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Linfociti specifici dei metalli: biomarcatori della sensibilità nell’uomo

20 Mar
Vera DM Stejskal (1), Antero Danersund (2), Anders Lindvall (2), Romuald Hudecek (2), Veronica Nordman (1), Amer Yaquob (3,5) Wolfgang Meyer (4), Vilfried Bieger (4), Ulf Lindh (3,5)
1. Dipartimento di Chimica Clinica, Ospedale Danderyd e Istituto Karolinska, Stoccolma, Svezia
2. Dipartimento di Biologia Clinica dei Metalli, Ospedale Universitario Uppsala, Svezia
3. Dipartimento di Oncologia, Radiologia e Immunologia Clinica, Università di Uppsala, Svezia
4. Laboratori di Immunologia Medica, Monaco, Germania
5. Centro per la Biologia dei Metalli a Uppsala, Svezia

Corrispondenza:
Vera Stejskal, professore associato di Immunologia
Dipartimento di Chimica Clinica, Ospedale Danderyd
182 88 Danderyd, Svezia
tel. 0046 8 7552315; fa 0046 8 7550464
Neuroendocrinology Letters 1999; 20:351-364

Abstract
Molti pazienti attribuiscono i loro problemi di salute all’amalgama e ad altri metalli dentali. Negli individui geneticamente suscettibili, il mercurio e l’oro possono agire come agenti che scatenano allergia e reazioni autoimmunitarie. E’ stata esaminata la percentuale di risposte linfocitarie indotte da metalli in 3162 pazienti in 3 laboratori europei usando il test MELISA â, un test ottimizzato per la proliferazione dei linfociti. I pazienti erano affetti da sintomi locali e sistemici attribuiti a restauri dentali. E’ stato studiato l’effetto della rimozione dei metalli dentali in 111 pazienti con ipersensibilità ai metalli e sintomi rassomiglianti alla Sindrome da Fatica Cronica (CFS). Dopo una visita dal dentista, i pazienti hanno deciso di sostituire i loro restauri metallici con materiali non metallici. Sono stati studiati i cambiamenti nella salute e nella reattività linfocitaria in vitro attraverso interviste e un successivo test MELISA â. E’ stata analizzata anche la reattività linfocitaria in 116 pazienti sani senza sintomi di allergia ai metalli. Un numero significativo di pazienti aveva linfociti specifici dei metalli nel sangue e il nichel era il più comune agente sensibilizzante, seguito dal mercurio inorganico, dall’oro, dal fenilmercurio, dal cadmio e dal palladio.

Rispetto alle risposte linfocitarie nei soggetti sani, il gruppo con CFS aveva risposte significativamente più alte verso diversi metalli, soprattutto mercurio inorganico, fenilmercurio e oro. Dopo la rimozione dei metalli dentali, 83 pazienti (76%) hanno riportato un miglioramento della salute a lungo termine, 24 pazienti (22%) hanno riportato una salute uguale e 2 (2%) hanno riportato un peggioramento dei sintomi. Dopo la sostituzione dei metalli dentali, la reattività linfocitaria verso i metalli è diminuita. Suggeriamo che un processo infiammatorio indotto da metalli possa modulare l’asse ipotalamico-pituitario-adrenalinico e scatenare sintomi multipli aspecifici che caratterizzano la CFS e altre patologie croniche come l’Encefalite Mialgica, (ME) e la Sensibilità Chimica Multipla (MCS).

Articolo completo in inglese: http://www.melisa.org/pdf/biomark.pdf

 
 

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