idiopathic thrombocytopenic purpura (ITP)

    IgA nephropathy

    Immunoregulatory lipoproteins

    Inclusion body myositis

    Insulin-dependent diabetes (type1)

    Interstitial cystitis

    Juvenile arthritis

    Juvenile diabetes

    Kawasaki syndrome

    Lambert-Eaton syndrome

    Leukocytoclastic vasculitis

    Lichen planus

    Lichen sclerosus

    Ligneous conjunctivitis

    Linear IgA disease (LAD)

    Lupus (SLE)

    Lyme disease

    Meniere’s disease

    Microscopic polyangiitis

    Mixed connective tissue disease (MCTD)

    Mooren’s ulcer

    Mucha-Habermann disease

    Multiple sclerosis

    Myasthenia gravis

    Myositis

    Narcolepsy

    Neutropenia

    Ocular cicatricial pemphigoid

    Osteoarthritis

    Palindromic rheumatism

    Paraneoplastic cerebellar degeneration

    Paroxysmal nocturnal hemoglobinuria (PNH)

    Parsonnage-Turner syndrome

    Pars planitis (peripheral uveitis)

    Pemphigus

    Peripheral neuropathy

    Perivenous encephalomyelitis

    Pernicious anemia

    POEMS syndrome

    Polyarteritis nodosa

    Type I, II, & III autoimmune polyglandular syndromes

    Polymyalgia rheumatica

    Polymyositis

    Postmyocardial infarction syndrome

    Postpericardiotomy syndrome

    Progesterone dermatitis

    Primary biliary cirrhosis

    Psoriasis

    Psoriatic arthritis

    Idiopathic pulmonary fibrosis

    Pyoderma gangrenosum

    Pure red cell aplasia

    Raynaud’s phenomenon

    Reflex sympathetic dystrophy

    Reiter’s syndrome

    Relapsing polychondritis

    Restless legs syndrome

    Rheumatic fever

    Rheumatoid arthritis

    Sarcoidosis

    Schmidt syndrome

    Scleritis

    Scleroderma

    Sjogren’s syndrome

    Sperm & testicular autoimmunity

    Stiff person syndrome

    Subacute bacterial endocarditis (SBE)

    Sympathetic ophthalmia

    Takayasu’s arteritis

    Temporal arteritis/Giant cell arteritis

    Thrombocytopenic purpura (TTP)

    Autoimmune thyroid disease

    Tolosa-Hunt syndrome

    Transverse myelitis & necrotizing myelopathy

    Ulcerative colitis

    Undifferentiated connective tissue disease (UCTD)

    Uveitis

    Vasculitis

    Vesiculobullous dermatosis

    Vitiligo

    Wegener’s granulomatosis

    **NOTE Fibromyalgia and Chronic Fatigue are listed, not because they are autoimmune, but because many persons who suffer from them have associated autoimmune disease(s)

    American Autoimmune Related Diseases Association (AARDA)

  4. 4 docowl 9, Marzo 2008 alle 2:39 pm

    Segnalo questa breve sintesi inerente il tema delle sindromi autoimmuni, lieto di destare interesse a quanti studiano attentamente l’argomento:

    Molecular mechanisms of autoimmunity.

    Atassi MZ,
    Casali P.
    Department of Biochemistry and Molecular Biology, Baylor College of Medicine, Houston, TX, USA.

    Autoimmunity is mediated by a variety of mechanisms, molecular and cellular events, and responses. Predisposition to a given autoimmune response requires the requisite allele(s) that controls antigen presentation by antigen-presenting cells for T cell recognition. Some autoimmune responses emerge following infection by a pathogen, whose protein(s) possess structural similarities in some of its epitopes to regions on proteins of the host. Thus, antibodies evoked against a pathogen might cross-react with a self-protein and act as autoantibodies, and the involved autoantigen then provides a source for persistent stimulation. Proteins to which the immune system is ordinarily self-tolerant might, if altered, elicit autoimmune responses. Ways in which self-proteins can be altered include mutations and altered expression, posttranslational modification, covalent modifications, denaturation, native disorder or misfolding. Sequestered proteins normally sheltered from immune recognition become immunogenic and targets of immune effector functions, once exposed to the immune system. Other alterations can occur because of disruption in the levels or activity of regulatory proteins. These include certain alleles of the cytotoxic T lymphocyte-associated antigen-4 gene (possibly a nonspecific exacerbating molecule of disease risk in several autoimmune diseases), the lymphoid protein tyrosine phosphatase nonreceptor type 22 gene (associated with type 1 diabetes and other autoimmune diseases), TNF-alpha (involved in chronic inflammation, autoimmunity and malignancies) and the FOXP3 gene (expressed by CD4(+)C25(+) regulatory T cells), whose mutations can cause immune dysregulation, polyendocrinopathy and X-linked inheritance syndromes of systemic autoimmunity. An autoimmune response can also arise from natural antibodies or autoantibodies that occur independently of known immunization and are able to bind to microbial antigens, altered proteins as well as self-antigens. Natural autoantibodies possess in general a low intrinsic affinity for antigen, but can function as templates for the generation of pathogenic autoantibodies, that emerge through a process of clonal selection entailing somatic hypermutation and class switch DNA recombination, as driven by antigen.

  5. 5 docowl 9, Marzo 2008 alle 2:47 pm

    Ri-visitiamo - sotto un’altra luce - ciò che affligge l’uomo: il concetto di sofferenza…

    VERSO UN NUOVO RINASCIMENTO DELLA PSICOLOGIA
    Perchè, malgrado oltre un secolo di sforzi, lo psicologo americano James Hillman ebbe a dire: “Cent’anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio” ?
    Forse abbiamo sbagliato impostazione, abbiamo travisato il messaggio majeutico di Socrate, o non abbiamo inteso il concetto di Idea e Princìpio primo di Platone; Oppure, affascinati dalla Scienza, abbiamo peccato di presunzione alla maniera dei Sofisti.
    Oltre venticinque anni di attività clinica mi hanno insegnato che non vi è comprensione nè cura senza l’umiltà del porsi in ascolto, senza la perspicacia del saper intuire e decodificare il simbolismo che ogni malattia reca inscritto, senza la sensibilità che trasforma la professione in Ars curandi.
    Per questo è divenuto indispensabile reinterpretare la patologia come malessere dell’Anima, come disarmonia del connubio Eros-Psiche, come espropriazione della vis di Pan.
    Occorre dunque tornare al pensiero di Eraclito, Ficino e Vico. Recuperare l’estetica di un nuovo Rinascimento anche in ambito psicologico. Solo comprendendo il sottile filo edonista-anedonico che paradossalmente permea le nostre esistenze, potremo tornare a dar vita all’Anima hominis, quale presupposto per il progetto dell’Anima mundi.
    Affidando questo mio pensiero al web, come un naufrago affiderebbe al mare il suo messaggio in bottiglia, spero di stimolare la riflessione di quanti hanno a cuore un’esistenza scevra da an-estesia e volta al recupero dell’umana dimensione del vivere.

