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Clinical Trials in Omeopatia

10 Dic

Sono veramente impossibili gli studi clinici controllati in omeopatia?

Fonte: Omeopatia33

di Francesco Macrì

Un altro spunto interessante sulle problematiche relative al rapporto medico-paziente e a ciò che ne può derivare di utile ai fini terapeutici. Negli ultimi anni tanto si è scritto su questo argomento e il rapporto medico-paziente continua ad essere considerato dalla medina “ufficiale” un tema di enorme rilievo nel cui ambito le Medicine Complementari hanno saputo esprimersi con più competenza. Peter Fisher e il suo gruppo (Royal London Homoepathic Hospital) discutono sugli effetti specifici e non specifici di un trattamento terapeutico, essendo i primi quelli direttamente farmacologici e i secondi i rimanenti, segnalando come tale tema sia particolarmente sentito in omeopatia, a causa degli effetti terapeutici favorevoli legati al tipo di rapporto medico-paziente. Nello studio in questione si vuole trovare una risposta a tutta una serie di domande importanti: la consultazione omeopatica in aggiunta al placebo è più efficace del non praticare terapia? La consultazione omeopatica in aggiunta alla terapia omeopatica attiva è più efficace rispetto alla consultazione omeopatica in aggiunta al placebo? La consultazione omeopatica in aggiunta alla terapia omeopatica attiva è più efficace rispetto alla consultazione in aggiunta a terapia nel caso il paziente non sappia se appartiene al gruppo attivo o al placebo?
Per rispondere a queste domande sono stati valutati 75 pazienti adulti con diagnosi di dermatite e suddivisi, secondo randomizzazione, in quattro gruppi trattati nel modo seguente: a) gruppo 1, terapia omeopatica attiva in aperto; b) gruppo 2, terapia omeopatica attiva in doppio cieco; c) gruppo 3, terapia con placebo in doppio cieco; d) gruppo 4, pazienti in attesa di valutazione, senza terapia. Lo studio è durato 12 settimane e ha consentito di valutare effetti specifici della terapia omeopatica (confronto tra i gruppi 2 e 3), effetti specifici e non specifici della terapia omeopatica (confronto tra i gruppi 1 e 4), effetti della cecità (confronto tra i gruppi 1 e 2). La valutazione è stata effettuata considerando un punteggio VAS (Visual Analogue Scale) sulla generalità dei sintomi, un diario con punteggio in 10 punti del sonno, del prurito e delle lesioni cutanee, in aggiunta alla scala di Likert relativa all’uso degli steroidi topici.
I risultati ottenuti non hanno consentito di individuare differenze tra i gruppi, tali da rispondere agli item proposti. Appare interessante comunque segnalare che i pazienti arruolati in cieco tendono a non proseguire lo studio e che i pazienti in aperto mostrano in generale un andamento sfavorevole. Anche se l’impostazione dello studio appare adatta alla valutazione che gli autori si propongono di effettuare, va però sottolineata la scarsa propensione dei pazienti omeopatici a partecipare a studi clinici, soprattutto se condotti in doppio cieco.

Homeopathy, 2006, 95, (4), 215

 
 

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