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Ancora sull’omeopatia…

04 Ott
Omeopatia sul piede di guerra
in Italia, chiede riconoscimento
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ANNA MASERA
L’omeopatia italiana è sul piede di guerra, perchè non è ancora riconosciuta come scelta terapeutica non convenzionale, alternativa o quantomeno complementare alla medicina tradizionale, nonostante una precisa direttiva europea del 1992.

«L’Italia sta vivendo un paradosso che lede il diritto alla libertà di scelta terapeutica sancito dalla nostra Costituzione» denuncia un comunicato battagliero sottoscritto dalla Fiamo (Federazione italiana delle associazioni e medici omeopati), l’Aiot (Associazione Italiana Omotossicologia), la Sima (Società Italiana di Medicina Antroposofica) e la Siomi (Società Italiana Omeopatia e Medicina Integrata): «Siamo stanchi della situazione di stallo che ancora vige in Italia» spiega il dottor Pindaro Mattoli, segretario nazionale della Fiamo. «Le omeoterapie sono ostacolate da una burocrazia tipica della pigrizia italica, ma soprattutto da una mentalità contraria alla medicina non convenzionale». In effetti, al contrario degli altri Paesi europei, in Italia dal 1995 non è ancora possibile immettere sul mercato nuovi farmaci omeopatici, non è possibile fare pubblicità al farmaco omeopatico e non è possibile inserire le indicazioni terapeutiche. Eppure l’Italia è il terzo in Europa dopo Francia e Germania nell’utilizzo di farmaci omeopatici: secondo l’ultima indagine del Censis (pubblicata nel gennaio 2009), oltre il 23% degli italiani nel 2008 ha fatto ricorso a medicine non convenzionali o complementari e alternative; oltre dieci milioni di cittadini che, convinti dell’efficacia delle cure non convenzionali, le utilizzano pur sapendo che sono interamente a loro carico. E la federazione degli Ordini dei medici già nel 2002 ha riconosciuto Omeopatia, Omotossicologia, Medicina Antroposofica insieme ad altre sei medicine complementari e alternative come atto medico, mentre alcune facoltà di Medicina e Chirurgia dedicano corsi e master all’omeopatia e alla medicina antroposofica.

«Migliaia di medici italiani – si legge nel documento di protesta – esprimono profonda preoccupazione per la mancata attuazione della Direttiva Europea sui Farmaci, recepita ben tre anni fa. Tutto ciò crea un danno al cittadino, alle aziende, che vedono limitate le proprie risorse per gli investimenti in ricerca medico-scientifica e soprattutto agli oltre 20 mila medici che scelgono di usare i medicinali omeopatici e che, per l’impossibilità di disporre di nuove armi terapeutiche, vedono limitate le proprie possibilità di cura». I rischi? «Che si lasci spazio all’operato di guaritori e ciarlatani, senza garantire l’uguaglianza dei cittadini che scelgono di curarsi con l’omeopatia, l’omotossicologia e la medicina antroposofica» rispondono le associazioni mediche di categoria, che – nonostante ci tengano a sottolineare le rispettive diversità – hanno deciso di comune accordo di lanciare una campagna perché la legge sulle medicine complementari e alternative che le racchiude venga finalmente licenziata in Commissione Sanità e proposta al voto in Parlamento. E invitano i medici prescrittori di medicinali omeopatici a sensibilizzare i loro pazienti sul pericolo che molti dei preparati oggi in commercio non possano più essere disponibili in farmacia.

«In Italia aspettiamo da anni, ma come sempre le priorità sono altre e la discussione in Parlamento slitta da un mandato all’altro» osserva il dottor Alberto Magnetti, medico omeopatico dell’Istituto Omiopatico Italiano a Torino, secondo cui «la realtà della medicina non convenzionale in Italia è un po’ contorta, ma forse rappresenta bene il nostro “stile” nazionale». Poichè in Svizzera lo scorso maggio grazie a una forte pressione popolare è stata modificata la costituzione federale per inserire il principio di libertà di cura con le medicine complementari e alternative, gli addetti ai lavori in Italia sperano di ottenere lo stesso risultato. Ma l’Italia, si sa, non assomiglia gran che alla Svizzera.

Per approfondire e dire la vostra : www.lastampa.it/omeopatia e www.lastampa.it/omotossicologia

QUATTRO DOMANDE A GIOVANNI GORGA
Esperto di omeoterapie e portavoce di Guna, che gestisce il blog www.lastampa.it/omotossicologia
1. Qual è la ragione primaria della protesta?
La Direttiva Europea 219/2006 recepita dal nostro Paese e che deve regolamentare il medicinale omeopatico consentendone appunto la pubblicità, l’introduzione delle indicazioni terapeutiche e la possibilità di registrare nuovi farmaci e farmaci già presenti sul mercato , ancora manca di attuazione effettiva. La mancata attuazione lede i diritti di medici e cittadini utilizzatori dell’omeopatia e imbavaglia l’intero settore produttivo che vede sempre meno risorse per investimenti di ricerca medico-scientifica e per l’occupazione.

2. Quindi il problema è doppio?
Sì. Da una parte la definizione rapida di una legge che regolamenti la professione e la formazione ( attualmente la Commissione Sanità del Senato sta lavorando proprio a questo progetto di Legge) e dall’altra, l’attuazione piena e concreta senza ritardi ulteriori della Direttiva Europea sui Farmaci che regolamenta il “medicinale omeopatico” e che già consentirebbe un grande passo avanti per il nostro Paese. Tra l’altro questo sforzo ci viene proprio chiesto dalla Comunità Europea.

3. Chi è che ostacola il riconoscimento dell’omeopatia come medicina non convenzionale?
E’ un problema soprattutto culturale e di ritardi burocratici tipici nostrani, non di lobby contrarie: Farmindustria, che rappresenta la medicina convenzionale, non risente certo della concorrenza.

4. Perchè, quanto fatturano le omeoterapie in Italia?
Trecento milioni di euro l’anno, cioè neanche il 2 per cento del mercato globale farmaceutico italiano.

 
 

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