  6. 6 docowl 12, Marzo 2008 alle 4:38 pm

    SILICIO ED AUTOIMMUNITA’
    Dopo aver preso visione di questo articolo, comprenderete meglio il ruolo del rimedio omeopatico Silicea negli schemi di trattamento delle molteplici patologie autoimmuni.
    Come sempre “Hahnemann docet”.

    Occupational exposure to crystalline silica and autoimmune disease.

    Parks CG, Conrad K, Cooper GS

    Epidemiology Branch, National Institute of Environmental Health Sciences, Research Triangle Park, NC 27709, USA. parks@niehs.nih.gov

    Occupational exposure to silica dust has been examined as a possible risk factor with respect to several systemic autoimmune diseases, including scleroderma, rheumatoid arthritis, systemic lupus erythematosus, and some of the small vessel vasculitidies with renal involvement (e.g., Wegener granulomatosis). Crystalline silica, or quartz, is an abundant mineral found in sand, rock, and soil. High-level exposure to respirable silica dust can cause chronic inflammation and fibrosis in the lung and other organs. Studies of specific occupational groups with high-level silica exposure (e.g., miners) have shown increased rates of autoimmune diseases compared to the expected rates in the general population. However, some clinic- and population-based studies have not demonstrated an association between silica exposure and risk of autoimmune diseases. This lack of effect may be due to the limited statistical power of these studies to examine this association or because the lower- or moderate-level exposures that may be more common in the general population were not considered. Experimental studies demonstrate that silica can act as an adjuvant to nonspecifically enhance the immune response. This is one mechanism by which silica might be involved in the development of autoimmune diseases. Given that several different autoimmune diseases may be associated with silica dust exposure, silica dust may act to promote or accelerate disease development, requiring some other factor to break immune tolerance or initiate autoimmunity. The specific manifestation of this effect may depend on underlying differences in genetic susceptibility or other environmental exposures.

  7. 7 docowl 12, Marzo 2008 alle 4:45 pm

    AUTOIMMUNITA’ ED INQUINANTI AMBIENTALI
    Malgrado le lacune dell’epidemiologia ambientale in tema d’inquinamento ed autoimmunità, ecco che cos’è emerso… da oltre 6 anni.

    Occupational exposures and autoimmune diseases.

    Cooper GS, Miller FW, Germolec DR

    Epidemiology Branch, National Institute of Environmental Health Sciences, Research Triangle Park, NC 27709, USA.

    [Medline record in process]

    Autoimmune diseases are pathologic conditions defined by abnormal autoimmune responses and characterized by immune system reactivity in the form of autoantibodies and T cell responses to self-structures. Here we review the limited but growing epidemiologic and experimental literature pertaining to the association between autoimmune diseases and occupational exposure to silica, solvents, pesticides, and ultraviolet radiation. The strongest associations (i.e., relative risks of 3.0 and higher) have been documented in investigations of silica dust and rheumatoid arthritis, lupus, scleroderma and glomerulonephritis. Weaker associations are seen, however, for solvent exposures (in scleroderma, undifferentiated connective tissue disease, and multiple sclerosis) and for farming or pesticide exposures (in rheumatoid arthritis). Experimental studies suggest two different effects of these exposures: an enhanced proinflammatory (TH1) response (e.g., TNF-alpha and IL-1 cytokine production with T cell activation), and increased apoptosis of lymphocytes leading to exposure to or modification of endogenous proteins and subsequent autoantibody formation. The former is a general mechanism that may be relevant across a spectrum of autoimmune diseases, whereas the latter may be a mechanism more specific to particular diseases (e.g., ultraviolet radiation, Ro autoantibodies, and lupus). Occupational exposures are important risk factors for some autoimmune diseases, but improved exposure assessment methods and better coordination between experimental/animal models and epidemiologic studies are needed to define these risks more precisely.

  8. 8 docowl 16, Marzo 2008 alle 3:56 pm

    Ruolo della individuazione anticorpale in seno alle sindromi autoimmuni:

    Review: The diagnostic role of autoantibodies in the prediction of organ-specific autoimmune diseases.

    Tozzoli R.
    1Laboratorio di Chimica Clinica e Microbiologia, Ospedale Civile, Latisana, Udine, Italy.

    Abstract Due to their pathogenetic role, many serum auto-antibodies can be detected a long time before the clinical onset and during the course of organ-specific autoimmune diseases. For these reasons, autoantibodies can be used as predictive markers of an ongoing disease (in healthy subjects) and of disease activity and severity (in ill patients). The new multiplex diagnostic technologies introduced recently in laboratory medicine allow the simultaneous detection of several different autoantibodies and can be used for screening purposes in open populations or high-risk groups. This review examines the various autoantibodies of demonstrated predictive role in organ-specific autoimmune diseases and it introduces the state-of-the-art in the detection of multiple autoantibodies with proteomic systems. Clin Chem Lab Med 2008;46.

  9. 9 docowl 25, Marzo 2008 alle 4:20 pm

    Interessante innovazione diagnostica che, ancorché sperimentale, potrebbe rivelarsi utilissima.
    Cito dal portale di Fastweb:

    Un pesce per esplorare il corpo umano
    Un pesce trasparente creato in laboratorio permette all’occhio umano di vedere attraverso il corpo dell’animale e di comprendere i meccanismi biologici alla base della vita umana e delle differenti malattie che la colpiscono.
    di Francesco Benincasa
    Sono anni che nei laboratori di genetica di tutto il mondo si compiono studi utilizzando un animale che non è poi così difficile trovare in un comune acquario domestico. Lo zebrafish infatti, o pesce zebra, è un pesce tropicale che si è rivelato come un buon modello per comprendere i meccanismi biologici alla base della vita umana - essendo geneticamente simile agli esseri umani - e delle differenti malattie che la colpiscono.

    Alcune scoperte del passato, come quella della capacità di rigenerare i muscoli cardiaci, avevano già sollevato l’attenzione scientifica e dell’opinione pubblica, attenta alle possibili conseguenze sulla propria salute di eventuali passi in avanti nella ricerca su determinate malattie, nei confronti del pesce zebra, che in questi giorni torna a far parlare di sé per via di una sperimentazione, che si sta compiendo presso il Children’s Hospital di Boston, consistente nel monitoraggio della formazione e dello sviluppo delle metastasi tumorali in un organismo vivente e nello studio sui trapianti di cellule staminali.

    Tutto questo è reso possibile dall’avvenuta creazione in laboratorio di un particolare tipo di pesce zebra, nato dall’incrocio di due ceppi differenti, con la particolarità di mantenere, nell’età adulta, la stessa trasparenza che solitamente hanno le uova di questi animali.

    Mentre infatti gli animali adulti appaiono opachi, questa nuova specie selezionata, chiamata Casper dal professor Richard White – uno dei membri dello Stem Cell Program presso il Children’s Hospital nonché colui che ha creato il pesce trasparente – permette all’occhio umano di vedere attraverso il corpo dell’animale.

