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ORMESI

05 Mag

L’ormesi e la sua relazione con l’omeopatia

di Paolo Bellavite

L’ormesi è un fenomeno biologico, farmacologico e tossicologico evidenziato da una stimolazione a basse dosi e inibizione ad alte dosi da parte di una medesima sostanza; considerando una curva nel tempo, un fenomeno ormetico è rappresentato da un’iniziale diminuzione di attività seguita da una risposta in cui l’attività del sistema trattato supera quella basale. Questo approccio matematico e statistico si applica ad una serie estremamente ampia di fenomeni – dalla medicina all’ecologia – e quindi l’ormesi ha giustamente assunto sempre maggiore rilevanza. L’ormesi ha avuto il grande merito di confutare con evidenze incontrovertibili la visione secondo cui il rapporto tra causa ed effetto sarebbe sempre di tipo lineare; questa confutazione di una vecchia idea ha fatto crollare come in un “domino” tante teorie particolari sbagliate, tra cui la pretesa della farmacologia “convenzionale” di una proporzionalità tra dose di un medicinale e suo effetto clinico. Uno dei massimi studiosi di ormesi, Edward J. Calabrese, fino a non molto tempo fa aveva sostenuto l’incompatibilità con le teorie omeopatiche, spingendosi a dichiarare che l’apparentamento con l’omeopatia (fatto ad esempio da Arndt e Schulz) aveva rappresentato, nel XX secolo, uno degli ostacoli all’accettazione dell’ormesi stessa nel mondo scientifico. Negli ultimi anni, Calabrese e collaboratori hanno iniziato a cambiare questa prospettiva e recentemente un intero fascicolo della rivista “BELLE Newsletter – Human & Experimental Toxicology” è stato dedicato alle relazioni tra omeopatia e ormesi. L’ormesi, parola-concetto che descrive una gran serie di fenomeni naturali e sperimentali, non rappresenta una “spiegazione” dell’omeopatia, perché nessun fenomeno di per sé può costituire una teoria. Ogni fenomeno di ormesi necessita di una sua teoria esplicativa, che individua il “meccanismo” che determina il comportamento paradossale dell’essere vivente nelle precise circostanze in cui è osservato. D’altra parte l’omeopatia è un metodo terapeutico fondato su alcuni principi – la similitudine, le minime dosi, la visione sistemica – che non sono ancora teorie scientifiche ma sono sulla strada per diventarlo. Il problema dell’omeopatia è lo stesso di ogni campo della medicina e della scienza, cioè che ogni teoria per “tenere” necessita di prove sperimentali. E qui avviene l’incontro proprio con l’ormesi, che rivitalizza e “prova” in modo scientificamente ineccepibile la frequenza e la realtà del fenomeno della “inversione degli effetti” di un medicinale secondo le dosi. Certamente, il “simile” omeopatico non è solo questo e le “dosi” omeopatiche non sono solo quelle – basse ma pur sempre “molecolari” – dell’ormesi attualmente accettata. Un altro limite dell’ormesi sta nel fatto che le sostanze “ormetiche” di tipo classico sono quelle che ad alte dosi hanno un effetto tossico, mentre non tutte le materie di partenza usate in omeopatia sono di questo tipo. Ma la strada è aperta e in compagnia di scienziati con mente aperta, competenza metodologica e – cosa non indifferente – capacità di incidenza nell’editoria scientifica, gli omeopati possono percorrerla con maggiore sicurezza.

 
 

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