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Cosa sono le “nanoparticelle”…

27 Dic

Cristiana D. S.

Con il termine nanoparticella si identificano normalmente delle particelle formate da aggregati atomici o molecolari con un diametro compreso – indicativamente -fra 2 e 200 nm.

Per dare un’idea dell’ordine di grandezza, le celle elementari dei cristalli hanno lunghezze dell’ordine di un nanometro; la doppia elica del DNA ha un diametro di circa 2 nm.

Il termine è utilizzato correntemente per indicare nanoaggregati, cioè aggregati molecolari o atomici, con interessanti proprietà chimico-fisiche, che possono essere anche prodotti e utilizzati nelle nanotecnologie.
A volte il termine è utilizzato per indicare particolato ultrafine (in particolare le singole particelle discrete componenti le nanopolveri)
Questo è quanto potete leggere su Wikipedia.

Ma su ecoblog.it ho trovato un post molto interessante ed esemplificativo. Un ragazzo riassume ciò che ha ascoltato ad una conferenza tenuta dai relatori Dott. Stefano Montanari ed Antonietta Gatti, di cui parla anche Beppe Grillo sul suo blog.
I due ricercatori che, grazie ad un particolare microscopio che permette di studiare cellule vive, sono riusciti a dare delle spiegazioni ai mali che tutt’oggi ci colpiscono più frequentemente quali i tumori ed ad altre malattie che finora non sono comprese (sindrome dei balcani, ad esempio).

Che influenza hanno le nanoparticelle sulla salute umana e anzitutto cosa sono le nanoparticelle?
Sono semplicemente delle particelle di natura varia che hanno dimensioni di miliardesimi di metri.
Dallo studio si nota un’interessante presenza di nanoparticelle all’interno non solo del sangue, ma nelle cellule stesse, fino al nucleo.
Queste nanoparticelle hanno la possibilità di entrare nelle cellule e addirittura arrivare al nucleo creando diversi disturbi tra i quali le mutazioni del DNA, ma la cosa più sconvolgente è stato osservare che dette particelle sono sempre presenti nei tumori.
Un passo indietro: quando un corpo estraneo entra nell’organismo questo viene subito bloccato dal sistema immunitario e, nel caso di sostanze organiche (batteri o virus) vengono scisse in componenti più semplici e “digerite”; quando invece l’estraneo in oggetto è inorganico, e quindi non può essere digerito, la questione si complica perché quella particella estranea non può essere eliminata e diventa tanto più nociva quanto più è piccola, perché riesce ad eludere meglio le difese dell’organismo ed entrare più in profondità (ne è stata riscontrata la presenza anche nel liquido seminale ed all’interno degli spermatozoi con conseguenti anomalie nei feti).
Il corpo umano quindi produrrà una sorta di capsula (granuloma) al cui interno rimarrà per tutta la vita dell’individuo questo corpuscolo.
Il fatto di per se non sarebbe nemmeno grave, se non per il fatto che questi granulomi che si formano sono infiammatori ed alla lunga possono dare origine alla formazione di tumori.

Ma andiamo ad analizzare come si formano le nanoparticelle.
La nanoparticelle si formano naturalmente tramite processi fisici meccanici ed è possibile ritrovarli ad esempio nella sabbia, ma anche il mare ed i vulcani sono dei produttori di nanoparticelle.

L’uomo però ne produce in quantità ben maggiori a partire da processi quali la frittura, saldatura, il fumo, le frenate delle auto e l’utilizzo delle stesse auto che provoca usura di pneumatici ed asfalto.
Tutto ciò si deposita anche sulla frutta e verdura che abitualmente consumiamo e sui preparati che da essi derivano.

Tra le altre fonti di nanoparticelle ce ne sono alcune che hanno dell’incredibile: pensate all’amorevole cura di una madre intenta a spolverare il proprio bambino col talco; il talco, proprio per la presenza di polvere così fine contiene una elevata quantità di nanoparticelle ed è quindi molto pericoloso per la salute del neonato come della madre, e frequentemente gli studi di Gatti e Montanari hanno osservato la presenza di talco in numerosi tumori ai polmoni (il talco è stato equiparato all’amianto tanto per essere chiari).
Altro caso riportato è stato quello di un paziente che aveva dei disturbi al ginocchio ed il medico gli aveva prescritto delle infiltrazioni contenenti particelle di oro (antinfiammatorio), purtroppo il paziente in questione è morto a seguito di un tumore al fegato nel quale è stato riscontrato proprio l’oro; quindi, ironia della sorte, mentre si guariva il ginocchio si stava minando la salute del paziente.
Altro caso, quello delle gomme da masticare contenente silicio (i famosi “microgranuli”, per intenderci) che a loro volta vengono ingurgitati, passano nel sangue e rimangono nell’organismo.

Lo studio di questi scienziati ha anche evidenziato una corrispondenza tra l’utilizzo dell’uranio impoverito e la sindrome dei Balcani: questa non è tanto cau sata dall’uranio in se e per se, ma dal fatto che questo elemento provoca delle temperature elevatissime e quindi produce molte micro e nanoparticelle che provocano tutta una serie di malattie.
Stesso discorso per la sindrome delle Torri Gemelle: tutte le polveri che si sono sollevate hanno contaminato le persone sopravvissute, i soccorritori e gli altri abitanti.

Argomento portante è stato l’inceneritore:
queste costruzioni sono delle strutture che, come sappiamo tutti, servono a far sparire la spazzatura.
Altrettanto bene sappiamo però che, per la legge della conservazione della massa, questi rifiuti non spariscono, ma si trasformano.
Non tutti sanno che per smaltire 1 tonnellata di rifiuti (di per se poco inquinanti e poco pericolosi per la salute umana) si utilizza anche dell’acqua e della calce e si inforna il tutto.
Alla fine del processo si formeranno ceneri volatili (di diversa dimensione), ceneri “pesanti” che devono essere smaltite a parte perché rifiuti speciali assieme all’acqua e la calce…tirando le somme si producono 2 tonnellate di rifiuti (tra speciali e volatili).
Tutto questo senza contare la produzione di polveri sottili e di nanoparticelle.

E’ stato anche smentito il famoso filtro antiparticolato che servirebbe a trattenere il PM10 e questo punto credo che meriti maggiore attenzione: il famoso filtro antiparticolato per le autovetture promosso anche dall’Unione Europea è di per se una bufala…se avete pazienza ve lo spiego meglio:
il filtro di per se trattiene le polveri sottili che si sviluppano naturalmente durante la combustione, questo grazie all’insufflazione di ossido di cerio che agglomera le particelle più piccole in forme più facilmente trattenibili dal filtro stesso.
Se fosse così però dopo 200-300 Km saremmo fermi perché il filtro si intaserebbe, allora cosa hanno escogitato:
il filtro funziona solo in zona urbana (il motore si accorge della differenza perchè varia la velocità, il numero di giri ecc), mentre in zone extraurbane lo stesso ossido funziona come disgregatore delle particelle precedentemente formate creando, invece delle PM10, delle PM2.5 o minori che sono più piccole e quindi più nocive.

Concludendo: il filtro antiparticolato non esiste o non è efficace contro le particelle più fini e pericolose che si formano durante la combustione, e le nuove auto che dovrebbero essere meno inquinanti in realtà lo sono di più perché producono particolato più fine e quindi più pericoloso che non viene rilevato perchè tutt’ora si misura il PM10.
La cosa grave di tutto ciò è che si è cercati si aggirare l’ostacolo delle PM10 riducendone le dimensioni ed aumentando la patogenicità.

 
 

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