    Il metodo classico per studiare le malattie umane negli animali è sempre stato quello di inoculare il morbo all’interno dell’organismo e monitorare la situazione, dovendo uccidere o attendere la morte dell’animale stesso per poterlo dissezionare e studiarne gli effetti.

    Ma per qualche tipo di malattia, in cui i processi all’interno dell’organismo conoscono fasi diverse e spesso mutevoli in maniera veloce, come il cancro, questo era come “scattare una fotografia quando quello di cui si aveva bisogno era possedere un video”, stando alle stesse parole del dottor White.

    La prima fase dell’esperimento è stata quella di inserire nella cavità addominale del pesce un melanoma reso fluorescente, per poter studiare come avvenisse la diffusione delle cellule tumorali all’interno dell’organismo. White ha osservato che le cellule tumorali si propagavano nel giro di cinque giorni, osservando il pesce al microscopio, e ha osservato anche “in diretta” la metastasizzazione delle cellule, una cosa ancora mai sperimentata su un organismo vivente.

    Le cellule del melanoma hanno dimostrato di migrare verso la pelle, e insediarvisi, dopo aver lasciato la cavità addominale, dando prova, come riconosce White, “di non diffondersi nel corpo in maniera casuale, ma di sapere dove andare”.

    La prosecuzione degli studi presuppone ancora il monitoraggio della disseminazione delle cellule tumorali, in modo tale da cercare una via per modificare le cellule tumorali stesse, o le cellule dell’organismo ospitante, così da rendere difficoltosa la strada per il loro insediamento.

    Il pesce inoltre potrebbe fornire risposte interessanti circa i trapianti di cellule staminali del sangue, fornendo ai ricercatori, per la prima volta, la possibilità di osservare l’attività di ogni singola cellula staminale all’interno dell’organismo.

    Gli studi sono finanziati dall’American Society of Clinical Oncology, l’organizzazione Aid for Cancer Research, l’Howard Hughes Medical Institution ed i National Institutes of Health.

  10. 10 docowl 8, Aprile 2008 alle 7:44 pm

    OMEOPATIA E SOCIETA’

    La giornata Mondiale dell’Omeopatia

    Firenze, 10 aprile 2008

    L’APO Italia, unica Associazione Nazionale dei pazienti omeopatici con quasi venti anni di attività istituzionale, al nostro fianco da sempre in difesa sia dei pazienti che scelgono l’omeopatia che di noi medici, sceglie Firenze e la Toscana per festeggiare insieme a noi la giornata mondiale dell’Omeopatia.

    Saranno la Toscana e Firenze i testimoni ufficiali per l’Italia della Giornata Mondiale dell’Omeopatia. Promossa dall’instancabile Associazione Nazionale per l’Omeopatia, APO Italia, fondata nel lontano 1991, la giornata quest’anno rende omaggio a tutti i pazienti che si curano con la medicina omeopatica e ai medici che praticano questa straordinaria disciplina medica in regione Toscana. E come poteva essere altrimenti? Questa terra, sede del Rinascimento nel mondo, si è distinta e si distingue ancora una volta per la sua fuga in avanti, per un nuovo e grande laboratorio di idee e di innovazione. La Toscana, sede del primo progetto di ospedale che vuole l’Omeopatia finanche al letto del paziente ricoverato, gratuita in ospedale e nelle cure domiciliari post-dimissione, accoglie l’APO e la SIOMI, unite insieme per testimoniare il valore della medicina di Hahnemann e della Medicina Integrata. In occasione della giornata mondiale, a Firenze si fonderà la sezione toscana dei Pazienti Omeopatici, APO Toscana che, per gentile concessione dell’Assessore al Diritto alla Salute Enrico Rossi, avrà sede presso il Consiglio Sanitario Regionale, insieme alla Consulta Nazionale per la Medicina Integrata, CONMI. La prestigiosa sede del Monte dei Paschi di Siena nella parte quattrocentesca della città sarà il sobrio teatro della manifestazione che, presenti i pazienti dell’omeopatia, vedrà avvicendarsi al podio dei relatori, la presidente APO Italia Vega Palombi Martorano, la delegata APO Marche Daniela Salvucci, il Presidente Commissione Sanità della Regione, Fabio Roggiolani, primo promotore della Legge 9/07 che ha ufficializzato in Toscana la medicina omeopatica, la fitoterapia e l’agopuntura, la presidente SIOMI Simonetta Bernardini e il Presidente della Consulta Nazionale per la Medicina Integrata Luciano Fonzi, Pro-Rettore per la formazione post-Laurea dell’Università di Siena.

    Fonte: Simonetta Bernardini - Presidente S.I.O.M.I.

  11. 11 docowl 8, Aprile 2008 alle 7:51 pm

    LA REALTA’ NAZIONALE DELLA MEDICINA INTEGRATA

    Consulta Nazionale per la Medicina Integrata

    Martedì, 4 dicembre 2007

    Si è svolta il 4 dicembre, presso la Sala Gigli del Consiglio della Regione Toscana a Firenze, l’assemblea per la costituzione della Consulta Nazionale per la Medicina Integrata. Hanno aderito i rappresentanti delle principali Istituzioni Nazionali coinvolte a vario titolo nel problema delle medicine complementari, in particolare: rappresentanti degli Ordini dei Medici, dei Farmacisti, dei Medici Veterinari regionali e nazionali; rappresentanti degli Assessorati alla Salute, accademici di varie Università Italiane, Presidenti di Società Scientifiche ed Associazioni di agopuntura e medicina tradizionale cinese, fitoterapia, omeopatia, omotossicologia, rappresentanti della Associazione Pazienti Omeopatici, nonché rappresentanti politici. La Consulta ha eletto, nel ruolo di Presidente, il Prof. Luciano Fonzi, Prorettore della Formazione Post-laurea dell’Università di Siena e, come Coordinatore la Dottoressa Maria Grazia Campus, Membro della Commissione di Bioetica della Regione Toscana. A conclusione dei lavori è giunto anche il contributo della Regione Toscana, nella persona del vice-presidente della Giunta regionale, Dr. Federico Gelli. La sede ufficiale della Consulta è stata fissata presso il Consiglio Sanitario Regionale della Toscana in via Taddeo Alderotti, a Firenze. Nel corso dei lavori sono stati discussi ed approvati i punti qualificanti di un documento atto a normare le medicine complementari da inviare al Ministero della Salute, che già si è reso disponibile ad aprire un tavolo di lavoro alla nascente organizzazione. Tale documento rappresenta un insieme di Linee guida condivise da tutti gli attori istituzionali là convenuti al fine di addivenire ad un progetto legislativo che riconosca e regolamenti tali discipline mediche come parte integrante della medicina contemporanea, nello spirito della alleanza terapeutica tipico dei concetti della Medicina Integrata. L’evento di oggi, primo nel suo genere, conclude un percorso iniziato il 26 ottobre a Roma a Palazzo Marini dove gli stessi protagonisti della giornata odierna avevano preso parte ad una manifestazione organizzata dalla Federazione Nazionale dei Verdi, per richiamare il Governo centrale alla necessità non più derogabile di una Legge a tutela della professionalità dei medici che esercitano anche le medicine complementari e soprattutto dei molti milioni di cittadini utenti di tali medicine. La giornata di oggi conclude positivamente un cammino lungo circa venti anni nel corso del quale le SMS e associazioni delle medicine complementari avevano lavorato per il riconoscimento di questi saperi medici in un clima prima di ostilità da parte delle Istituzioni, poi di tolleranza, poi di cauta apertura. Oggi, la costituzione della Consulta sancisce la fine di un periodo storico e l’inizio di una nuova epoca in cui le medicine complementari non saranno più sole ma saranno sostenute dalle Istituzioni. Prende il via dunque un progetto di lavoro comune che potrà ridisegnare lo scenario politico nazionale.

