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Finalmente le staminali “etiche”.

09 Gen

Recente scoperta di scienziati italiani: staminali “etiche” per rigenerare organi e tessuti

Chiara Cinelli

Nel grembo della futura mamma, una preziosa riserva di cellule staminali in grado di rigenerare organi e tessuti o di curare feti malati prima che nascano: è la recente scoperta di un gruppo di ricercatori italiani, coordinato da Giuseppe Novelli, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Tor Vergata di Roma.

Queste cellule vengono prelevate durante la villocentesi, un esame diagnosi prenatale, senza danneggiare l’embrione: ragion per cui possono essere definite “etiche”. Inoltre, le staminali “etiche” possono essere corrette geneticamente, quindi reimpiantate nel feto per curare un eventuale difetto genetico, prima che sia troppo tardi.

La villocentesi è una tecnica ormai consolidata di diagnosi prenatale che consente di prelevare un tessuto, i villi coriali (o trofoblasto) che si forma nelle prime settimane di gravidanza ed è coinvolto nell’impianto fetale, nell’adattamento immunologico della madre al feto, nella connessione vascolare con la circolazione materna, nella nutrizione del feto stesso. Gli scienziati italiani da tempo, studiando il trofoblasto da lunghi anni, sospettavano che al suo interno potesse nascondersi una fonte preziosa di staminali pluripotenti. Le hanno scoperte per la prima volta nei feti di alcune donne, battezzandole “cellule umane multipotenti derivate dal trofoblasto”.

Gli scienziati hanno eseguito tutti i test standard per dimostrare che queste staminali sono “pluripotenti”, cioè possono dare origine a cellule di tutti i tessuti, cellule nervose, muscolari e pancreatiche per esempio. Inoltre queste cellule, inoculate in embrioni di topo, si sono dimostrate capaci di incorporarsi in essi e formare tutti i tessuti come il cervello, il midollo osseo e il fegato.

In futuro queste cellule, una volta corrette, potrebbero essere reimpiantate nel feto per curare il suo difetto. “Inoltre – sostiene Giuseppe Novelli – poiché facilmente prelevabili e conservabili, un giorno si potrebbe pensare a banche ‘prenatali’, come si fa con il cordone ombelicale,  in modo che ciascuno possa disporne per future necessità ”. Potrebbero, così, essere usate per rigenerare organi e tessuti su misura di paziente.

 
 

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