    Istituzioni Nazionali e Regionali

    FNOVI, Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, Sezione Toscana
    Pizzirani Carlo, Vicepresidente Nazionale
    FOFI, Federazione Ordini Farmacisti Italiani - Regione Toscana
    Schiaretti Alberto, Presidente
    Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Cagliari
    Puddu Alberto, Vicepresidente
    Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Firenze
    Panti Antonio, Presidente
    Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Roma
    Falconi Mario, Presidente
    Cosi Dino, Direttore
    Scarpino Vincenzo, Coordinatore Forum MnC
    Ordine dei Farmacisti della Provincia di Bologna
    Franco Cantagalli, Presidente
    SMI, Sindacato dei Medici Italiani
    Del Barone Giuseppe, Presidente
    Commissione Regionale di Bioetica della Regione Toscana
    Bernardini Simonetta
    Campus Maria Grazia
    Istituto Zooprofilattico Regione Lazio e Toscana
    Brajon Giovanni, Responsabile
    Assessorato per le Relazioni Internazionali e per le Autonomie Locali Regione Friuli Venezia Giulia
    Beltrame Enzo, Assessore
    Istituto Zooprofilattico Regione Lazio
    Brizioli Renzo, Direttore
    Centro di Riferimento Regione Toscana per l’Agopuntura ASL11 Empoli
    Firenzuoli Fabio
    Servizio Salute Regione Marche
    Mannucci Fausto
    Assessorato alla Salute Regione Marche
    Mezzolani Almerino
    Commissione per le MnC della Regione Campania
    Pennacchio Rosario, Coordinatore
    Forum Salute Nazionale dei Verdi
    Pizzati Gianni, Responsabile
    Commissione Sanità Regione Toscana
    Roggiolani Fabio, Presidente IV Comm., Responsabile Ufficio Programma Verdi
    Centro di Riferimento Regione Toscana per l’Omeopatia ASL2, Lucca
    Rossi Elio
    Assessorato Diritto alla Salute Regione Toscana
    Rossi Enrico, Assessore

    Università

    Centro Collaborante OMS, Università di Milano
    Sangiorgi Erus
    Dipartimento di Chimica, Università di Firenze
    Dei Andrea
    Facoltà di Farmacia, Università di Siena
    Franchi Gian Gabriele
    Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università “Tor Vergata”, Roma
    Pulcri Roberto, Coordinatore Didattico Master di Agopuntura Clinica
    Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università “G. d’Annunzio”, Chieti
    Santini Gino, Docente Corso di Perfezionamento in Medicina Biointegrata
    Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Siena
    Fonzi Luciano, Prorettore della Formazione Post-laurea
    Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Firenze
    Gensini Gian Franco
    Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Firenze
    Martini Andrea, Vicedirettore Associazione Italiana di Zootecnica Biologica e Biodinamica
    Università Telematica “G. Marconi”
    Paladino Paolo
    Dipartimento Scienze Farmaceutiche, Facoltà di Farmacia,
    Scienza della Nutrizione e della salute, Università della Calabria
    Menechini Francesco

    Enti che rappresentano Medicine Complementari/Non Convenzionali

    AIFF, Associazione Italiana Fitoterapia e Fitofarmacologia
    Iommelli Ottavio, Presidente
    Saudelli Gabriele
    AIOT, Associazione Medica italiana di Omotossicologia
    Pecchioli Eugenio
    AMNCO, Associazione per le Medicine non Convenzionali in Odontoiatria
    Bardaro Salvatore, Presidente
    ANMFIT Associazione Nazionale Medici Fitoterapeuti
    Firenzuoli Fabio, Presidente
    APO Italia, Associazione Pazienti Omeopatici
    Martorano Vega, Presidente
    Salvucci Daniela, Delegata APO Regione Marche
    ASSUM, Associazione per l’Università della Medicina
    Bernardini Mario, Ufficio stampa
    CSOA, Centro Studi Omeopatia Integrata
    Tonello Flavio, Vicepresidente
    DAN-EUROPE: DEFEAT AUTISM NOW! EUROPE
    Verzella Franco, Presidente Europeo
    FISA, Federazione Italiana delle Società di Agopuntura
    Cracolici Franco, Delegato Regionale per la Toscana
    FISM, Federazione delle Società Medico-Scientifiche Italiane
    Natale Nicola, Coordinatore della Commissione MC della FISM
    Gruppo Omeopatico Dulcamara
    Centro Accreditato dalla Faculty of Homeopathy of United Kingdom
    Tonello Flavio, Presidente
    ISDE, Associazione Medici per l’Ambiente Italia
    Bragheri Romano, Vicepresidente
    ISMO, Istituto di studi di Medicina Omeopatica
    Santini Roberto, Direttore
    Santini Gino, Direzione Scientifica
    OLOSMEDICA, Associazione Scientifica Internazionale di Medicina Tradizionale, Complementare e Scienze affini
    Giannotti Giovanni, Presidente
    OMEOMEFAR Regione Puglia
    Del Medico Pasquale, Presidente
    OMOIOS Accademia Italiana di Medicine Tradizionali
    Pulcri Roberto, Direttore
    SAMO, Società Ambulatori Medicina Omeopatica
    Negro Francesco Eugenio, Presidente
    Scuola Superiore Internazionale di Omeopatia Veterinaria “Rita Zanchi”
    Del Francia Franco, Direttore
    Cipollone Bruno, Veterinario omeopatico ASL RomaC
    Pecchia Luca, Medico vetrerinario
    Sciarri Mario, Segretario
    SIA, Società Italiana di Agopuntura
    Cracolici Franco, Vicepresidente
    SIFIT, Società Italiana di Fitoterapia
    Giachetti Daniela, Presidente
    SIOMI, Società Italiana di Omeopatia e Medicina Intergata
    Bernardini Simonetta, Presidente
    SMB, Società Medica di Bioterapie
    Masci Walter, Presidente
    Scuola di Agopuntura Tradizionale della Città di Firenze
    Cracolici Franco, Direttore
    Società italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia
    Bottaccioli Francesco
    UMAB, Unione Medici Agopuntori di Brescia
    Perini Sergio, Presidente
    ZOOBIODI, Associazione Italiana di Zootecnia Biologica e Biodinamica
    Martini Andrea, Vicedirettore

    Fonte: Ufficio Stampa S.I.O.M.I.

  12. 12 docowl 12, Aprile 2008 alle 2:39 pm

    GRUND SYSTEM: LA GRANDE CONNESSIONE

    * Sistema Nervoso Centrale, Sistema Ormonale e Sistema Immunitario risultano fra loro strettamente interconnessi mediante fibre del Sistema Nervoso Autonomo. Trattasi di giunzioni di tipo adrenergico e peptidergico che fuoriescono dal midollo spinale tramite il Sistema Nervoso Simpatico e vanno ad innervare midollo osseo, milza, linfonodi e tessuto linfoide intestinale.
    In questi organi tali fibre si “sfioccano” formando le cosìdette giunzioni neuro-immunitarie.
    Ecco spiegato come le cellule immunocompetenti possano rilevare e comprendere messaggi provenienti dal cervello, grazie alla mediazione del Sistema Nervoso Autonomo. Un’altra via attraverso la quale si sviluppa la reciprocità è dimostrata dalla presenza, entro il Sistema immunitario, di recettori per gli ormoni ipotalamici.

    * La scoperta che l’NGF (Nervous Growth Factor) è presente sia a livello corticale che ipotalamico e che la sua produzione a livello cerebrale è regolata dallo stress, unitamente alla constatazione che linfociti e macrofagi siano in grado di sintetlizzarlo, suggeriscono per questa neurotrofina un fondamentale ruolo di “modulazione sinergica” fra Sistema Nervoso Centrale, Sistema Ormonale e Sistema Immunitario.

    * Queste rivelazioni scientifiche hanno dato origine ad una nuova branca medica: la Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (PNEI) i cui presupposti possono essere riassunti in quattro postulati fondamentali:

    1° Postulato: Gli ormoni posseggono “analogie strutturali” sia con le citolinfochine che con i neuropeptidi;
    2° Postulato: I peptidi vengono prodotti non solo dai neuroni, ma anche da cellule endocrine ed immunitarie;
    3° Postulato: Non solo i tre sistemi comunicano fra di loro, ma lo fanno addirittura in maniera bi-direzionale;
    4° Postulato: Dai primi tre postulati su esposti si evince che la patogenesi delle malattie deve essere intesa come “perturbazione dell’asse PNEI” e, nella fattispecie, delle connessioni CRH-ACTH-CORTISOLO e cioè dell’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene, mercé una causalità multifattoriale: genetica, infettiva, tossica, farmacologica, emozionale.

    Comprendere questa interpretazione causale è della massima importanza sia per i clinici che per gli stessi malati, poiché pone le basi per una traslazione essenziale al paradigma olistico della Medicina Integrata.

  13. 13 docowl 16, Aprile 2008 alle 12:10 pm

    Giusto provvedimento, contro imperizia e/o negligenze reiterate:

    Cassazione, consenso informato non mette al riparo il medico
    Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - Informare un paziente sui rischi dell’intervento o della terapia cui deve essere sottoposto, non mette al riparo il medico da ogni responsabilità. Se il malato muore, il camice bianco finisce comunque sotto processo per omicidio colposo, e non preterintenzionale. A prescindere dal consenso informato. A stabilirlo è una sentenza della Cassazione, secondo cui, al di là del consenso informato, è dovere del medico “tutelare la salute e la vita del paziente e di impedire gli eventi letali”.Secondo i giudici della IV sezione penale della Corte suprema di Cassazione, in questi casi i camici bianchi rispondono delle leggerezze compiute, anche se viene esclusa la premeditazione a uccidere il paziente.

  14. 14 docowl 18, Aprile 2008 alle 7:42 pm

    Come sapete da anni sono membro dell’americana AARDA che accorpa notizie aggiornate in tema di malattie autoimmuni. Per chi fosse interessato ecco il link: http://www.aarda.org/

  15. 15 docowl 25, Aprile 2008 alle 2:08 pm

    Aggiornamento sullo stato attuale dell’Omeopatia a livello mondiale…

    SALUTE. Oggi la prima Giornata europea dell’Omeopatia
    10/04/2008 - 17:14

    BRUXELLES. Si celebra oggi la prima giornata europea dell’Omeopatia. Per questa occasione sono state organizzate diverse iniziative nelle principali capitali europee. A Bruxelles, la ECHAMP (European cohalition on homeopatic and antroposophic medicial products) ha raggruppato le associazioni europee dei medici e dei pazienti omeopati. In Italia è la FIAMO (Federazione Italiana Associazioni Medici Omeopatici) a rilanciare l’iniziativa, insieme all’APO (Associazione pazienti omeopatici), e alla SIOMI, Società Omeopatia e Medicina.

    Ricorre infatti oggi l’anniversario della nascita (nel 1755) del “padre” riconosciuto dell’omeopatia Christian Friedrich Samuel Hahnemann. L’idea è nata durante il congresso del 2003 della Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis il cui vicepresidente italiano è Pietro Federico dell’Istituto di Ricerca Medico Scientifica Omeopatica http://www.irmso.it

    Nell’Unione Europea sono presenti circa 23.000 medici omeopatici, un numero paragonabile a quello dei medici specializzati, ad esempio in neurologia. Circa il 25-40% dei 250.000 medici generici in Europa prescrive farmaci omeopatici saltuariamente, il 6-8% li prescrive regolarmente.

    Circa il 70% delle vendite di medicinali omeopatici sono effettuate in Europa Occidentale. La Francia - con oltre 300 milioni di euro - è il primo mercato mondiale dell’omeopatia, con punte a Parigi, ma anche a Lione e a Bordeaux. Il 40% dei francesi è già stato curato con l’omeopatia, in modo regolare o saltuario e il 74% dei pazienti si sono dichiarati “inclini a curarsi con l’omeopatia se il loro medico lo prescrivesse”.Segue poi la Germania (200 milioni di euro).

    Complessivamente in Italia sono 10 milioni i pazienti omeopatici (50% al Nord, 35% al Centro e 15% al Sud) e 7.000 i medici omeopati. 5.000 sono invece i medici di base che prescrivono cure omeopatiche. Tra le 16.000 farmacie presenti sul territorio nazionale, in 10 anni, sono passate da 2.000 a 7.000 quelle che vendono preparati e medicinali omeopatici.

    La medicina complementare ha guadagnato terreno grazie alla crescente domanda da parte dei medici e del pubblico nella maggioranza dei Paesi Europei negli ultimi anni. Un rapporto della Commissione Europea ha dimostrato che il 29% della popolazione appartenente alla UE, pari a 110 milioni di cittadini europei, conosce l’omeopatia o i farmaci omeopatici. Sempre più persone si rivolgono alla medicina alternativa come risposta ad una minore fiducia nei confronti della medicina convenzionale ed anche grazie ad un più facile uso dei rimedi alternativi. La maggior parte di queste persone tuttavia non abbandona totalmente le medicine convenzionali ma utilizza l’omeopatia e la medicina convenzionale in combinazione.

    Negli Stati Uniti e in alcuni paesi d’Europa, quali la Francia e la Gran Bretagna, esistono strutture ospedaliere che, in modo complementare ai tradizionali metodi terapeutici, hanno integrato la medicina omeopatica al sistema di cure complessivo. Gli ospedali omeopatici più famosi d’Europa sono il Glasgow Homeopathic Hospital e il Royal London Homeopathic Hospital in Inghilterra, insieme a molte altre strutture sanitarie, anch’esse tutte inserite nel Sistema sanitario pubblico britannico (NHS).

    In numerosi paesi l’omeopatia è inserita nell’ambito del sistema sanitario (India, Messico, Brasile) mentre, in altri paesi, la sua pratica è autorizzata ma non legalizzata (Argentina). Nell’Unione Europea, le decisioni degli stati membri relative ai prezzi e al rimborso prevalgono su quelle dell’Unione, conformemente al principio di sussidiarietà.

    In numerosi casi (Francia, Italia, Spagna), la prescrizionedei medicinali omeopatici, come quella di tutti i medicinali, spetta esclusivamente ai medici - sia generici sia specialisti (numerosi pediatri in Italia e in Brasile) - e ad alcuni professionisti del settore sanitario (chirurghi-dentisti, ostetriche, ecc.).

    Nel 2004 la legislazione farmaceutica europea è stata modificata: oggi, la procedura di mutuo riconoscimento, che consente ad uno Stato membro di riconoscere un farmaco che abbia ottenuto la registrazione in un altro Stato membro, viene applicata anche ai farmaci omeopatici di nome.
    In Italia con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del D:L: 219/06 si è data competa attuazione alla direttiva 2001/83/CE le successive direttive di modifica relativa a un codice comunitario concernente i medicinali per uso umano. Si è cosi creata una nuova situazione normativa anche per i medicinali omeopatici e antroposofici, finora assoggettate alle disposizioni del D.L. 185/95.

    Eppure, “Bruxelles non prende sul serio l’omeopatia”, lamenta l’Echamp, la quale rimprovera anche il sistema di registrazione che riguarda solo i farmaci omeopatici da assumere per via orale o da assorbire tramite la pelle, eliminando i preparati iniettabili.

  16. 16 docowl 29, Aprile 2008 alle 9:58 pm

    L’ipertermia come presidio oncologico coadiuvante.

    Fonte: http://www.imbio.it

    IPERTERMIA ONCOLOGICA A RADIOFREQUENZA 13.56 MHz PER IL TRATTAMENTO DI TUMORI

    IPERTERMIA

    Per terapia ipertermica o ipertermia si intende il riscaldamento di tessuti biologici a temperature superiori a quella fisiologica. Il riscaldamento dei tessuti, realizzato attraverso campi elettromagnetici, ha oggi una larga applicazione clinica. Le onde elettromagnetiche utilizzate sono quelle comprese nell’intervallo di frequenze che va dalle microonde alle onde corte, sino alle onde lunghe. Attualmente si usa la frequenza di 13,56 MHz, che permette di ottenere un riscaldamento in profondità dei tessuti trattati in modo non invasivo. La potenza dissipata localmente per ottenere innalzamenti della temperatura (da 41° a 45°C) delle cellule tumorali, corrisponde a valori di SAR di alcune centinaia di W/kg. Arsèned’Arsonval (1851-1940), nel corso dei suoi studi sulle correnti ad alta frequenza, scoprì che una corrente elettrica, alla frequenza di 10kHz o più, produceva una sensazione di calore nell’attraversare i tessuti (diatermia), senza essere accompagnata dalla contrazione muscolare dolorosa, che si verifica a basse frequenze. Era il 1982, anno che segna l’ingresso ufficiale dell’elettromagnetismo nella medicina. Il riscaldamento dei tessuti tramite campi elettromagnetici presenta alcuni vantaggi rispetto alle altre forme di riscaldamento (conduzione, radiazione infrarossa): è possibile agire infatti, anche su tessuti localizzati in profondità. Le principali applicazioni cliniche dell’Ipertermia si hanno nella terapia dei tumori ed in fisioterapia.

    IPERTERMIA IN ONCOLOGIA

    L’Ipertermia, con l’avvento di nuove apparecchiature più performanti, si propone oggi,in patologie selezionate, come possibile scelta terapeutica in campo oncologico, non alternativa,ma in associazione con le terapie tradizionali (chemioterapia e radioterapia). Attraverso l’uso di campi elettromagnetici a radiofrequenza, focalizzati da apposite antenne (Ipertermia transcutanea locoregionale), l’organo bersaglio è riscaldato fino ad una temperatura vicina o superiore ai 43°C, per circa 60 minuti. Il trattamento, cioè il riscaldamento alle temperature suddette, può essere eseguito più volte, secondo i protocolli, non più di tre volte alla settimana, per evitare il fenomeno della termotolleranza, cioè la maggiore resistenza cellulare al calore nelle 48 ore successive alla terapia(46). È possibile anche, con apparecchiature differenti, riscaldare tutto l’organismo (Ipertermia corporea totale) (54) o direttamente le lesioni tumorali, introducendo appositi aghi, sotto guida ecografica, per via transcutanea (Ipertermia interstiziale) (8,9i. L’interesse dell’Ipertermia in oncologia è andato crescendo, in questi ultimi anni. È stato infatti dimostrato che la radioterapia e la chemioterapia, se utilizzate in associazione con trattamenti di Ipertermia, possono avere, a parità di dose, una maggiore efficacia o conservare la stessa efficacia, a dosi inferiori. Il calore potenzia gli effetti della radioterapia e della chemioterapia sul tumore senza aumentare gli effetti collaterali (cioè gli effetti debilitanti su tessuti ed organi sani derivanti dalla citotossicità della chemioterapia e radioterapia), permettendo un significativo miglioramento nel controllo della crescita tumorale. Ciò si è reso possibile dalle caratteristiche della neovascolarizzazione tumorale. Infatti i vasi tumorali, privi dell’impalcatura muscolare, non consentono per mancanza di elasticità, quella vasodilatazione fisiologica che permette un’adeguata dissipazione del calore introdotto. In altri termini, il calore rimane intrappolato nelle lesioni tumorali generando morte cellulare. L’effetto di necrosi avviene per inibizione dell’attività di riproduzione delle cellule neoplastiche, con meccanismo di apoptosi (rottura del DNA) sulle cellule neoplastiche quiescenti, che appaionoi particolarmente sensibili alle alte temperature (7). Recenti studi di biologia molecolare hanno isolato la proteina responsabile dell’inibizione della neo angiogenesi. Identificata come PAI-1, (PAI-ONE) è capace di inibire la formazione di nuovi vasi tumorali tipici dei tumori che danno delle metastasi ed è prodotta dall’endotelio dei vasi sotto l’azione del calore (28,29). Il fenomeno bene si integra con l’azione delle terapie convenzionali (chemio e radioterapia) che espletano la loro azione citotossica sulle cellule in attiva proliferazione. Un altro considerevole vantaggio dell’Ipertermia è costituito dal fatto che la reattività immunitaria del malato tumorale, solitamente depressa dalla malattia stessa e/o dalle cure messe in atto per controllarla, viene potenziata dall’Ipertermia che, mimando il meccanismo di difesa fisiologica rappresentato dalla febbre, provoca la liberazione di sostanze immunoregolatrici (citochine), le quali hanno effetto protettivo per l’organismo del malato. Le cellule tumorali, sotto l’azione del calore producono la proteina dello dhock termico, HSP (HEAT SHOCK PROTEINS). Le HSP a loro volta inducono l’attivazione dei linfociti TH1 che iniziano a produrre IL-2. Le cellule dendritiche producono a loro volta IL-12 e attivano i macrofagi con produzione di IL-1, TNF-alfa, IL-6. Le citochine coinvolte hanno funzione di attivazione delle difese immunitarie di tipo tumorale. TNF-alfa, IL-6 e IL-1 invece tendono a creare uno stato infiammatorio e riduzione delle difese antitumorali. Presso l’Istituto di Medicina Biologica si associa l’immunoterapia con derivati indolici della ghiandola pineale, che modula e amplifica l’attivazione delle citochine antitumorali. La sinergia dei trattamenti combinati di Ipertermia + Chemio, Radioterapia (17) o Immunoterapia (31) può consentire il raggiungimento dello stesso risultato, utilizzando le terapie convenzionali a dosaggi ridotti, con conseguente riduzione dei loro spesso pesanti, effetti collaterali (11). Non va infine dimenticato che, in fase preoperatoria, l’applicazione dell’Ipertermia può ridurre la massa tumorale, facilitando l’opera del chirurgo e consentendo a volte interventi anche in casi che ad una prima valutazione vengono giudicati inoperabili. Le proprietà terapeutiche del calore erano già conosciute nel passato: l’uso dei ferri caldi nella cura del cancro è riportato da Galeno ed Ippocrate e ne esistono tracce anche nel 2000 avanti Cristo. La ricerca di nuove modalità di trattamento che avessero come caratteristica l’assenza pressoché totale di effetti collaterali, ha fatto rinascere l’interesse per l’Ipertermia come modalità terapeutica antitumorale (19), partendo da ricerche di base sui meccanismi con cui il calore è in grado di uccidere le cellule tumorali o renderle più sensibili ad alcuni farmaci ed alle radiazioni (35,36). Negli anni ‘70 sono stati pubblicati numerosi studi biologici, che hanno meglio precisato gli effetti cellulari provocati dal calore (7,11). Questi studi hanno confermato l’efficacia dell’Ipertermia e dimostrato il vantaggio terapeutico derivante dall’associazione con radioterapia e la chemioterapia (14).

    La sperimentazione clinica e l’avvio dei primi studi clinici randomizzati hanno portato alla formazione, in Europa negli Stati Uniti ed in Giappone di società di ipertermia affiliate alle organizzazioni per la ricerca ed il trattamento del cancro. A livello internazionale sono stati completati molti studi biologici sugli effetti del calore, nell’intervallo di temperature compreso tra 42 e 45°C, in associazione con le radiazioni ionizzanti (35). L’integrazione tra ipertermia e radiazioni trae origine dall’attivazione di due diversi

    fenomeni: il calore. Un effetto citotossico diretto, dovuto alle particolari condizioni delle cellule tumorali, caratterizzate da scarsa nutrizione per via vascolare, carenza di ossigeno ed aumentata acidità; e un effetto radiosensibilizzante che consente di utilizzare l’ipertermia come terapia adiuvante per distruggere cellule tumorali radioresistenti. I dati di laboratorio derivanti dalle evidenze sperimentali, hanno mostrato un incremento di efficacia, pari a circa da una e mezzo a tre volte, rispetto all’uso delle sole radiazioni ionizzanti. Dati interessanti provengono dai primi studi clinici sperimentali negli anni ottanta con più di 25.000 tumori trattati. Le evidenze raccolte dai protocolli iniziali Americani ed Europei, testimoniano che la combinazione di calore e radiazioni nel trattamento di carcinomi squamosi del collo (25), di melanomi, e di carcinomi della mammella (18), determina un miglioramento nel controllo locale della malattia. (vedi tav. 1.1). L’interazione tra ipertermia e chemioterapia è più complessa ed è fondata su diversi meccanismi. Uno dei principali effetti del riscaldamento sembra essere l’aumento della permeabilità cellulare, che consente una maggiore possibilità di passaggio di farmaci all’interno della cellula (14). Diversi studi hanno confermato l’efficacia dell‘Ipertermia su grossi tumori della zona addominale e pelvica (14,44,48,53).
    Visti i risultati la terapia è stata inserita nella routine di grossi centri clinici specializzati, particolarmente concentrati in Olanda e Germania, ma presenti anche in tutti i più importanti paesi tra cui l’Italia (Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Napoli, Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano, Unità Operativa Ospedale di Empoli, Unità Ospedaliera di Avellino Epatologia). Allo stato attuale gli organismi che promuovono l’attività sperimentale di Ipertermia, sia tramite protocolli cooperativi (disegnati ed approvati nel quadro delle indicazioni della Dichiarazione di Helsinki), sia con le iniziative per il controllo di qualità (5,24), sono di carattere multinazionale: European Society of Hyperthermic Oncology (ESHO), che raccoglie alcune centinaia di ricercatori (clinici, biologi, fisici ed ingegneri) delle più note e prestigiose istituzioni Europee impegnate nella ricerca sui tumori (6); North American Group, attivo negli Stati Uniti e nel Canada; Japanese Society for Hyperthermic Oncology, che riunisce quasi un migliaio di ricercatori giapponesi; ASSIE - European School of Hyperthermya Vigevano ASSIE - Sede Europea Via Molino delle Armi, 3. Esistono ancora limiti al riscaldamento di tumori di grande volume localizzati in profondità, per la difficoltà di selezionare, indirizzare e controllare adeguatamente il calore (10). Sono in corso di studio e sviluppo macchine complesse, dotate di sistemi di focalizzazione (array
    di dipoli con controllo di fase) della potenza elettromagnetica e di sistemi di controllo della temperatura (4), che promettono un decisivo miglioramento nelle pianificazione e nel controllo dei trattamenti.
    Ciò potrà consentire un ulteriore passo in avanti nella articolata lotta contro il Cancro.

  17. 17 docowl 4, Maggio 2008 alle 5:13 pm

    Cari Amici,
    forse troverete inconsueto questo mio post su un blog apparentemente dedicato a tutt’altra cosa…
    In realtà trovo che questo percorso di consapevolezza rappresenti una via verso la guarigione non solo del corpo, ma anche della mente e dello spirito.
    Come sapete il Buddhismo - qui si tratta in particolare del Rinzai Zen - non è una religione nel senso comune del termine, bensì la via ad un percorso di consapevolezza interiore, quindi conoscerlo non offende nè contrasta alcun altro credo in cui ciascuno è libero di ritrovarsi.
    Vi prego comunque di approfondire questa strada: a me è servito moltissimo, sia sotto il profilo personale che professionale. Con i migliori auguri di una buona lettura… ed eventuale pratica!

    About our Teacher
    Zen Master Thich Nhat Hanh (Thầy)


    Biography

    One of the best known and most respected Zen masters in the world today, poet, and peace and human rights activist, Thich Nhat Hanh (called Thây by his students) has led an extraordinary life. Born in central Vietnam in 1926 he joined the monkshood at the age of sixteen. The Vietnam War confronted the monasteries with the question of whether to adhere to the contemplative life and remain meditating in the monasteries, or to help the villagers suffering under bombings and other devastation of the war. Nhat Hanh was one of those who chose to do both, helping to found the “engaged Buddhism” movement. His life has since been dedicated to the work of inner transformation for the benefit of individuals and society. In Saigon in the early 60s, Thich Nhat Hanh founded the School of Youth Social Service, a grass-roots relief organization that rebuilt bombed villages, set up schools and medical centers, resettled homeless families, and organized agricultural cooperatives. Rallying some 10,000 student volunteers, the SYSS based its work on the Buddhist principles of non-violence and compassionate action. Despite government denunciation of his activity, Nhat Hanh also founded a Buddhist University, a publishing house, and an influential peace activist magazine in Vietnam.
    Zen Master Thich Nhat Hanh
    After visiting the U.S. and Europe in 1966 on a peace mission, he was banned from returning to Vietnam in 1966. On subsequent travels to the U.S., he made the case for peace to federal and Pentagon officials including Robert McNamara. He may have changed the course of U.S. history when he persuaded Martin Luther King, Jr. to oppose the Vietnam War publicly, and so helped to galvanize the peace movement. The following year, King nominated him for the Nobel Peace Prize. Subsequently, Nhat Hanh led the Buddhist delegation to the Paris Peace Talks.
    In 1982 he founded Plum Village, a Buddhist community in exile in France, where he continues his work to alleviate suffering of refugees, boat people, political prisoners, and hungry families in Vietnam and throughout the Third World. He has also received recognition for his work with Vietnam veterans, meditation retreats, and his prolific writings on meditation, mindfulness, and peace. He has published some 85 titles of accessible poems, prose, and prayers, with more than 40 in English, including the best selling Call Me by My True Names, Peace Is Every Step, Being Peace, Touching Peace, Living Buddha Living Christ, Teachings on Love, The Path of Emancipation, and Anger. In September 2001, just a few days after the suicide terrorist attacks on the World Trade Center, he addressed the issues of non-violence and forgiveness in a memorable speech at Riverside Church in New York City. In September of 2003 he addressed members of the US Congress, leading them through a two-day retreat.
    Thich Nhat Hanh continues to live in Plum Village in the meditation community he founded, where he teaches, writes, and gardens; and he leads retreats worldwide on “the art of mindful living.”
    Teachings
    Thich Nhat Hanh’s key teaching is that, through mindfulness, we can learn to live in the present moment instead of in the past and in the future. Dwelling in the present moment is, according to Nhat Hanh, the only way to truly develop peace, both in one’s self and in the world.
    Writing to Thich Nhat Hanh
    If you’d like to write a letter to Thich Nhat Hanh, you can mail it to one of his addresses in Plum Village or send your letter to pvlistening@plumvill.net and we will forward your letter to Thich Nhat Hanh.
    How do you pronounce Thich Nhat Hanh?
    The English pronunciation is: Tik · N’yat · Hawn
    However since Vietnamese is a tonal language, this is only a close approximation for how one would pronounce it in Vietnamese. (His name is sometimes misspelled as Thich Nhat Hahn, Thich Nhat Han, and Thich Nat Han.)
    By his students he is affectionately known as Thay (pronounced “Tay” or “Tie”), which is Vietnamese for “teacher.”
    Courtesy: Parallax Press

    Village des Pruniers - Làng Mai - Deer Park Monastery - Lộc Uyển - Blue Cliff Monastery - Thai Plum Village - Parallax Press - Car Free Day

    Email: PVlistening@plumvill.net - Meyrac Loubès Bernac 47120 France

  18. 18 docowl 8, Maggio 2008 alle 11:52 am

    LE GRANDI FIGURE DELL’OMEOPATIA

    Antoine Nebel, il socratico

    di Luisella Zanino

    Antoine Nebel detto “di Losanna” (1870-1954), figura fondamentale per l’omeopatia del XX secolo, era famoso fra gli amici per la sua pipa, il suo sorriso dolce ed il suo “certo senso” della vita. Un uomo d’altri tempi, semplice ed intuitivo, alla sua originale lettura dell’arte omeopatica si devono tre costituzioni minerali, due nuove diatesi (Tubercolinismo e Cancerinismo) e il concetto di drenaggio. A lui dobbiamo Influenzinum. Pluralista, soleva dire: “Hahnemann ci ha dato l’ossatura: non ne facciamo un’ossificazione”. Grazie alla sua perfetta conoscenza della materia medica, fu in grado di stabilire sequenze di rimedi logiche nella loro evoluzione. Originario di Basilea, dove studia medicina, scopre l’omeopatia grazie al dottor Grubenmann, e si appassiona a questo “nuovo” tipo di terapia. Negli anni 1905-1908 dirige il sanatorio di Davos, dove prescrive trattamenti omeopatici. Nel 1910 si stabilisce a Losanna, che non lascerà più. Lavora molto, la sua clientela è internazionale, semina idee, dà impulsi. È un clinico, un uomo assolutamente pragmatico, quello che oggi si definirebbe “un medico di famiglia” e che nei due secoli precedenti sarebbe stato definito un neo-ippocratico. Confronta continuamente la propria conoscenza dell’omeopatia con quella della medicina del suo tempo. Aperto e curioso, profondamente coinvolto dai malati, fra una visita e l’altra esce in giardino per respirare aria fresca e rendersi pronto al paziente successivo. Ogni sabato apre le sue visite a giovani omeopati, fra i quali Francois André Rouy, Jean Jarricot, Henry Duprat, Léon Vannier. Purtroppo nessuna collaborazione nasce con un altro grande omeopata svizzero, Pierre Schmidt, per il differente orientamento: l’uno pluralista, l’altro uniscista stretto. Nebel concentra i suoi studi su cancro e tubercolosi. Durante la pandemia di influenza Spagnola del 1917/18 cerca un rimedio utilizzando il sangue dei malati, che diverrà l’origine dell’isoterapico “influenzinum”. Fra i suoi discepoli nasce nel 1905 una rivista, “Il propagatore dell’omeopatia”, che diventerà più tardi: “L’omeopatia moderna”. Al contrario dei suoi discepoli, Nebel scrive poco; la sua preoccupazione è piuttosto quella di trasmettere l’insegnamento attraverso l’esperienza diretta o con gli incontri coi colleghi. Le sue comunicazioni ai congressi della Liga Homeopatica sono sempre seguiti da ovazioni. La trasmissione della conoscenza avviene per Nebel attraverso il contatto, la parola, il dibattito, l’esperienza diretta e il confronto. Un atteggiamento socratico, ricco di forza tranquilla, di fiducia nel divenire della scienza.

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